LE DINAMICHE DEL SISTEMA di Franco Astengo
La straordinaria estate 2019 sta per concludersi e gli
scenari presenti nel sistema politico italiano (e in quello europeo) appaiono
completamente trasformati rispetto a quelli analizzabili soltanto tre mesi fa.
Mi rivolgo direttamente a tutti coloro che, dopo l’esito
delle elezioni europee (fine maggio), si erano pronunciati – in varie forme e
promuovendo diverse iniziative – per l’avvio di un vero e processo di
“ricostruzione” della sinistra.
Una “ricostruzione” che avrebbe dovuto anche collegarsi con
le diverse tradizioni storiche, chiedendo a tutti di superare divisioni ormai
anacronistiche e proponendo l’avvio di una riflessione approfondita attorno ai
termini di una possibile innovazione di metodo e di merito nell’azione
politica.
A un certo punto, nei primi giorni d’agosto, era sembrata
addirittura necessaria la costruzione di un vero e proprio fronte antifascista
per affrontare elezioni convocate all’improvviso e nelle quali la posta in
gioco sarebbe stata quella della qualità della democrazia in Italia e della
difesa della Costituzione.
Poi il quadro almeno all’apparenza all’improvviso è apparso
cambiato per via di tre fatti;
1) L’elezione
della nuova commissione europea e la formazione in sede di Parlamento Europeo
della maggioranza definita “Ursula”
2) La
formazione del governo PD – 5 stelle avvenuta, almeno in parte, in continuità
con quanto accaduto proprio sul piano europeo;
3) La
scissione dal PD dell’ala “renziana”. Renzi, infatti, tanto per riassumere con
l’accetta sta tentando di formare un nuovo soggetto a trazione personale
collocato in un’area di tipo liberal – democratica di stampo “macroniano”
chiamando a raccolta non meglio identificati “moderati”.
Così la prospettiva stessa rispetto alla quale molti avevano
pensato al discorso della “ricostruzione” ha sicuramente mutato di segno, almeno
nell’immediato, costringendo tutti a un discorso di rapido aggiornamento.
Un’ulteriore prova questa della necessità di un ulteriore
rapido aggiornamento della velocizzazione dei tempi nelle scelte politiche, un
fenomeno frutto indubbiamente delle grandi novità introdotte dalle nuove
tecnologie nel campo della comunicazione al riguardo delle quali, come è noto,
qualcuno pretenderebbe l’esclusiva nell’uso del web per determinare le scelte.
Inoltre dopo aver sbandierato l’ineluttabilità del connubio
“taglio dei parlamentari/ proporzionale” (collegamento nella realtà del tutto
campato in aria dal punto di vista della teoria politica) tornano a spirare
venti di “maggioritario” e di revival del bipolarismo.
In sostanza per chi pensa a un recupero “da sinistra”, si
trova davanti a due strade:
1) Quella
di limitarsi all’analisi dell’esistente cercando di valutare al meglio gli
effetti della formazione del governo e della scissione renziana sul PD. Va
evitata almeno a mio giudizio la tentazione di dare già per fatto un nuovo
blocco politico posto in diretta relazione con il quadro di governo. Blocco
politico da utilizzare già nelle prossime elezioni regionali.
2) Oppure
proporsi lo sviluppo di un’analisi di lungo periodo da svilupparsi nell’idea di
ricostruzione di un’autonoma soggettività di sinistra alternativa posta nel
segno della riaffermazione della Costituzione repubblicana.
Da tener conto che le ragioni dello spostamento progressivo
a destra dell’asse politico italiano e la crescita dei soggetti provenienti
direttamente dal turbine che era stato definito “antipolitica”rimangono fatti
realmente avvenuti e fortemente incidenti sulla realtà in una dimensione
sicuramente duratura e non effimera.
In questo senso il punto da cui ripartire, almeno a mio
giudizio, rimane quello del cambiamento di significato dei più importanti
termini gramsciani, quelli sul quale abbiamo fondato storicamente una parte molto
significativa dell’identità della sinistra italiana:
1) Sicuramente
siamo dentro ad una “guerra di posizione” nel corso della quale però gli
elementi di velocizzazione della decisionalità cui già si è accennato hanno
determinato necessità inedite. Appare ormai inattuale il ripetersi di lunghe fasi
nelle quali il sostentamento della sinistra poteva anche avvenire semplicemente
attraverso l’espressione di una capacità rivendicativa posta sulla misura di
una domanda di una radicalità di massa;
2) E’
mutato anche il segno del processo in atto di “rivoluzione passiva” che adesso
continua a svilupparsi e a produrre i suoi effetti sociali basandosi
sull’individualismo competitivo come connotato specifico attraverso la
riscoperta dell’egoismo identitario e quindi della separatezza (anche
razziale). Fenomeni molto diffusi tra le giovani generazioni.
Il tema di fondo rimane però quello della democrazia e della
sua crisi.
Mi permetto così di insistere su di un punto che mi è
capitato di sollevare già diverse volte anche in questi giorni: oggi è in
pericolo la capacità del sistema di disporre di un’adeguata capacità di
rappresentanza. Per sventare questo pericolo c’è bisogno di adeguate
soggettività politiche che, proprio alla presenza di una così evidente
riarticolazione della domanda sociale, producano reti fiduciarie più ampie e
meno segmentate.
Sorgono questioni di
apertura verso le istituzioni e (per dirla con Putnam) di produzione di
capitale sociale che esigono un’opera di “consolidamento democratico”: a questo
punto i due estremi del nostro dibattito tra immediatezza delle scelte e riflessione
sul “pensiero lungo” finiscono con l’intrecciarsi strettamente.
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