venerdì 16 agosto 2019

ANCORA TRA POLITICA E ANTIPOLITICA

ANCORA TRA POLITICA E ANTIPOLITICA di Franco Astengo
A questo punto sembra proprio che sia possibile: l’antipolitica che si
è fatta governo collude con il principale partito a suo tempo
esponente di quella che fu denominata la “Casta”.
Lo scopo di questa “liaison dangerous” sembra quello di concorrere a
salvare la democrazia da quei nuovi barbari assieme ai quali proprio
l’antipolitica aveva realizzato punti fondamentali della propria parte
del cosiddetto “contratto di governo” a partire dall’elemosina
assistenzialista denominata “reddito di cittadinanza”.
Tutto lecito se si realizzerà ma anche tutto catalogabile nella
categoria dell’eterno trasformismo all’italiana.
Non bisogna però limitarci a quest’osservazione peraltro banale e scontata.
Alla categoria dell’antipolitica trasformata prima in governo e poi
approdata alla “casta” infatti debbono essere dedicati alcuni
maggiormente approfonditi punti di analisi.
Da diversi anni, infatti, proclamata l’obsolescenza dei concetti di
destra e sinistra, era stata imposta un’agenda di discussione limitata
al “politica versus antipolitica”.
Erano così emersi in misura massiccia orientamenti dell'opinione
pubblica di pressoché totale sfiducia nelle istituzioni, nel
Parlamento e nel governo: in questo modo si erano aggregate vaste aree
di consenso in tempi rapidissimi.
Era così emerso un fenomeno assolutamente inedito di volatilità elettorale.
La politica e l'antipolitica: due termini quasi complementari, di cui
era difficile fornire una definizione.
A quel tempo nella vulgata allora corrente i due termini parevano
appoggiarsi entrambi l'uno all'altro per sopravvivere nel gran circo
mediatico: perchè questo appariva, essere il punto, quello delle
visibilità nel gran calderone dell'immagine.
All'altare dell'immagine furono sacrificati i principi di fondo sui
quali si basava la politica, come concezione del governo della “res
publica” nelle sue diverse forme.
Forme diverse per diverse ideologie e per differenti schieramenti:
questo era lo schema definitivamente saltato con il “contratto”
gialloverde.
 Oggi ci accorgiamo di aver forse sbagliato a formulare giudizi
fondati sull'assunzione piena del concetto di “governabilità”
(ricordate? In molte nostre critiche aleggiava l'idea di un
esaurimento della politica all'interno del concetto di governabilità.)
Ebbene non si tratta neppure di questo: il dibattito di questi giorni
mostra come, per l'appunto in forma trasversale, politica e
antipolitica si muovano in sintonia realizzando il ritorno dell'antico
“sovversivismo delle classi dirigenti”: classi dirigenti sovversive
secondo la definizione gramsciana che stanno in tutti i luoghi, dalla
politica, all'economia, all'informazione.
E’ stato questo il senso dell’incontro 5 stelle – Lega e sarà questo,
se si verificherà, il senso dell’incontro 5 stelle – PD, così come per
qualsiasi altra soluzione che cerchi di sfuggire alla necessaria
radicalità di un confronto di livello generale su principi, opzioni,
progetti e programmi.
Nella rottura del governo giallo verde s’impone di nuovo l'idea
(forte) di governare la società imponendo, nella logica del post-
moderno  una chiusura drastica di qualsiasi possibilità di
trasformazione sociale, o soltanto d’intervento della collettività
nelle scelte politiche.
Politica e antipolitica rinchiuse assieme nel circuito
dell’autoreferenzialità dell’autonomia del politico: un ulteriore
passo in avanti nell’indebolimento complessivo del sistema
nell’anticamera di una risoluzione autoritaria della crisi della
democrazia occidentale.
Insomma: Orwell s’impone ancora come il profeta più lucido che il '900
abbia espresso.
Un livello di profezia che sopravvive anche in questo primo ventennio del 2000.
Siamo a una crisi più profonda di quanto anche i politologi più
accorti stiano avvertendo: una crisi di prospettiva, di valori, di
concezione del futuro.
Se si pensa a una sinistra, coerente e determinata, sarà necessario,
usando il massimo possibile di pessimismo dell'intelligenza, cercare
di muoverci su questo terreno senza farci ingannare da scadenze
apparentemente più vicine e invitanti, ma in realtà illusorie.

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