PROPOSTA DI RIFLESSIONE PER IL REFERENDUM DEL 29 MARZO di Franco Astengo
La
nostra partecipazione alla campagna che si svolgerà in vista del
voto del 29 marzo per il referendum confermativo sulla legge che
riduce il numero dei parlamentari proporrà con forza l’intenzione
di un rilancio della democrazia costituzionale e non si limiterà
alla necessaria indicazione di voto per il “NO”.
Il quadro generale di riferimento all’interno del quale il provvedimento è stato approvato è sicuramente identificabile come di natura semplicisticamente demagogica e l’idea della riduzione dei costi della politica, a conti fatti, si è rivelata perlomeno di modesta entità.
Un contesto ben diverso da quello nel quale, a suo tempo, la sinistra si trovò a dover operare quando si trattò di affrontare questa materia proponendo sia una riduzione nel numero degli eletti alla Camera sia il monocameralismo inteso come soluzione avanzata rispetto al tipo di bicameralismo paritario ancora oggi vigente.
Nel frattempo sono cresciute le spinte verso la considerazione di uno spostamento dell’agire politico nel quale si consideri come fine esaustivo l’approdo alla governabilità determinando forti squilibri nel rapporto tra legislativo ed esecutivo, quasi in una sorta di annullamento della classica divisione dei poteri .
La conseguenza di questo stato di cose è stata quella di una riduzione secca nei margini di agibilità democratica e nella relazione tra politica e società.
Per come si presenta l’articolato legislativo che sarà sottoposto alla prova referendaria i temi di maggior peso sul piano del riferimento istituzionale sono sicuramente quelli della capacità del Parlamento di esprimere un adeguato livello di rappresentanza politica e territoriale .
In sostanza si sta aumentando anche sul piano fisico la distanza tra gli eletti ed elettrici ed elettori.
Sotto quest’aspetto la legge, approvata tra l’altro senza essere accompagnata da un progetto di una nuova formula elettorale, presenta profili di (almeno) dubbia costituzionalità.
Si tratta allora di aprire un grande confronto pubblico sulle grandi questioni aperte dalla evidente difficoltà che incontra la democrazia liberale stretta tra il richiamo populista e il salto nel buio proposto dall’evocazione di una “democrazia illiberale”.
Questi i punti di sofferenza dell’impianto democratico cui fornire una risposta di respiro innovativo:
1) Istituzioni e potere nelle società complesse;
2) Relazione tra principio di maggioranza e qualità sociale delle scelte politiche;
3) Tema della nazionalità.
La riduzione nel numero dei parlamentari è stato invece affrontata in una visione di indebolimento delle assemblee rappresentative, con una previsione di un ruolo di un governo prepotente verso i consessi elettivi (fatto che si sta verificando anche a livello di istituzioni regionali e locali).
Dobbiamo con urgenza tornare ai nostri principi costituzionali.
Principi costituzionali compresi in una logica di potere policentrico capace di promuovere un rapporto diretto tra suffragio universale e governi a tutti i livelli.
Il “NO” nel referendum confermativo non può essere inteso come fattore meramente conservativo dello “status quo” ma bensì come punto di partenza per riportare in primo piano la politica come fattore determinante della rappresentanza sociale : soltanto così sarà possibile porci nuovamente in linea con la Costituzione repubblicana che intendiamo non soltanto difendere ma riaffermare con grande forza nei suoi principi fondamentali.
Il quadro generale di riferimento all’interno del quale il provvedimento è stato approvato è sicuramente identificabile come di natura semplicisticamente demagogica e l’idea della riduzione dei costi della politica, a conti fatti, si è rivelata perlomeno di modesta entità.
Un contesto ben diverso da quello nel quale, a suo tempo, la sinistra si trovò a dover operare quando si trattò di affrontare questa materia proponendo sia una riduzione nel numero degli eletti alla Camera sia il monocameralismo inteso come soluzione avanzata rispetto al tipo di bicameralismo paritario ancora oggi vigente.
Nel frattempo sono cresciute le spinte verso la considerazione di uno spostamento dell’agire politico nel quale si consideri come fine esaustivo l’approdo alla governabilità determinando forti squilibri nel rapporto tra legislativo ed esecutivo, quasi in una sorta di annullamento della classica divisione dei poteri .
La conseguenza di questo stato di cose è stata quella di una riduzione secca nei margini di agibilità democratica e nella relazione tra politica e società.
Per come si presenta l’articolato legislativo che sarà sottoposto alla prova referendaria i temi di maggior peso sul piano del riferimento istituzionale sono sicuramente quelli della capacità del Parlamento di esprimere un adeguato livello di rappresentanza politica e territoriale .
In sostanza si sta aumentando anche sul piano fisico la distanza tra gli eletti ed elettrici ed elettori.
Sotto quest’aspetto la legge, approvata tra l’altro senza essere accompagnata da un progetto di una nuova formula elettorale, presenta profili di (almeno) dubbia costituzionalità.
Si tratta allora di aprire un grande confronto pubblico sulle grandi questioni aperte dalla evidente difficoltà che incontra la democrazia liberale stretta tra il richiamo populista e il salto nel buio proposto dall’evocazione di una “democrazia illiberale”.
Questi i punti di sofferenza dell’impianto democratico cui fornire una risposta di respiro innovativo:
1) Istituzioni e potere nelle società complesse;
2) Relazione tra principio di maggioranza e qualità sociale delle scelte politiche;
3) Tema della nazionalità.
La riduzione nel numero dei parlamentari è stato invece affrontata in una visione di indebolimento delle assemblee rappresentative, con una previsione di un ruolo di un governo prepotente verso i consessi elettivi (fatto che si sta verificando anche a livello di istituzioni regionali e locali).
Dobbiamo con urgenza tornare ai nostri principi costituzionali.
Principi costituzionali compresi in una logica di potere policentrico capace di promuovere un rapporto diretto tra suffragio universale e governi a tutti i livelli.
Il “NO” nel referendum confermativo non può essere inteso come fattore meramente conservativo dello “status quo” ma bensì come punto di partenza per riportare in primo piano la politica come fattore determinante della rappresentanza sociale : soltanto così sarà possibile porci nuovamente in linea con la Costituzione repubblicana che intendiamo non soltanto difendere ma riaffermare con grande forza nei suoi principi fondamentali.
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