COMUNISTI, SOCIALISTI : PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA
di Franco Astengo
Intervento scritto presentato per la
riunione della Presidenza dell’Associazione per il Rinnovamento
della Sinistra, Roma 1 luglio 2020.
Care compagne e cari compagni,
di seguito si ripropongono le linee portanti di
una iniziativa politica, quella del “Dialogo Gramsci _ Matteotti”
avviata nei mesi scorsi in precedenza al lockdown nel tentativo di
sollevare la questione di una nuova soggettività della sinistra.
Una soggettività che si vorrebbe posta
all’altezza della qualità delle contraddizioni con cui ci troviamo
a dover fare i conti in questa difficile “modernità”.
Mi permetto , in apertura, una citazione che,
almeno a mio giudizio, rende ancora più pregnante la necessità di
rifarsi alle radici più importanti e più forti della nostra
tradizione storica pur nella piena consapevolezza della fase di
mutamento epocale dentro cui ci stiamo trovando.
Scrive Thomas Piketty nel suo recente “Capitale
e ideologia”, introducendo la parte terza del suo lavoro:
“La crisi delle società proprietarie tra il
1914 e il 1945 può essere analizzata come la conseguenza di una
triplice sfida: una sfida derivante dalle disuguaglianze interne alle
società proprietariste europee, che condusse, alla fine del XIX
secolo e nella prima metà del XX, al sorgere prima di narrative
antagoniste e poi di regimi antagonisti, comunisti e
socialdemocratici; una sfida derivante dalle disuguaglianze esterne
legate alla contestazione dell’ordine coloniale e ai movimenti
indipendentisti che nello stesso periodo divennero sempre più
potenti; infine una sfida nazionalista e identitaria, che spinse le
potenze europee a radicalizzare la concorrenza reciproca fino a
provocare, tra il 1914 e il 1945 la loro stessa autodistruzione in
una guerra suicida e genocida. E’ il convergere di queste tre
profonde crisi culturali: l’emergere del comunismo e del
socialismo, il crepuscolo del colonialismo, il nazionalismo e il
razzismo, con specifiche traiettorie di eventi a dar ragione della
radicalità della contestazione e della trasformazione osservata”.
Ancora : “ Le
disuguaglianze europee,che fino al 1914, erano significativamente più
forti che negli Stati Uniti, scendono al di sotto dei livelli
statunitensi durante i “gloriosi trent’anni” (les Trente
Glorieuses, tra il 1946 e il 1975) e i cinque anni successivi”.
Dal 1980 si registra,
invece, un aumento generale delle disuguaglianze con la risalita, sia
negli USA sia in Europa, della concentrazione proprietaria.
Quali indicazioni si
possono trarre da questo tipo di analisi?:
1) Comunisti
e socialisti hanno svolto, nel periodo cruciale del ‘900, una
funzione concreta di riduzione delle disuguaglianze pur nella
diversità di collocazione dei regimi e delle forze politiche;
2) Questo
fatto ha dimostrato il permanere di una radice comune d’intervento
politico ben oltre lo sviluppo delle diverse visioni ideologiche e di
pratica politica intervenute dalla Rivoluzione d’Ottobre;
3) Nel
momento del fallimento (tragico) del tentativo di inveramento
statuale compiuto nell’Est europeo e della crisi dei governi e
partiti socialdemocratici in occidente con conseguente spostamento di
questi verso il neo-liberismo, la curva della disuguaglianza globale
è tornata a salire;
4) Si
dimostrano così, sintetizzando molto arbitrariamente ma credo
individuando anche un filone percorribile: a) come
risulti oggettivo il
superamento delle divisioni avvenute nel primo trentennio del ‘900;
b) un superamento necessario delle antiche divisioni, al fine di
rimettere in campo, almeno sul piano europeo, soggettività politiche
capaci di rifarsi alla storia ponendo al centro della loro azione la
lotta alla disuguaglianza. Una lotta da intendersi come fattore
indispensabile per produrre una profonda diversità rispetto al
modello di sviluppo capitalistico oggi evoluto nel senso della
finanziarizzazione e del controllo dell’informazione, secondo
quanto imposto dalle nuove forme di sviluppo tecnologico.
