IL NO NEL REFERENDUM COME
ANCORAGGIO DEMOCRATICO di Franco Astengo
Ricapitolando
in pillole:
1) L’attuale
governo nasce sulla base di una operazione esclusivamente
trasformista con il passaggio da un’alleanza con un partito di
estrema destra seminante nel Paese odio razzistico stipulata da parte
del partito o Movimento ancora di maggioranza relativa in Parlamento
a un’alleanza da parte dello stesso partito o MoVimento con
soggetti auto dichiarati di centro – sinistra, fra i quali una
forza (Le U) parzialmente frutto di una scissione avvenuta
formalmente “a sinistra” del PD. Scissione nella quale erano
confluiti una parte dei maggiori dirigenti provenienti dalle varie
sigle succedutesi alla liquidazione del PCI (PDS, DS). Obiettivo
dell’operazione trasformistica di varo del nuovo governo: fermare
l’estrema destra revanscista il cui leader, al momento dei fatti,
stava chiedendo i pieni poteri comiziando da varie spiagge. Pieni
poteri che sarebbero serviti soprattutto a chiudere i porti a navi
sulle quali erano imbarcati i protagonisti di una assolutamente
ipotetica invasione di migranti. Invasione inventata esclusivamente a
uso propaganda. L’operazione di fermare questa destra pericolosa è
riuscita ma a quale prezzo? Tornando alla ferragostana formazione del
governo deve essere ricordato come preliminare da parte del partner
di governo direttamente proveniente dall’alleanza con la destra sia
stata la richiesta al partner presuntivamente di centro – sinistra
di ridurre la rappresentatività politica e il ruolo del Parlamento
attraverso una riduzione “lineare” nel numero dei componenti le
Assemblee legislative;
2) In
perfetta continuità ha assunto la Presidenza del Consiglio lo stesso
personaggio (mai eletto in alcuna assemblea legislativa) che aveva
ricoperto il ruolo nell’alleanza imperniata sull’estrema destra;
3) Il
governo ha mantenuto intatti provvedimenti nocivi per un’economia
che si trova in una fase di grande difficoltà, oltre a quelli
assolutamente liberticidi in materia di cosiddetta “sicurezza”
(liberticidi non soltanto per i migranti). Provvedimenti adottati a
suo tempo semplicemente per corrispondere ad un gigantesco “scambio
politico” sulla base del quale nel 2018 erano state vinte le
elezioni
4) Nel
frattempo si segnalano periodiche diaspore dai gruppi parlamentari
del MoVimento ancora di maggioranza relativa : i protagonisti di
queste diaspore si orientano indifferentemente di volta in volta a
destra come a sinistra oppure indefinitamente verso il gruppo Misto.
Si è così aperto un ampio terreno di caccia per i più vieti
opportunismi. Un segnale di grande debolezza per quella che dovrebbe
essere ( e non è) una nuova classe dirigente;
5) Il
PD si è scisso per la seconda volta in pochi anni. Questa volta le
scissioni (sono due, ricordiamole) sono orientate a destra. Quella
attuata dall’ex-segretario e ex-presidente del Consiglio ha portato
via soltanto una parte dell’ex-”giglio magico” che ha retto
partito e governo nel biennio 2014 – 2016, fino all’esito
negativo di un disgraziato referendum causato dal tentativo di
conferma di una legge che intendeva stravolgere la Costituzione
Repubblicana;
6) Il
nuovo gruppo ha votato la fiducia al governo ma subito dopo, per
ragioni di protagonismo soggettivo, ha assunto vesti di vero e
proprio “guastatore” mettendo in discussione l’intero impianto
su cui si dovrebbe reggere l’alleanza di governo;
7) Intanto
una serie di elezioni regionali hanno segnato un risultato negativo
per la nuova alleanza di governo. Ad ogni tornata il MoVimento già
di maggioranza relativa cade rovinosamente , sia se presente in
alleanza (Umbria) sia in veste autonoma (Emilia, Calabria).
8) Unica
eccezione nella serie di elezioni regionali vinte dalla destra è
rappresentata dall’Emilia – Romagna dove si afferma il PD. La
vittoria del candidato del PD è arrivata grazie al combinato
disposto tra un giudizio di buon governo assegnato da settori
dell’elettorato alla giunta uscente e l’intervento di un
movimento di piazza che, senza sviluppare alcuna analisi di sistema,
si limita a chiedere un “populismo gentile”. Un “populismo
gentile” che sembra già tanto a settori orientati a sinistra ma
ormai privi di bussola che pensano in questo modo di veder riaperto
uno spiraglio e trovano così una qualche ragione per ritrovarsi;
9) La
tensione tra il gruppo dell’ex “Giglio Magico” e il governo è
salita attorno a provvedimenti – simbolo per quella che era stata
un tempo quella destra populista e personalistica raccolta attorno al
conflitto d’interesse di una sola persona. Una destra populista e
personalistica che aveva governato più volte l’Italia tra gli anni
‘90 del XX e il primo decennio del XXI. I provvedimenti sui quali
si è aperto lo scontro in atto riguardano esclusivamente la sfera
giudiziaria: prescrizione e intercettazioni. Naturalmente su istanze
di carattere economico – sociale (tutte orientate, da parte del
governo, in senso liberista) e di carattere internazionale non si
intravedono contestazioni di sorta così come sui reiterati attentati
alla Costituzione;
10) In
soccorso al governo, in vista di un’ulteriore cambio di maggioranza
se l’ex-”Giglio Magico” ritenesse conveniente sfilarsi, sembra
arrivare in queste ultime ore un gruppo proveniente proprio da quella
destra già populista – personalistica cui si faceva cenno. Il
passaggio dal centro – destra al centro – sinistra, in un quadro
che si vorrebbe(ma non è mai stato) bipolare, è ormai un classico
della nostra vicenda politica, verificatosi già diverse volte a
partire dall’operazione “patriottica” (gli “straccioni di
Valmy”) ispirata da Cossiga e che portò alla formazione del
governo D’Alema.
