L’EVASIONE COME PROPAGANDA di Franco Astengo
Nel gran battage apertosi sul tema dell’evasione fiscale
manca un punto di chiarezza che mi pare nessuno abbia intenzione di affrontare
pubblicamente con il necessario vigore.
Riassumo in assoluta brevità: sono stati calcolati 211
miliardi di evasione fiscale a vario titolo (imposte dirette, imposte
indirette, contributi previdenziali, ecc).
Mentre ci si
concentra sulla cosiddetta “evasione dell’idraulico” non sono però emerse cifre
al riguardo di quanto si trovi all’interno di questa enormità distinguendo tra
evasione ed elusione totale e di quanto l’elusione totale è presumibilmente
composta da proventi da economia
sommersa governata dalla malavita organizzata.
Si è molto discettato, anche nel più recente passato, di
espansione dal punto di vista territoriale delle attività criminali e
dell’assunzione da parte di queste di canali di riciclaggio apparentemente
legali (un fenomeno che risale almeno agli anni’60, all’avvio della fase che
definimmo del “boom economico”).
Adesso come si adesso si può pensare anche a una forte
partecipazione dei proventi dell’economia criminale al fenomeno di progressiva
finanziarizzazione dell’economia (fondi, bond e quant’altro), senza pensare
all’intreccio tra organizzazioni malavitose e poteri occulti sempre dominanti
proprio nel campo finanziario.
Nulla, invece, viene detto in questo momento al riguardo di
questo nodo che è quello che maggiormente avviluppa le già modeste possibilità
di sviluppo dell’economia del nostro martoriato Paese.
Se non si affronta questo punto riguardante le vaste aree
economiche in mano alla criminalità organizzata la lotta all’evasione fiscale
diventa cosa molto modesta rispetto alla realtà e al riguardo del can can
mediatico che è stato messo su.
Queste poche righe soltanto a futura memoria.
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