5) Per
questo insieme di questioni emerge la necessità di impostare un
discorso di nuova soggettività a livello europeo e,per quel che ci
compete, nel “caso italiano”. Rispetto all’esistente non si
tratta di valutare semplicisticamente un discorso “unitario” ma
di vera e propria ricostruzione.
Queste
di seguito le linee portanti che abbiamo individuato nel
proporre il
“Dialogo Gramsci – Matteotti” .
Credo
varrebbe la pena discutere in una occasione specifica che l’ARS
potrebbe costruire invitando ad un tavolo tutte le forze politiche e
culturali esistenti cercando così di mettere in moto un meccanismo
PER
LA RICOSTRUZIONE DELLA SINISTRA ITALIANA.
Da molto tempo la
sinistra italiana ha bisogno di avviare un processo di vera e propria
ricostruzione.
Alcuni punti fermi
di una tale rifondazione sono a nostro avviso ben individuabili e
costituiscono i presupposti fondamentali della possibile ripartenza:
1) L’inutilità
del mero assemblaggio delle residue forze esistenti e della stanca
riproposizione di liste elettorali sempre diverse, ma immancabilmente
votate al fallimento;
2) la necessità di
richiamarsi ad un patrimonio storico e culturale valido sia sul piano
della teoria, sia su quello della dinamica politica, superando in
avanti antiche divisioni. Di qui l’impegno ad evitare d’ora in
avanti ogni ridicola diatriba sul “aveva ragione questo” o “aveva
torto quello”, come ogni pretestuosa richiesta di scuse davanti
alla storia (anzi alla Storia) ecc., ecc.;
3) è ora di
riavviare, senza anacronistici riferimenti a modelli passati (Bad
Godesberg, Epinay, Primavera di Praga: tra l’altro tra loro del
tutto diversi) l’elaborazione di un progetto originale che riparta
delle contraddizioni e “fratture” fondamentali, incrociandole
però con le nuove contraddizioni imposte dal presente. Se da una
parte infatti non basta più da sola l’antica “contraddizione
principale” fra capitale e lavoro, certo non si può neanche
sbilanciare il discorso dall’altra parte, lasciando campo solo a
temi pure urgenti come la questione ambientale, peraltro strettamente
legata al modo di produzione, o una strategia dei diritti
riorganizzata esclusivamente attorno alle questioni di genere, così
come non è possibile abbandonare il tema delle grandi migrazioni,
delle fughe dalle guerre e da impensabili meccanismi di sfruttamento
regalandone la risoluzione a un immaginario superamento delle
condizioni di lotta di classe. Occorre invece tornare a pensare
insieme i due piani: materiale e immateriale, struttura e
sovrastruttura, economia e diritto. Le faglie oggi definite “post-
materialiste” devono stare dentro una strategia complessiva di
trasformazione dell’esistente. Per dirla con Carlo Marx: “Non
basta interpretare il mondo, occorre cambiarlo”;
4) Strettamente
connesso a quanto appena detto sui mutati rapporti tra economia e
politica, finanza e modello sociale, tecnica e vita civile, è anche
lo sfrangiarsi individualistico della società, ma soprattutto la
crisi evidente della democrazia, palesatasi dopo il 1989. Allora la
fine della Guerra Fredda lungi dall’aprire ad un’epoca di “noia
democratica”, ad un mondo pacificato all’insegna del
liberalismo/liberismo, aprì piuttosto all’epoca della “guerra
infinita” ovvero a modelli equivoci detti di “democrazia del
pubblico” o “democrazia recitativa”. Si aprì insomma un’epoca
di tensioni planetarie potenzialmente antidemocratiche, fondate sulla
scissione tra procedimento elettorale e partecipazione dei cittadini,
con l’esercizio del potere popolare messo pericolosamente in
discussione. Per questo la rifondazione democratica è oggi più che
mai una priorità per una nuova sinistra che voglia essere
all’altezza delle sfide del tempo nuovo;
5) La grande novità
della fase è stata rappresentata dalla come possa essere possibile
nella situazione dell’universalizzazione della contraddizione
sanitaria avviare una riflessione su temi delle forme moderne della
sovranazionalità e dell’internazionalizzazione.