11) In
queste condizioni di autentico via vai di maggioranze variabili il
governo sta per impegnarsi in una enorme tornata di nomine che
riguardano i vertici dei più importanti Enti di Stato;
12) Nel
frattempo si sono succeduti quattro sistemi elettorali: Mattarellum,
Porcellum, Italicum (mai utilizzato), Rosatellum, due dei quali
dichiarati incostituzionali dall’Alta Corte e tutti caratterizzati
(almeno parzialmente) dalla presenza di liste bloccate. Liste
bloccate corte o lunghe a seconda dei casi sulle quali, così come
stilate in partenza, elettrici ed elettori non hanno mai avuto la
possibilità di intervenire. Si è sempre trattato di prendere o
lasciare. E molte/i nel frattempo hanno “lasciato” constata
l’impossibilità di scegliere i propri rappresentanti. Così come
si è tentato di ridurre drasticamente il ruolo dei corpi intermedi
cercando di annullare qualsiasi possibilità di mediazione sia sul
piano politico, sia su quello sociale. Conta ormai soltanto la
“governabilità” a qualsiasi prezzo con l’esercizio della
politica ridotto all’apparizione del potere;
13) Si
sorvola, per esigenze di economia del discorso, sui dati
dell’economia del Paese caratterizzati dalla crescita del debito
pubblico , da una crisi profonda della produzione industriale, da un
allargamento della forbice delle disuguaglianze, da una
intensificazione dello sfruttamento del lavoro la cui offerta si è
fatta sempre più precaria;
14) La
crisi della produzione industriale è ben segnalata dal numero dei
tavoli di crisi presenti al Ministero dello Sviluppo economico: 150
erano e 150 restano dopo l’esperienza di entrambi i governi del
trasformismo reciproco. 150 situazioni di crisi che riguardano
settori decisivi della nostra economia e della nostra industria.
15) Si
evita anche di approfondire il dato della totale inesistenza di una
politica estera. Elemento ben messo in evidenza dalla totale assenza
di capacità di intervento nella gravissima crisi libica. Un’assenza
di politica estera che rappresenta un elemento di continuità
caratteristico ormai di molti governi succedutisi negli ultimi anni;
16) Sul
piano istituzionale il ruolo del Parlamento è stato sempre più
svilito. Scarsissima la produzione legislativa (non è detto che sia
un male) riduzione a ruolo di semplice ratifica, livello quasi
inesistente di confronto politico;
17) Si
è aperta una forte discussione sul tema dell’autonomia delle
Regioni. Poco o nulla si discute dell’aumento del divario tra il
Nord e il Sud e quasi inesistente è l’analisi circa il mutamento
di funzioni dell’Ente Regione. Un mutamento progressivamente
verificatosi con il passaggio da funzione legislativa a una funzione
quasi esclusiva di nomina e di spesa. Nel quadro del divario tra zona
e zone del Paese è ancora inesistente l’analisi sul fallimento
di alcune funzioni sociali affidate appunto alla Regioni: sanità e
trasporti, ad esempio, risultano in grande difficoltà in quasi tutte
le regioni d’Italia salvo che in alcune “isole” del Nord.
“Isole” tra l’altro governate da colori politici diversi tra
loro;
18) A
questo punto indagini di opinione compiute da istituti
particolarmente autorevoli ci dicono che esiste nel Paese una
massiccia maggioranza che pensa “all’uomo solo al comando”.
In
queste condizioni ci si sta avviando, nel silenzio dei mezzi di
comunicazione di massa, al referendum confermativo sulla legge che
riduce il numero dei parlamentari: una legge che modifica la
Costituzione in un punto fondamentale, quella della rappresentatività
politica e territoriale della Camera e del Senato, violando
palesemente la democrazia repubblicana.
Così
un sistema fragile, segnato profondamente dal trasformismo, finisce
con l’arroccarsi su logiche di distruttiva autoconservazione.
I
rischi per la democrazia italiana, a questo punto, risultano molto
alti: il No nel referendum può rappresentare un punto di ancoraggio
che vale sicuramente la pena di sostenere lanciando anche un vero e
proprio allarme per la credibilità di un sistema profondamente
malato nel quale sembrano ormai possibili rischi di scorrerie
autoritarie.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie