NOTA COSTITUENTE di Franco Astengo
Può essere giudicata
sostanzialmente deludente l’intervista rilasciata da Nicola Fratoianni al
“Manifesto”, al riguardo dell’avvio congressuale di Sinistra Italiana.
Una delusione che deriva non tanto e non solo dal passaggio
relativo alla politica delle alleanze laddove si prefigura una sorta di
decisione unilaterale di alleanza con il PD senza stabilire alcuna coordinata d’identità
autonoma del soggetto che il segretario uscente di Sinistra Italiana
attualmente rappresenta.
Il giudizio di
delusione non deriva neppure dal non aver affrontato, almeno nel corso
dell’intervista, la natura di fondo del M5S che s’intende – invece – in una
qualche misura obliare pensando a una conversione a colpi di
“ecosocialismo”all’interno di un piano stabile di rapporti di governo tendenti
a trasformarsi in piattaforma per un nuovo blocco politico.
Sono almeno tre, invece, i punti sui quali sarebbe stato
necessario prestare attenzione e che meriterebbero l’apertura di uno specifico
confronto in un ambito molto più ampio di quello descritto da Fratoianni:
1) Lasciamo
stare per adesso le forze ecologiste al riguardo delle quali il discorso è
diverso e molto complesso. Allora andiamo per ordine: la crisi delle forze di
sinistra, in Italia, non deriva – come affermato molto semplicisticamente –
dalla frammentazione bensì dall’assenza di soggettività. Un’assenza di
soggettività che pone il problema dell’identità e dell’autonomia (soltanto da un’affermazione
di autonomia politica può derivare un’efficace politica delle alleanze). Una
soggettività che si può recuperare lanciando da subito una fase costituente
fondata su di una precisa visione dell’agire politico che funzioni da fattore
aggregante e stabilisca le coordinate per un’egemonia di pensiero e di
contenuti. Una fase costituente della sinistra che sia capace di offrire una visione
molto diversa da quella del PD (fondata su primarie e vocazione maggioritaria)
e opposta a quella del M5S (fondata sull’affermazione della “democrazia
diretta” in gran parte agita attraverso il web). La fase costituente potrebbe
essere basata su di una visione di “Sinistra Costituzionale” che nel ruolo dei
consessi elettivi e nel rapporto tra questi e la forma di governo trova il suo
punto comune di identità, superando divisioni storiche (com’è nel caso della
proposta del dialogo “Gramsci/Matteotti) e la sua ragione di affermazione.
2) E’
limitativo affermare che “siamo in una fase politica del tutto nuova,
impensabile fino a qualche tempo fa, il cui esito è aperto”. Ci troviamo ben
oltre le novità della fase politica. Siamo al centro di un ciclo storico che
richiede l’approntamento di strumenti teorici affatto diversi anche rispetto a
quelli usati nel recente passato. Emergono alcune questioni che restano tutte
da affrontare: siamo di fronte alla necessità di ricostruire il quadro a suo
tempo delineato dalla “teoria delle fratture” e del collegamento tra
“cleavages” materialisti e “cleavages” post – materialisti; si è fortemente
modificato il rapporto tra struttura e sovrastruttura in una fase di crescita
distruttiva dello sfruttamento a tutti i livelli (prima di tutto lo
sfruttamento di genere e di territorio) e di aumento delle disuguaglianze a
livello planetario. Temi che non potranno essere affrontati semplicemente
attraverso un rispolvero di verde della socialdemocrazia classica;
3) Dal
punto di vista dell’esercizio della politica qualche giorno fa ha riassunto
molto bene lo stato di cose in atto l’ex – presidente francese Giscard
d’Estaing: un tempo la politica era fondata sulla cultura oggi sulla
comunicazione. Si direbbe “apparire piuttosto che essere” (usando un linguaggio
d’antan) oppure constatare il passaggio ormai affermato dalla “democrazia del
pubblico” alla “democrazia recitativa” con tutti i rischi che ne conseguono.
Porsi sul piano di un riequilibrio da questo punto di vista, tentando di non
rimanere schiacciati da una “modernità negativa” rappresenterebbero un altro
punto di riflessione.
Quelli fin qui indicati rappresentano soltanto alcuni
sommari punti di analisi sulla base dei quali potrebbe ancora essere affermata un’autonoma
identità della sinistra italiana considerata come erede della nostra grande
tradizione storica e capace di affrontare le contraddizioni sistemiche che
stanno caratterizzando la fase.
Sarebbe utile non pensare semplicemente alle diplomazie da
esercitarsi all’interno dell’esistente, ma di superare con slancio una serie di
barriere che indubbiamente esistono lanciando una vera e propria “fase
costituente” tesa a un recupero di soggettività per una sinistra che guardi al
quadro politico con la propria identità e autonomia attraverso una capacità di
espressione di un “pensiero lungo”.
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