domenica 26 aprile 2020

INTRECCI

INTRECCI di Franco Astengo



Se intendiamo portare avanti quell’ipotesi di progetto di ricostruzione a sinistra sulla quale ci siamo soffermati nei mesi precedenti alla fase di isolamento provocato dall’emergenza sanitaria, allora dobbiamo trovare la capacità di aprire spazi di riflessione adeguati attorno agli inediti intrecci che nel frattempo si sono avviluppati in maniera apparentemente inestricabile.
Non sarà possibile limitarci a riprendere semplicemente il cammino dell’utopia legata ad un futuribile taglio del nodo gordiano della disuguaglianza e dello sfruttamento.
Siamo di fronte a connessioni poste sul piano economico, culturale, sociale che riguarderanno la necessità di ripensare il nostro modo di vivere.
Le cose cambieranno prima di tutto per via del combinato disposto tra ciò che ci verrà imposto dalla paura del dopo emergenza con l’uso sempre più intenso di strumenti tecnologici attraverso i quali necessariamente affronteremo le contraddizioni della quotidianità.
La prima conseguenza di questo fatto sarà quella di un allargamento complessivo delle disuguaglianze sociali.
Nel corso di questi mesi scanditi dalla drammaticità di eventi incontrollabili abbiamo subito, prima di tutto, la retorica di un’informazione oscillante tra l’enfasi del fare ascolto e /o aumentare il numero di lettrici e lettori e la minimizzazione dei fatti, considerata necessaria per scongiurare un possibile panico di massa.
Nello stesso tempo ci siamo accorti di quanto si sia spostato l’asse di riferimento collettivo circa l’apprendere notizie e conoscere opinioni: tutto è stato ricondotto a terra ed è diventato oggetto di dibattito da talk – show o da social network.
Competenza e autorevolezza sono scomparse.
La politica ha oscillato tra l’incertezza del dirigersi verso le opinioni difformi e la concentrazione del potere e la limitazione di democrazia che sono state imposte. Il potere alla fine si è mosso in una maniera avulsa dal principio di aggregazione di un consenso ragionato in termini di confronto democratico ma soltanto seguendo modelli di mera propaganda.
Così abbiamo avuto reazioni da gregge senza immunità e soltanto il timore del contagio e la rassegnazione derivante dal non vedere soluzioni alternative hanno consentito di far reggere a fatica un’ordine fondato sull’assenza di partecipazione e di iniziativa.
E’ quindi il caso di rivolgerci una domanda: i punti che seguono in questo testo (ancora sommariamente raccolti e del tutto carenti nell’esposizione) possono rappresentare gli elementi sui quali fondare una nuova progettualità che si potrebbe definire “democratica dell’uguaglianza sociale”?
1) Se davvero si vorrà mutare stile di vita concentrando risorse fuori dal circuito fin qui vincente del consumismo e dell’individualismo competitivo e delineando per contro un “socialismo delle finitudine” si dovrà allora entrare nel merito delle nuove forme possibili di vita imposte dall’emergere della civiltà digitale. La democrazia dovrà studiare come orientare e regolare l’utilizzo della data economy; come reagire allo straniamento che provocherà il boom del commercio online, della chiusura dei negozi, della robotizzazione, della caduta dei posti di lavoro, del trionfo dei social network. L’interrogativo di fondo riguarderà il come, nell’economia dell’online, il cambiamento della domanda modificherà l’offerta non solo sul piano strettamente produttivo e di conseguenza commerciale. Intanto sembra cambiare anche l’ordine di priorità nella grande battaglia per il predominio militare ed energetico in una dimensione globale di ritorno alla competizione geo politica magari sotto forma di un neo – bipolarismo che dalle nostre parti potrebbe rilanciare anche l’antica appartenenza al “ciclo atlantico”. Un ritorno d’appartenenza che potrebbe rappresentare l’effettivo snodo cruciale per l’Unione Europea;
2) La fine della privacy. Emerge a questo proposito un punto distintivo che riguarda la democrazia politica , il rapporto tra la libertà individuale e l’utilizzo della tecnologia elettronica da parte dei poteri pubblici. Assodato che non dovrà essere possibile delegare l’esercizio dell’agire politico al web nella sola funzione del comando, sarà necessario trasformare in una nostra bandiera un’efficace sintesi già elaborata: “Quanto contribuisce a tracciare le identità digitali delle persone appartiene alle persone e non alle piattaforme”
3) La questione dello Stato dovrà essere posta in relazione alle esigenze di sovranazionalità che si sono poste in evidenza proprio nella situazione dell’isolamento pandemico . Si tratta di cercare di ricomprendere ciò che affermò Giovanni Sartori in un suo intervento del 1993: “Il punto è che se entra in gioco tutto il mondo, allora tutti i paesaggi e gli scenari cui siamo abituati cambiano. Il vicino e il lontano spostano ormai poco e la distanza non ci protegge più”. Così pare proprio mutare anche lo stesso concetto di “cessione di sovranità” come è stato analizzato negli ultimi decenni. Tutto ciò avviene, è bene ricordarlo, in una fase di forte crisi della democrazia liberale. In questa crisi non emergerà necessariamente un forte movimento capace di reclamare “più socialismo”, al massimo sembrano prendere una qualche consistenza pulsioni solidaristiche di stampo umanitario;
4) L’intreccio tra politica e vita biologica e il mutato rapporto tra autonomia della scienza e della tecnica (con evidente priorità per il tema sanitario) ha finito con il porre per intero il tema della relazione tra la tecnologia e i diversi livelli di decisionalità politica, al centro come in periferia. Il governo delle cose non può essere demandato alla volontà di potenza di chi detiene il dominio di una tecnologia che punta esclusivamente all’estetica dell’apparire.;
5) Il tema della capacità cognitiva, in termini globali di formazione, informazione, capacità di trasmissione di notizie e cultura e quindi di educazione globale. Sotto questo aspetto Vincenzo Vita in un suo articolo relativo al destino della carta stampata ha delineato uno scenario di “americanizzazione” con il baricentro sull’online e il cartaceo ridotto a edizioni riservate soltanto alle élite (anche dal punto di vista del costo). Una situazione che dovrà indicarci come sarà necessario battersi per denunciare l’insufficienza nel reclamare il solo diritto all’informazione;
6) Su tutto questo ordine di questioni sovrasta l’interrogativo riguardante quali forme potrà assumere l’agire politico. E’ evidente che occorre pensare a una prospettiva di “allargamento democratico” tenendo conto dell’emergere di un insieme di lotte portate avanti sul piano economico e sociale che non saranno necessariamente definibili dentro quell’orizzonte “di classe” come è stato inteso nella nostra tradizione. Entreranno in gioco in maniera più determinata che non nel passato le questioni di conflitto generazionale,di genere, di necessità di risposta a nuove forme di soffocamento dei diritti, di rapporto tra consumo del pianeta in termini complessivi di suolo e di risorse naturali e la stessa prospettiva di vivibilità del genere umano;
Assisteremo alla necessità di ridisegnare il quadro dei rapporti sociali e dei soggetti di mediazione .
Un impegno da assumere orientandosi con decisione verso le coordinate possibili di un modello ben diverso da quello distrutto dal sorgere dell’emergenza.

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