A SETTANTACINQUE ANNI DAL TRATTATO DI BRETTON
WOODS di Franco Astengo
E’ ormai declinata l’era in cui i paesi
sviluppati collaborarono per scongiurare le tensioni che erano alla radice del
secondo conflitto mondiale .
Oggi, nel risorgere dei nazionalismi, è
passato sotto silenzio il settantacinquesimo anniversario di uno degli atti
che, a quel tempo furono compiuti per contrastare il ritorno a rischi di
guerra.
Il riferimento, in questo caso, è rivolto
alla stipula del trattato di Bretton Woods.
Al momento della stipula di quegli accordi la
guerra era ancora in corso e appariva ancora lontana quella dinamica relativa
alla “logica dei blocchi” che poi avrebbe dominato per oltre quarant’anni la
scena del mondo.
Situata nello
Stato del New Hampshire, Bretton Woods è una località dipendente dal comune di
Carroll circondata dalla Foresta Nazionale delle White Mountains.È in questa
cittadina che ha sede il Mount Washington Hotel, l’albergo in cui nel 1944 si
svolse dal 1 al 22 luglio la Conferenza di Bretton Woods che portò alla
creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario
Internazionale(FMI).
Quando si parla
di Bretton Woods inevitabilmente il pensiero corre al sistema di regolazione
dei cambi internazionali che ha caratterizzato il periodo
compreso tra la fine del secondo dopoguerra e il 1971, data in cui il sistema
venne abbandonato.
Alla conferenza di Bretton
Woods, che fu un capolavoro di diplomazia, collaborarono i più autorevoli
economisti dell’epoca.
Keynes, economista inglese
critico della visione liberista, fu uno degli artefici degli accordi.
Ispirato dalla storia del
sistema monetario, in particolare dalla Firenze del 1300, che prevedeva un
valore di conversione fra oro e fiorino, Keynes propose, con successo, di
fissare il dollaro all’oro in modo da stabilizzare il sistema, disincentivare
le speculazioni, impedire crisi simili a quella del ’29. In pratica possedere
un dollaro significava possedere oro.
La convertibilità
oro – dollaro impediva agli Stati Uniti e a ogni paese di creare moneta a
proprio piacimento, per farlo dovevano possedere oro in proporzione alla nuova
moneta emessa.
Per finanziare
la guerra del Vietnam gli americani utilizzarono 12 mila tonnellate d’oro con
grave rischio per le riserve auree.
Fu così che
Nixon decise di abbandonare la corrispondenza oro – dollaro e di passare
direttamente a stampare moneta allo scopo di finanziare la guerra in Indocina.
Il sistema valutario da organizzato e sicuro si è trasformato in un mondo
senza certezze.
Oltre ai cambi
fissi, gli accordi di Bretton Woods istituirono il Fondo Monetario
Internazionale e la Banca Mondiale, enti a cui è affidato il compito di
vigilare sul sistema monetario e concedere prestiti ai paesi in disavanzo.
L'istituzione
creata con l’obiettivo di vigilare alle nuove regole e al sistema dei pagamenti
internazionali fu il Fondo Monetario Internazionale.
Inizialmente il
numero di paesi aderenti al FMI era ridotto.
Per aderire ogni
Stato doveva versare una quota in oro e una in valuta nazionale sulla base
delle quali veniva deciso il suo peso decisionale.
L’obiettivo del
Fondo inizialmente era quello controllare la liquidità internazionale e
coadiuvare i vari paesi nel caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti.
Tuttavia le
istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero ma si trovarono a ridefinire
priorità e obiettivi.
In particolare,
il FMI con la caduta di Bretton Woods ha visto di fatto cambiare il proprio
ruolo di sorveglianza. Venuto meno con i cambi flessibili e l’abbandono dello
standard aureo la necessità di gestire la liquidità internazionale,
l’attenzione del FMI è stata portata sulle politiche macroeconomiche interne
perseguite dai membri e sugli elementi strutturali dei loro mercati.
Venne data
priorità all’obiettivo di finanziamento degli squilibri della bilancia dei
pagamenti dei paesi in via di sviluppo trasformando il FMI da prestatore
a breve termine a prestatore a lungo termine. Il FMI si trovava quindi
investito del compito effettuare prestiti vincolati al rispetto di specifiche
condizioni e a piani di rigorosa stabilizzazione macroeconomica.
La perdita
della convertibilità fra oro e dollaro rappresenta, forse, la premessa
principale che ha condotto alla crisi finanziaria dei nostri tempi.
Le libere
fluttuazioni valutarie, la fine del riferimento aureo del dollaro, hanno
legittimato la visione di un mercato valutario e finanziario senza
limiti, senza vincoli, senza regole, un mercato dove l’unica legge è
quella del massimo profitto.
La chiusura di
Bretton Woods ha segnato l’inizio di un periodo di grande instabilità
valutaria, di speculazioni finanziarie, ma soprattutto la libertà per le banche
centrali, in particolare la Federal Reserve, di creare moneta e generare valori
che alimentavano i mercati finanziari e sporadicamente la produzione e il
lavoro.
La fine di
Bretton Woods è la fine del limite, il via libera ad ogni eccesso
considerato dalla cultura liberista fonte di benessere e di progresso.
Un’idea
smentita dalla crisi del 2009 e dalla mancanza di sostenibilità
ambientale e finanziaria.
La
soppressione della “cultura del limite”, l’apologia degli eccessi,
l’esaltazione dell’individualismo, sono le premesse della nostra crisi
economica e politica, quella che stiamo attraversando e pone in discussione la
stessa democrazia liberale, in un quadro di esponenziale crescita delle
disuguaglianze senza che, dopo la caduta del socialismo reale, si annunci la
prospettiva di una alternativa a livello sistemico.
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