sabato 27 giugno 2020

COMUNISTI, SOCIALISTI: PE LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA

COMUNISTI, SOCIALISTI : PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Astengo

Intervento scritto presentato per la riunione della Presidenza dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, Roma 1 luglio 2020.

Care compagne e cari compagni,
di seguito si ripropongono le linee portanti di una iniziativa politica, quella del “Dialogo Gramsci _ Matteotti” avviata nei mesi scorsi in precedenza al lockdown nel tentativo di sollevare la questione di una nuova soggettività della sinistra.
Una soggettività che si vorrebbe posta all’altezza della qualità delle contraddizioni con cui ci troviamo a dover fare i conti in questa difficile “modernità”.
Mi permetto , in apertura, una citazione che, almeno a mio giudizio, rende ancora più pregnante la necessità di rifarsi alle radici più importanti e più forti della nostra tradizione storica pur nella piena consapevolezza della fase di mutamento epocale dentro cui ci stiamo trovando.
Scrive Thomas Piketty nel suo recente “Capitale e ideologia”, introducendo la parte terza del suo lavoro:
“La crisi delle società proprietarie tra il 1914 e il 1945 può essere analizzata come la conseguenza di una triplice sfida: una sfida derivante dalle disuguaglianze interne alle società proprietariste europee, che condusse, alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX, al sorgere prima di narrative antagoniste e poi di regimi antagonisti, comunisti e socialdemocratici; una sfida derivante dalle disuguaglianze esterne legate alla contestazione dell’ordine coloniale e ai movimenti indipendentisti che nello stesso periodo divennero sempre più potenti; infine una sfida nazionalista e identitaria, che spinse le potenze europee a radicalizzare la concorrenza reciproca fino a provocare, tra il 1914 e il 1945 la loro stessa autodistruzione in una guerra suicida e genocida. E’ il convergere di queste tre profonde crisi culturali: l’emergere del comunismo e del socialismo, il crepuscolo del colonialismo, il nazionalismo e il razzismo, con specifiche traiettorie di eventi a dar ragione della radicalità della contestazione e della trasformazione osservata”.
Ancora : “ Le disuguaglianze europee,che fino al 1914, erano significativamente più forti che negli Stati Uniti, scendono al di sotto dei livelli statunitensi durante i “gloriosi trent’anni” (les Trente Glorieuses, tra il 1946 e il 1975) e i cinque anni successivi”.
Dal 1980 si registra, invece, un aumento generale delle disuguaglianze con la risalita, sia negli USA sia in Europa, della concentrazione proprietaria.
Quali indicazioni si possono trarre da questo tipo di analisi?:
1) Comunisti e socialisti hanno svolto, nel periodo cruciale del ‘900, una funzione concreta di riduzione delle disuguaglianze pur nella diversità di collocazione dei regimi e delle forze politiche;
2) Questo fatto ha dimostrato il permanere di una radice comune d’intervento politico ben oltre lo sviluppo delle diverse visioni ideologiche e di pratica politica intervenute dalla Rivoluzione d’Ottobre;
3) Nel momento del fallimento (tragico) del tentativo di inveramento statuale compiuto nell’Est europeo e della crisi dei governi e partiti socialdemocratici in occidente con conseguente spostamento di questi verso il neo-liberismo, la curva della disuguaglianza globale è tornata a salire;
4) Si dimostrano così, sintetizzando molto arbitrariamente ma credo individuando anche un filone percorribile: a) come risulti oggettivo il superamento delle divisioni avvenute nel primo trentennio del ‘900; b) un superamento necessario delle antiche divisioni, al fine di rimettere in campo, almeno sul piano europeo, soggettività politiche capaci di rifarsi alla storia ponendo al centro della loro azione la lotta alla disuguaglianza. Una lotta da intendersi come fattore indispensabile per produrre una profonda diversità rispetto al modello di sviluppo capitalistico oggi evoluto nel senso della finanziarizzazione e del controllo dell’informazione, secondo quanto imposto dalle nuove forme di sviluppo tecnologico.
5) Per questo insieme di questioni emerge la necessità di impostare un discorso di nuova soggettività a livello europeo e,per quel che ci compete, nel “caso italiano”. Rispetto all’esistente non si tratta di valutare semplicisticamente un discorso “unitario” ma di vera e propria ricostruzione.
Queste di seguito le linee portanti che abbiamo individuato nel proporre il “Dialogo Gramsci – Matteotti” .
Credo varrebbe la pena discutere in una occasione specifica che l’ARS potrebbe costruire invitando ad un tavolo tutte le forze politiche e culturali esistenti cercando così di mettere in moto un meccanismo PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA.

