INTRECCI di Franco Astengo
Non sarà possibile limitarci a
riprendere semplicemente il cammino dell’utopia legata ad un
futuribile taglio del nodo gordiano della disuguaglianza e dello
sfruttamento.
Siamo di fronte a connessioni poste sul
piano economico, culturale, sociale che riguarderanno la necessità
di ripensare il nostro modo di vivere.
Le cose cambieranno prima di tutto per via del combinato disposto
tra ciò che ci verrà imposto dalla paura del dopo emergenza con
l’uso sempre più intenso di strumenti tecnologici attraverso i
quali necessariamente affronteremo le contraddizioni della
quotidianità.La prima conseguenza di questo fatto sarà quella di un allargamento complessivo delle disuguaglianze sociali.
Nel corso di questi mesi scanditi dalla drammaticità di eventi incontrollabili abbiamo subito, prima di tutto, la retorica di un’informazione oscillante tra l’enfasi del fare ascolto e /o aumentare il numero di lettrici e lettori e la minimizzazione dei fatti, considerata necessaria per scongiurare un possibile panico di massa.
Nello stesso tempo ci siamo accorti di quanto si sia spostato l’asse di riferimento collettivo circa l’apprendere notizie e conoscere opinioni: tutto è stato ricondotto a terra ed è diventato oggetto di dibattito da talk – show o da social network.
Competenza e autorevolezza sono scomparse.
La politica ha oscillato tra
l’incertezza del dirigersi verso le opinioni difformi e la
concentrazione del potere e la limitazione di democrazia che sono
state imposte. Il potere alla fine si è mosso in una maniera avulsa
dal principio di aggregazione di un consenso ragionato in termini di
confronto democratico ma soltanto seguendo modelli di mera
propaganda.
Così abbiamo avuto reazioni da gregge senza immunità e soltanto
il timore del contagio e la rassegnazione derivante dal non vedere
soluzioni alternative hanno consentito di far reggere a fatica
un’ordine fondato sull’assenza di partecipazione e di iniziativa.E’ quindi il caso di rivolgerci una domanda: i punti che seguono in questo testo (ancora sommariamente raccolti e del tutto carenti nell’esposizione) possono rappresentare gli elementi sui quali fondare una nuova progettualità che si potrebbe definire “democratica dell’uguaglianza sociale”?
1) Se davvero si vorrà mutare stile
di vita concentrando risorse fuori dal circuito fin qui vincente del
consumismo e dell’individualismo competitivo e delineando per
contro un “socialismo delle finitudine” si dovrà allora entrare
nel merito delle nuove forme possibili di vita imposte dall’emergere
della civiltà digitale. La democrazia dovrà studiare come orientare
e regolare l’utilizzo della data economy; come reagire allo
straniamento che provocherà il boom del commercio online, della
chiusura dei negozi, della robotizzazione, della caduta dei posti di
lavoro, del trionfo dei social network. L’interrogativo di fondo
riguarderà il come, nell’economia dell’online, il cambiamento
della domanda modificherà l’offerta non solo sul piano
strettamente produttivo e di conseguenza commerciale. Intanto sembra
cambiare anche l’ordine di priorità nella grande battaglia per il
predominio militare ed energetico in una dimensione globale di
ritorno alla competizione geo politica magari sotto forma di un neo –
bipolarismo che dalle nostre parti potrebbe rilanciare anche l’antica
appartenenza al “ciclo atlantico”. Un ritorno d’appartenenza
che potrebbe rappresentare l’effettivo snodo cruciale per l’Unione
Europea;
2) La fine della privacy. Emerge a
questo proposito un punto distintivo che riguarda la democrazia
politica , il rapporto tra la libertà individuale e l’utilizzo
della tecnologia elettronica da parte dei poteri pubblici. Assodato
che non dovrà essere possibile delegare l’esercizio dell’agire
politico al web nella sola funzione del comando, sarà necessario
trasformare in una nostra bandiera un’efficace sintesi già
elaborata: “Quanto contribuisce a tracciare le identità
digitali delle persone appartiene alle persone e non alle
piattaforme”
3) La questione dello Stato dovrà
essere posta in relazione alle esigenze di sovranazionalità che si
sono poste in evidenza proprio nella situazione dell’isolamento
pandemico . Si tratta di cercare di ricomprendere ciò che affermò
Giovanni Sartori in un suo intervento del 1993: “Il punto è che
se entra in gioco tutto il mondo, allora tutti i paesaggi e gli
scenari cui siamo abituati cambiano. Il vicino e il lontano spostano
ormai poco e la distanza non ci protegge più”. Così
pare proprio mutare anche lo stesso concetto di “cessione di
sovranità” come è stato analizzato negli ultimi decenni. Tutto
ciò
avviene, è
bene ricordarlo,
in una fase di forte crisi della democrazia liberale. In
questa crisi
non
emergerà necessariamente un
forte movimento capace di reclamare “più socialismo”, al massimo
sembrano
prendere una qualche consistenza
pulsioni solidaristiche di stampo umanitario;
4) L’intreccio
tra politica e vita biologica e il
mutato rapporto tra autonomia della scienza e della tecnica (con
evidente priorità per il tema
sanitario)
ha finito con il porre per intero il tema della relazione tra
la tecnologia
e
i diversi livelli di decisionalità politica,
al centro come in periferia. Il
governo
delle cose non può essere demandato alla volontà di potenza di chi
detiene il dominio di una tecnologia che punta esclusivamente
all’estetica dell’apparire.;
5) Il
tema della capacità cognitiva, in termini globali di formazione,
informazione, capacità di trasmissione di notizie e cultura e quindi
di educazione globale. Sotto questo aspetto Vincenzo Vita in un suo
articolo relativo al destino della carta stampata
ha
delineato
uno scenario di “americanizzazione” con il baricentro sull’online
e il
cartaceo
ridotto
a
edizioni riservate soltanto alle élite (anche
dal punto di vista del costo).
Una situazione che dovrà indicarci come sarà
necessario battersi
per denunciare
l’insufficienza nel reclamare il
solo diritto all’informazione;
6) Su
tutto questo ordine di questioni sovrasta l’interrogativo
riguardante quali forme potrà assumere l’agire politico. E’
evidente che occorre pensare a una prospettiva di “allargamento
democratico” tenendo conto dell’emergere di un insieme di lotte
portate avanti sul piano economico e sociale che
non saranno
necessariamente definibili
dentro quell’orizzonte “di classe” come è stato inteso
nella nostra tradizione.
Entreranno in gioco in maniera più determinata che
non nel
passato le questioni di conflitto generazionale,di
genere,
di necessità
di risposta a nuove
forme di soffocamento dei
diritti, di
rapporto tra consumo del pianeta in termini complessivi di suolo e di
risorse naturali e la stessa prospettiva di vivibilità del genere
umano;
Assisteremo
alla necessità di ridisegnare il quadro dei rapporti sociali e dei
soggetti di mediazione .Un impegno da assumere orientandosi con decisione verso le coordinate possibili di un modello ben diverso da quello distrutto dal sorgere dell’emergenza.
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