CONFLITTI D’INTERESSE di Franco Astengo
La notizia riguarda la presenza di
Davide Casaleggio nel palazzo di vetro dell’ONU a New York come relatore di un
convegno sulla “cittadinanza digitale” organizzato dalla rappresentanza
italiana presso le Nazioni Unite.
Molti commentatori hanno posto l’accento
sul conflitto d’interessi che si sarebbe posto, in questo caso, tra la presenza
del titolare della Casaleggio Associati ideatore della piattaforma Rousseau
direttamente finanziata dai parlamentari 5 stelle 3 e l’esercizio di un ruolo
all’interno di una iniziativa a quel livello organizzata direttamente dal
governo italiano.
L’irrisolto conflitto d’interessi
raccolto attorno a Silvio Berlusconi dominò per decenni la scena politica
italiana ma questo caso che riguarda Casaleggio e il M5S è molto diverso.
Il caso della presenza di Casaleggio
all’ONU pone però per intero la questione della concezione della politica e
l’occupazione del potere ed è evidente l’importanza che assume l’aver permesso
una ribalta di questo genere ad un imprenditore in conflitto d’interessi con la
democrazia.
Appare evidente che sorti dal versante
dell’antipolitica i 5 stelle si siano rapidamente convertiti ad una idea
totalizzante del potere, esercitato con arroganza senza alcuna mediazione
possibile, con grande disinvoltura sia rispetto alla politica delle alleanze
sia rispetto all’esercizio della decisionalità all’interno del movimento oppure
proiettata verso l’esterno (si ricorda il voto di ratifica della nuova
formazione di governo con il PD).
A quanti a sinistra pensano al consolidamento
di un “blocco politico” con il M5S anche a livello regionale e locale questo
episodio della presenza di Casaleggio all’ONU e di esaltazione del conflitto
d’interesse pone alcuni questioni .
Ciò che è avvenuto
nell’agosto 2019 è apparso a prima vista catalogabile nella categoria
dell’eterno trasformismo all’italiana.
Non bisogna però limitarci a quest’osservazione peraltro banale e scontata.
Alla categoria dell’antipolitica trasformata prima in governo e poi approdata alla “casta” infatti debbono essere dedicati alcuni maggiormente approfonditi punti di analisi.
Da diversi anni, infatti, proclamata l’obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, era stata imposta un’agenda di discussione limitata al “politica versus antipolitica”.
Erano così emersi in misura massiccia orientamenti dell'opinione pubblica di pressoché totale sfiducia nelle istituzioni, nel Parlamento e nel governo: in questo modo si erano aggregate in tempi rapidissimi vaste aree di consenso.
Era così emerso un fenomeno assolutamente inedito di volatilità elettorale almeno per quel che aveva fino a quel punto riguardato le vicende italiane.
Non bisogna però limitarci a quest’osservazione peraltro banale e scontata.
Alla categoria dell’antipolitica trasformata prima in governo e poi approdata alla “casta” infatti debbono essere dedicati alcuni maggiormente approfonditi punti di analisi.
Da diversi anni, infatti, proclamata l’obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, era stata imposta un’agenda di discussione limitata al “politica versus antipolitica”.
Erano così emersi in misura massiccia orientamenti dell'opinione pubblica di pressoché totale sfiducia nelle istituzioni, nel Parlamento e nel governo: in questo modo si erano aggregate in tempi rapidissimi vaste aree di consenso.
Era così emerso un fenomeno assolutamente inedito di volatilità elettorale almeno per quel che aveva fino a quel punto riguardato le vicende italiane.
Ricordiamo come si era
determinato quel fenomeno della volatità elettorale: la politica e
l'antipolitica apparivano fino a qualche anno fadue termini quasi
complementari, di cui era difficile fornire una definizione.
A quel tempo nella vulgata allora corrente i due termini parevano appoggiarsi entrambi l'uno all'altro per sopravvivere nel gran circo mediatico: perché questo appariva essere il punto, quello delle visibilità nel gran calderone dell'immagine.
All'altare dell'immagine furono sacrificati i principi di fondo sui quali si basava la politica, come concezione del governo della “res publica” nelle sue diverse forme.
Forme diverse per ideologie e schieramenti differenti: questo è stato lo schema definitivamente saltato con il “contratto” giallo verde e su questa base si realizzava l’indifferenza delle scelte elettorali.
Politica e antipolitica potevano essere votate di volta in volta perché si trovavano rinchiuse assieme nel circuito dell’autoreferenzialità dell’autonomia del politico: un ulteriore passo in avanti nell’indebolimento complessivo del sistema nell’anticamera di una risoluzione autoritaria della crisi della democrazia occidentale.
A quel tempo nella vulgata allora corrente i due termini parevano appoggiarsi entrambi l'uno all'altro per sopravvivere nel gran circo mediatico: perché questo appariva essere il punto, quello delle visibilità nel gran calderone dell'immagine.
All'altare dell'immagine furono sacrificati i principi di fondo sui quali si basava la politica, come concezione del governo della “res publica” nelle sue diverse forme.
Forme diverse per ideologie e schieramenti differenti: questo è stato lo schema definitivamente saltato con il “contratto” giallo verde e su questa base si realizzava l’indifferenza delle scelte elettorali.
Politica e antipolitica potevano essere votate di volta in volta perché si trovavano rinchiuse assieme nel circuito dell’autoreferenzialità dell’autonomia del politico: un ulteriore passo in avanti nell’indebolimento complessivo del sistema nell’anticamera di una risoluzione autoritaria della crisi della democrazia occidentale.
La formazione del
governo PD- 5 stelle ha provvisoriamente (e apparentemente) allontanato il
pericolo di un ulteriore scivolamento a destra, almeno per quel che riguarda il
sistema politico italiano.
Questa vicenda
riguardante la presenza di Casaleggio all’ONU pone in evidenza come si sia di
fronte ad un ulteriore passaggio della crisi del sistema basato sulla divisione
dei poteri e sulla democrazia rappresentativa.
La sinistra nel
determinare le proprie scelte tenga conto che siamo a una crisi più profonda di
quanto anche i politologi più accorti stiano avvertendo: una crisi di
prospettiva, di valori, di concezione del futuro non certo affrontabile
attraverso la formazione di un governo purchessia.
Il tema da porre è
sicuramente quello del rapporto tra utilizzo della tecnologia e
rappresentatività politica.
Un tema non risolvibile
semplicisticamente attraverso la scorciatoia di una app come segno di una
visione subalterna della modernità.
Se si pensa a una sinistra coerente e determinata sarà necessario, usando il massimo possibile di pessimismo dell'intelligenza, cercare di muoverci sul terreno della ricerca senza farci ingannare da scadenze apparentemente più vicine e invitanti, ma in realtà illusorie.
Se si pensa a una sinistra coerente e determinata sarà necessario, usando il massimo possibile di pessimismo dell'intelligenza, cercare di muoverci sul terreno della ricerca senza farci ingannare da scadenze apparentemente più vicine e invitanti, ma in realtà illusorie.
Non fermiamoci alla logica del potere seguendo
semplicisticamente una modernità priva di valori e di capacità di educazione
collettiva.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie