venerdì 2 agosto 2019

A SETTANTACINQUE ANNI DAL TRATTATO DI BRETTON WOODS


A SETTANTACINQUE ANNI DAL TRATTATO DI BRETTON WOODS di Franco Astengo
E’ ormai declinata l’era in cui i paesi sviluppati collaborarono per scongiurare le tensioni che erano alla radice del secondo conflitto mondiale .
Oggi, nel risorgere dei nazionalismi, è passato sotto silenzio il settantacinquesimo anniversario di uno degli atti che, a quel tempo furono compiuti per contrastare il ritorno a rischi di guerra.
Il riferimento, in questo caso, è rivolto alla stipula del trattato di Bretton Woods.
Al momento della stipula di quegli accordi la guerra era ancora in corso e appariva ancora lontana quella dinamica relativa alla “logica dei blocchi” che poi avrebbe dominato per oltre quarant’anni la scena del mondo.
Situata nello Stato del New Hampshire, Bretton Woods è una località dipendente dal comune di Carroll circondata dalla Foresta Nazionale delle White Mountains.È in questa cittadina che ha sede il Mount Washington Hotel, l’albergo in cui nel 1944 si svolse dal 1 al 22 luglio la Conferenza di Bretton Woods che portò alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale(FMI).
Quando si parla di Bretton Woods inevitabilmente il pensiero corre al sistema di regolazione dei cambi internazionali che ha caratterizzato il periodo compreso tra la fine del secondo dopoguerra e il 1971, data in cui il sistema venne abbandonato.
Alla conferenza di Bretton Woods, che fu un capolavoro di diplomazia, collaborarono i più autorevoli economisti dell’epoca.
Keynes, economista inglese critico della visione liberista, fu uno degli artefici degli accordi.
Ispirato dalla storia del sistema monetario, in particolare dalla Firenze del 1300, che prevedeva un valore di conversione fra oro e fiorino, Keynes propose, con successo, di fissare il dollaro all’oro in modo da stabilizzare il sistema, disincentivare le speculazioni, impedire crisi simili a quella del ’29. In pratica possedere un dollaro significava possedere oro.
La convertibilità oro – dollaro impediva  agli Stati Uniti e a ogni paese di creare moneta a proprio piacimento, per farlo dovevano possedere oro in proporzione alla nuova moneta emessa.
Per finanziare la guerra del Vietnam gli americani utilizzarono 12 mila tonnellate d’oro con grave rischio per le riserve auree.
Fu così che Nixon decise di abbandonare la corrispondenza oro – dollaro e di passare direttamente a stampare moneta allo scopo di finanziare la guerra in Indocina. Il sistema valutario  da organizzato e sicuro si è trasformato in un mondo senza certezze.
Oltre ai cambi fissi, gli accordi di Bretton Woods istituirono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, enti a cui è affidato il compito di vigilare sul sistema monetario e concedere prestiti ai paesi in disavanzo.
L'istituzione creata con l’obiettivo di vigilare alle nuove regole e al sistema dei pagamenti internazionali fu il Fondo Monetario Internazionale.
Inizialmente il numero di paesi aderenti al FMI era ridotto.
Per aderire ogni Stato doveva versare una quota in oro e una in valuta nazionale sulla base delle quali veniva deciso il suo peso decisionale.
L’obiettivo del Fondo inizialmente era quello controllare la liquidità internazionale e coadiuvare i vari paesi nel caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti.
Tuttavia le istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero ma si trovarono a ridefinire priorità e obiettivi.
In particolare, il FMI con la caduta di Bretton Woods ha visto di fatto cambiare il proprio ruolo di sorveglianza. Venuto meno con i cambi flessibili e l’abbandono dello standard aureo la necessità di gestire la liquidità internazionale, l’attenzione del FMI è stata portata sulle politiche macroeconomiche interne perseguite dai membri e sugli elementi strutturali dei loro mercati.
Venne data priorità all’obiettivo di finanziamento degli squilibri della bilancia dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo trasformando il FMI da prestatore  a breve termine a prestatore a lungo termine. Il FMI si trovava quindi investito del compito effettuare prestiti vincolati al rispetto di specifiche condizioni e a piani di rigorosa stabilizzazione macroeconomica.
La perdita della convertibilità fra oro e dollaro rappresenta, forse, la premessa principale che ha condotto alla crisi finanziaria dei nostri tempi.
Le libere fluttuazioni valutarie, la fine del  riferimento aureo del dollaro, hanno legittimato  la visione di un mercato valutario e finanziario senza limiti, senza vincoli, senza regole,  un mercato dove l’unica legge è quella del massimo profitto.
La chiusura di Bretton Woods ha segnato l’inizio di un periodo di grande instabilità valutaria, di speculazioni finanziarie, ma soprattutto la libertà per le banche centrali, in particolare la Federal Reserve, di creare moneta e generare valori che alimentavano i mercati finanziari  e sporadicamente la produzione e il lavoro.
La fine di Bretton Woods è la fine  del limite, il via libera ad ogni eccesso considerato dalla cultura liberista fonte di benessere e di progresso.
Un’idea smentita dalla crisi  del 2009 e dalla mancanza di sostenibilità ambientale e finanziaria.
La soppressione della “cultura del limite”, l’apologia degli eccessi, l’esaltazione dell’individualismo, sono le premesse della nostra crisi economica e politica, quella che stiamo attraversando e pone in discussione la stessa democrazia liberale, in un quadro di esponenziale crescita delle disuguaglianze senza che, dopo la caduta del socialismo reale, si annunci la prospettiva di una alternativa a livello sistemico.

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