Da molto tempo la sinistra italiana ha bisogno di avviare un processo di vera e propria ricostruzione.
Alcuni punti fermi di una tale rifondazione sono a nostro avviso ben individuabili e costituiscono i presupposti fondamentali della possibile ripartenza:
1) L’inutilità del mero assemblaggio delle residue forze esistenti e della stanca riproposizione di liste elettorali sempre diverse, ma immancabilmente votate al fallimento;
2) la necessità di richiamarsi ad un patrimonio storico e culturale valido sia sul piano della teoria, sia su quello della dinamica politica, superando in avanti antiche divisioni. Di qui l’impegno ad evitare d’ora in avanti ogni ridicola diatriba sul “aveva ragione questo” o “aveva torto quello”, come ogni pretestuosa richiesta di scuse davanti alla storia (anzi alla Storia) ecc., ecc.;
3) è ora di riavviare, senza anacronistici riferimenti a modelli passati (Bad Godesberg, Epinay, Primavera di Praga: tra l’altro tra loro del tutto diversi) l’elaborazione di un progetto originale che riparta delle contraddizioni e “fratture” fondamentali, incrociandole però con le nuove contraddizioni imposte dal presente. Se da una parte infatti non basta più da sola l’antica “contraddizione principale” fra capitale e lavoro, certo non si può neanche sbilanciare il discorso dall’altra parte, lasciando campo solo a temi pure urgenti come la questione ambientale, peraltro strettamente legata al modo di produzione, o una strategia dei diritti riorganizzata esclusivamente attorno alle questioni di genere, così come non è possibile abbandonare il tema delle grandi migrazioni, delle fughe dalle guerre e da impensabili meccanismi di sfruttamento regalandone la risoluzione a un immaginario superamento delle condizioni di lotta di classe. Occorre invece tornare a pensare insieme i due piani: materiale e immateriale, struttura e sovrastruttura, economia e diritto. Le faglie oggi definite “post- materialiste” devono stare dentro una strategia complessiva di trasformazione dell’esistente. Per dirla con Carlo Marx: “Non basta interpretare il mondo, occorre cambiarlo”;
4) Strettamente connesso a quanto appena detto sui mutati rapporti tra economia e politica, finanza e modello sociale, tecnica e vita civile, è anche lo sfrangiarsi individualistico della società, ma soprattutto la crisi evidente della democrazia, palesatasi dopo il 1989. Allora la fine della Guerra Fredda lungi dall’aprire ad un’epoca di “noia democratica”, ad un mondo pacificato all’insegna del liberalismo/liberismo, aprì piuttosto all’epoca della “guerra infinita” ovvero a modelli equivoci detti di “democrazia del pubblico” o “democrazia recitativa”. Si aprì insomma un’epoca di tensioni planetarie potenzialmente antidemocratiche, fondate sulla scissione tra procedimento elettorale e partecipazione dei cittadini, con l’esercizio del potere popolare messo pericolosamente in discussione. Per questo la rifondazione democratica è oggi più che mai una priorità per una nuova sinistra che voglia essere all’altezza delle sfide del tempo nuovo;
5) La grande novità della fase è stata rappresentata dalla come possa essere possibile nella situazione dell’universalizzazione della contraddizione sanitaria avviare una riflessione su temi delle forme moderne della sovranazionalità e dell’internazionalizzazione.
Da tener conto che i soggetti progressisti e socialisti presenti nei punti che un tempo avevamo definito come i più avanzati nello sviluppo , appaiono intimiditi e quasi silenti nella loro piena fragilità di sistema davanti alla grande difficoltà universale.
Nell’ipotesi di ricostruzione della sinistra che si sta cercando di perseguire è necessario riflettere sulle scelte di fondo che il quadro internazionale ci presenta proprio in questa fase di rapidi e complicati cambiamenti fondati su di uno spostamento d’asse nella qualità delle contraddizioni.
L’universalità della contraddizione sanitaria rappresenta la cartina di tornasole per verificare una urgente necessità di ridefinizione del nostro tradizionale quadro di riferimento, proprio nel momento in cui i colossi del digitale stanno usando il virus per intrecciarsi con la politica e imporre un futuro a loro immagine e somiglianza.
6) della crisi di sistema appena richiamata sono indizio anche alcune pulsioni che pensavamo ormai accantonate, da quelle nazionalistiche, a quelle imperialiste, al ritorno di fantasmi quali il razzismo e il fascismo. Anche tutto questo ovviamente deve essere inquadrato nel contesto del mutamento delle dinamiche internazionali degli ultimi decenni. La fase presenta infatti elementi di emersione di nuovi livelli di confronto tra le grandi potenze e di profonda modificazione del processo di globalizzazione, così come si era presentato alla fine del XX secolo e, successivamente, nella fase della “grande crisi” del 2007. Sotto quest’aspetto il grande tema rimane quello di un rilancio concreto dell’internazionalismo e della prefigurazione di un modello economico e sociale alternativo a quello neoliberista.
Resta per altro per noi chiaro che quella che ci attende non è una operazione di mero valore scientifico, individuare infatti le linee “di frattura” e “di successione” deve servire a meglio preparare il terreno per lo sviluppo del più alto livello possibile di progettualità sistemica.
Comincia da questo punto il tema del socialismo del XXI secolo, nel momento in cui le priorità diventano la sanità, l’istruzione in remoto, la banda larga tanto da farci pensare come l’antica contraddizione principale si sposti sullo “sfruttamento da smart working” e la difesa del pianeta sarebbe proposta attraverso la strutturazione dell’isolamento fisico, base indispensabile per l’auspicato “distanziamento sociale” e l’annullamento della democrazia nelle forme del comando personalistico
Se ancora a cavallo tra il XIX il XX secolo definire cosa fosse il socialismo era abbastanza semplice e la divisione era su come raggiungere l’obiettivo di una società senza classi e con i mezzi di produzione in proprietà collettiva, oggi non solo in quel che resta della sinistra ci sono profonde differenze programmatiche, ma proprio il punto del socialismo è tutt’altro che condiviso. Si tratta dell’ennesima riprova della profondità di una crisi che è politica, teorica, morale, di classi dirigenti.
Di qui l’esigenza, che avvertiamo impellente, di un ripensamento dei fondamenti di una teoria e pratica politica che nel superamento di divisioni ormai antistoriche si ponga il tema essenziale del superamento delle disuguaglianze.
Il superamento di divisioni ormai giudicabili fuori dalla storia e l’elaborazione di una nuova progettualità intesa come presupposto ineludibile per dare sostanza ad un progetto politico ambizioso: un progetto politico che mira a ridare a poveri e sfruttati il loro partito e alla democrazia italiana una soggettività politica indispensabile.
Una soggettività necessaria alla qualità, alla rappresentatività, alla stessa sopravvivenza delle democrazia in Europa e in Italia.

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