SINISTRA COSTITUZIONALE di Franco
Astengo
Possiamo considerare la battuta pronunciata da Salvini sui “pieni
poteri” una sorta di “voce dal sen fuggita” in occasione di un eccitato comizio
d’apertura di quella che si annuncia come una campagna elettorale decisiva per
molti degli imprenditori politici attivi nello scenario italiano?
Tralasciamo i paragoni con le
analoghe richieste mussoliniane all’indomani della Marcia su Roma e
concentriamoci su di una realtà innegabile legata al tempo presente: la
richiesta di “pieni poteri” arriva in chiusura di una lunga stagione nel corso
della quale, in nome della “modernità del decisionismo” abbiamo assistito a una
serie di attacchi alla Costituzione Repubblicana e soprattutto alla forma
parlamentare della Repubblica, all’introduzione del maggioritario addirittura
inteso come “vocazione”, all’esasperazione del concetto di “personalizzazione
della politica”.
Sulla “personalizzazione della politica” ci sarebbe ancora da
ragionare nei termini di corrispondenza del fenomeno al tipo di mutamenti
avvenuti in direzione dell’affermarsi dell’individualismo (prima “competitivo”
poi “della paura”).
L’egemonia culturale dell’individualismo
ha così provocato un vero e proprio sfrangiamento sociale al punto tale da far
salire la richiesta del ritorno a un “Comando autoritario”.
L’esasperazione dei concetti di
governabilità e di decisionismo sono degenerati in una richiesta di forme
autoritarie di governo considerate come i soli strumenti in grado di affrontare
drasticamente le contraddizioni emergenti e in particolare quella riguardante
il flusso dei migranti.
E’ stato questo l’humus sul quale è fiorita l’idea dei “pieni
poteri” e oggi fior di analisti, svegliatisi in colpevole ritardo, si
affrettano a ricordare come un tale passaggio non sia previsto in alcuna parte
del nostro ordinamento.
E’ lecito però aspettarsi che, in base all’esito elettorale
prossimo venturo (indipendentemente dalla data di svolgimento dei comizi)
assisteremo a un nuovo attacco alla Carta Fondamentale: ed è lecito, in questa
situazione, pensare che difenderla sarà molto più problematico di quanto non
sia avvenuto in passato.
Proprio in previsione di questo passaggio deve essere rilanciata
la prospettiva di una “Sinistra Costituzionale”, autonoma sul piano della
presenza politica, capace sul terreno elettorale di sviluppare un discorso di
alleanze, formata nel segno di una vera e propria “ricostruzione di
soggettività” e programmaticamente orientata su di un progetto legato al
riconoscere la complessità delle contraddizioni da affrontare nel segno di una
capacità di “riconoscimento sociale” all’altezza dei tempi avendo sempre al centro la necessità di combattere l’imperante
logica dello sfruttamento, ormai estesa ben oltre i classici “clevages”
investendo il rapporto tra struttura e sovrastruttura ormai modificatosi
radicalmente rispetto ai canoni classici del ‘900.
Infine un’annotazione di stretta attualità riguardante il tema del
taglio nel numero dei parlamentari: si prospetta, infatti, una gigantesca
truffa all’insegna di un voto semplicemente mediatico e propagandistico, in
piena linea con l’attacco nuovamente in corso che prevedibilmente proseguirà
intensificato se si arriverà a una nuova legislatura in tempi brevi.
Attenzione: sul tema della
struttura del Parlamento si gioca il bene inalienabile della rappresentanza politica.
In
conclusione: il tema della qualità della democrazia, in tempi di attacchi di
matrice autoritaria e di crisi del liberalismo classico, deve diventare il tema
prioritario per una sinistra che intende essere attivamente presente nei
processi politici attuali e di conseguenza anche nell’eventualità di una
campagna elettorale che dovrebbe svolgersi in tempi molto ristretti.
Una “Sinistra
costituzionale” capace anche di valorizzare le diverse matrici storiche che a
suo tempo rappresentarono il fulcro di quel pensiero superando divisioni ormai
anacronistiche.
Si tratta di
tenere sulle nostre spalle, come prezioso bagaglio culturale, quel pensiero
profondo che tradotto in politica costituì la base per affrontare il
consolidamento della democrazia dopo il fascismo, contribuì a ricostruire il Paese
dalle macerie della guerra rappresentando i settori sociali che in quel frangente
pagarono il prezzo più alto sapendo esprimere compattezza sociale e visione di
un concreto e non semplicisticamente utopico futuro di cambiamento.
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