Da
tener conto che i soggetti progressisti e socialisti presenti nei
punti che un tempo avevamo definito come i più avanzati nello
sviluppo , appaiono intimiditi e quasi silenti nella loro piena
fragilità di sistema davanti alla grande difficoltà universale.
Nell’ipotesi
di ricostruzione della sinistra che si sta cercando di perseguire è
necessario riflettere sulle scelte di fondo che il quadro
internazionale ci presenta proprio in questa fase di rapidi e
complicati cambiamenti fondati su di uno spostamento d’asse nella
qualità delle contraddizioni.
L’universalità
della contraddizione sanitaria rappresenta la cartina di tornasole
per verificare una urgente necessità di ridefinizione del nostro
tradizionale quadro di riferimento, proprio nel momento in cui i
colossi del digitale stanno usando il virus per intrecciarsi con la
politica e imporre un futuro a loro immagine e somiglianza.
6) della crisi di
sistema appena richiamata sono indizio anche alcune pulsioni che
pensavamo ormai accantonate, da quelle nazionalistiche, a quelle
imperialiste, al ritorno di fantasmi quali il razzismo e il fascismo.
Anche tutto questo ovviamente deve essere inquadrato nel contesto del
mutamento delle dinamiche internazionali degli ultimi decenni. La
fase presenta infatti elementi di emersione di nuovi livelli di
confronto tra le grandi potenze e di profonda modificazione del
processo di globalizzazione, così come si era presentato alla fine
del XX secolo e, successivamente, nella fase della “grande crisi”
del 2007. Sotto quest’aspetto il grande tema rimane quello di un
rilancio concreto dell’internazionalismo e della prefigurazione di
un modello economico e sociale alternativo a quello neoliberista.
Resta per altro
per noi chiaro che quella che ci attende non è una operazione di
mero valore scientifico, individuare infatti le linee “di frattura”
e “di successione” deve servire a meglio preparare il terreno per
lo sviluppo del più alto livello possibile di progettualità
sistemica.
Comincia
da questo punto il tema del socialismo del XXI secolo, nel momento in
cui le priorità diventano la sanità, l’istruzione in remoto, la
banda larga tanto da farci pensare come l’antica contraddizione
principale si sposti sullo “sfruttamento da smart working” e la
difesa del pianeta sarebbe proposta attraverso la strutturazione
dell’isolamento fisico, base indispensabile per l’auspicato
“distanziamento sociale” e l’annullamento della democrazia
nelle forme del comando personalistico
Se ancora a
cavallo tra il XIX il XX secolo definire cosa fosse il socialismo era
abbastanza semplice e la divisione era su come raggiungere
l’obiettivo di una società senza classi e con i mezzi di
produzione in proprietà collettiva, oggi non solo in quel che resta
della sinistra ci sono profonde differenze programmatiche, ma proprio
il punto del socialismo è tutt’altro che condiviso. Si tratta
dell’ennesima riprova della profondità di una crisi che è
politica, teorica, morale, di classi dirigenti.
Di qui l’esigenza,
che avvertiamo impellente, di un ripensamento dei fondamenti di una
teoria e pratica politica che nel superamento di divisioni ormai
antistoriche si ponga il tema essenziale del superamento delle
disuguaglianze.
Il superamento di
divisioni ormai giudicabili fuori dalla storia e l’elaborazione di
una nuova progettualità intesa come presupposto ineludibile per dare
sostanza ad un progetto politico ambizioso: un progetto politico che
mira a ridare a poveri e sfruttati il loro partito e alla democrazia
italiana una soggettività politica indispensabile.
Una soggettività
necessaria alla qualità, alla rappresentatività, alla stessa
sopravvivenza delle democrazia in Europa e in Italia.
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