IL RAZZISMO COME REGIME di Franco Astengo
Accade nella storia che le statue degli idoli
siano abbattute ad ogni cambio di regime.
Dopo essere stati elevate dai vincitori di turno
la “Caduta degli dei” avviene al cambio di regime da parte degli
ex-vinti trasformatisi appunto in vincitori.
Non a caso la Bibbia pone divieto di rappresentare
l’immagine di Dio, proprio per evitare che possa accadere ciò che
succedeva alla sorte della rappresentazioni degli idoli, quella di
essere abbattute.
La vanità del genere umano, invece, ha fatto sì
che statue, ritratti,epigrafi, targhe fossero dedicati ai potenti di
turno: generali, imperatori, poeti, capi della rivoluzione e generali
della repressione, di volta in volta nella storia hanno trovato posto
sui piedistalli in mezzo alle piazze e di volta in volta, quando è
capitato, sono rovinati a terra.
In questo senso gli esempi rappresenterebbero,
nella storia, tappe così numerose da consentirci di evitare
citazioni.
E’ il discorso sul revisionismo che appartiene
anche e soprattutto alla storia e alla descrizione del suo divenire
piuttosto che alla descrizione del suo scorrere.
Il revisionismo serve a futura memoria, a
ipotecare il futuro che rimane imperscrutabile e al riguardo del
quale è bene che la memoria collettiva si prepari ad ogni evenienza,
ad ogni possibile salto nella narrazione, ad ogni adattamento del
sistema.
Il revisionismo quasi come la sede dei cantori di
un futuro sempre possibile.
Oggi si sta però verificandosi un fenomeno che
forse possiamo giudicare inedito.
L’abbattimento degli idoli avviene per opera di
chi è ancora nella condizione di “vinto”.
Il razzismo è l’oggetto di questa nuova forma
di iconoclastia.
Le vittime del razzismo abbattono i monumenti dei
generali sudisti, di Cristoforo Colombo, del filantropo commerciante
di schiavi .
Le vittime del razzismo rifiutano addirittura il
buonismo di Hollywood.
Ciò avviene perché la democratica America, così
come tante altre parti del mondo, è considerata come un “regime”
da quella che mi permetto di considerare come la sua minoranza più
importante.
Un”regime del razzismo”.
Razzismo come sfruttamento, razzismo come crescita
dalla disuguaglianza, razzismo come esclusione politica, razzismo
come estrema marginalizzazione sociale.
Il razzismo inteso come fondamento, come elemento
di distinzione nell’identità dalla sua nascita come “Nazione”:
ciò è rimasto nonostante ci sia già stato un Presidente
appartenente alla parte oggetto della distinzione.
Un Presidente però collocato in una evidente
condizione di “liberto”.
Un “regime del razzismo” diverso dal “regime
razzista” apparentemente sconfitto nel caso dell’apartheid
sudafricana.
Una apartheid che continua però nella forma
feroce delle disuguaglianze sociali.
Qui si apre ancora il discorso dell’intreccio
delle fratture da realizzare attorno a quella eterna dello
sfruttamento.
Sul razzismo però si apre un interrogativo: può
essere considerato sfruttamento oppure “condizione umana”?
La riflessione si può ampliare all’insieme
delle democrazie mature che tengono dentro il loro “ubi consistam”
tante forme di razzismo, compresa quella della differenza di genere.
Anche la differenza di genere può essere
considerata “condizione umana”?
Fin qui banalità ma veramente ci troviamo dentro
a un fluire della storia nel corso della quale si erge a regime il
dominio della differenza più forte che decide di farsi riconoscere
quale “totus” escludendo gli altri ed evocando la propria
insindacabile supremazia, per via del colore della pelle o
dell’essere maschio piuttosto che femmina.
L’attualità dell’abbattimento degli idoli
assume così la veste di una ribellione verso il dominio di un regime
non proclamato ma reale, costantemente presente nella vita
quotidiana, che sta sul collo di chi lo subisce.
Flavio Baroncelli scrisse qualche anno fa, prima
di lasciarci prematuramente, “il Razzismo è una gaffe”: credo
che quel titolo debba essere idealmente corretto con “Il Razzismo è
un Regime”.
Un Regime oppressivo e totalitario perché
fenomeno espressione di un modo d’essere prima ancora che fatto
culturale e politico .
Così il razzismo come “modo d’essere”diventa
il punto di continuità di una soffocante prevaricazione che percorre
il mondo, tutto intero, senza eccezioni per le diverse forme di Stato
e di Governo.
La Liberazione non può consistere nel rituale
abbattimento degli idoli e ognuno la deve cercare, prima di tutto,
dentro di sé per comunicarla agli altri.
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