Il
salto è stato triplo carpiato in avanti con un altissimo indice di
difficoltà e il Movimento 5 stelle lo ha compiuto in brevissimo
tempo salendo sulle montagne russe della volatilità elettorale ormai
giunta, in Italia, a livello quasi parossistici: in 5 anni abbiamo
registrato spostamenti di milioni di elettrici ed elettori
affascinati da una macro-logica di "scambio politico" e
capaci di portare prima il PD(R) a 11 milioni di voti per poi ridurlo
alla metà circa, il M5S a 10 milioni anch'essi ridimensionati
seccamente molto alla svelta e ancora la Lega a 9 milioni di suffragi
nelle elezioni europee del 2019, 9 milioni di voti che
verificheremo quanto stabilmente acquisiti.
In
questo bailamme si sta tentando una operazione molto pericolosa per
la stabilità di un sistema politico fragile con i soggetti che lo
compongono in una fase di progressivo distacco da una qualche istanza
di radicamento sociale.
Un
sistema esposto a qualsiasi avventura sulla linea della "democrazia
illiberale" sostenuta da truculenti "narrazioni"
nell'esporre le quali l'unica abilità è quella retorica di
individuare il "capro espiatorio".
Così,
in particolare da parte del PD, si pensa di rimediare a questo stato
di cose attraverso una proposta di "ribaltone" o di
"rottura" del cosiddetto asse gialloverde: protagonista di
questa operazione dovrebbe essere il M5S o almeno una sua porzione,
considerata "di sinistra".
E'
il caso allora di ricordare la scaturigine di questo Movimento, la
sua nascita all'insegna del raccogliere quanto seminato sul terreno
dell'antipolitica prima dal centro destra populista e poi da un PD
nato per esaltare la governabilità e distruggere il concetto di
rappresentanza (in precedenza, beninteso, alla sublimazione di questo
concetto avvenuta con la segreteria Renzi).
Dunque:
come nasce il M5S nel momento in cui ad essi si sono accostati tutti
i personaggi che oggi stanno al governo o in posti di elevata
responsabilità istituzionale ?
Personaggi
che stanno tranquillamente giocando a quella che un tempo di
definiva "politica politicienne" esercitando un'autonomia
del politico di segno decisamente elitario, laddove ci ritroviamo in
una situazione dove si esercita un populismo senza popolo e una
politica elitaria, da "cerchio magico" senza élite
riconosciute e consolidate.
Oggi
nel pieno dell’esercizio da parte del M5S del “segno del comando”
è possibile approfondire l’analisi e convenire su di una
definizione di sostanziale omologazione al sistema attraverso
l'esercizio all’interno di esso di una forma precisa di nichilismo.
Nichilismo
inteso proprio nella versione nietzschiana della “volontà di
potenza".
Nietzsche
si contrappone in questa sua visione a quella di Schopenhauer che, ne
“Il mondo come volontà e rappresentazione”, appare ancora
nostalgicamente orientato al recupero del fondamento perduto
nell’opposizione tra mondo ideale e mondo sensibile.
Per
Nietzsche (ma anche nella pratica politica che è stata di Grillo,
nella fondamentale fase di passaggio della costruzione del Movimento)
si è ormai radicata una svalutazione dei valori tale da condurre a
quell’“oblio dell’essere” che trova la propria espressione
più radicale nel dominio della “tecnica di potenza”.
"Tecnica
di potenza" che si poteva pensare di poter esercitare
assolutizzando l'uso del web come strumento di convincimento
irrazionale di massa e quindi consegnando l'origine del potere a una
sorta di ente misterioso quasi trascendente (questo era il disegno
originario di Casaleggio sr.)
In
questo modo poteva
bastare
il dominio dell’ “io” sugli altri.
Gli
spazi interiori sono così sottratti alla potenza ordinativa del
Leviatano e la strategia decisionistica esce dallo schema del
paradigma della modernità, quello che aveva dato origine alla
democrazia nel suo significato più originario: fosse questa
democrazia “liberale” o “democrazia “socialista”.
Negli
atti politici concretamente fin qui compiuti il M5S ha teso, in un
primo tempo, a dimostrare l’inesistenza della mediazione politica:
salvo poi adattarsi per opportunità snaturando così l'idea che ci
si dirigesse verso un superamento di questo elemento di costrizione
nell’esercizio della loro forza assoluta.
Una
visione originaria che non si smarrisce, neppure quando il Movimento
sembra smentire clamorosamente sé stesso: anzi proprio nelle
smentite più radicali delle proprie note originarie emerge forte la
visione dell'inesistenza della mediazione politica e del ricorso, in
forma quasi primordiale, della "volontà di potenza".
Si
sovrappongono, nella forma comune di esercizio del comando, l’assenza
di riconoscimento della condizione comune e l’idea
dell’impossibilità di apertura di una forma di libertà politica
che limiti il potere del gruppo dominante.
Si
torna così alle origini, allo Stirner di “L’unico e la sua
proprietà” (1844): “ogni concetto ideale astratto che si
contrapponga alla concretezza irriducibile del singolo va destituito
secondo una prospettiva individualistica”.
L’individualismo
come punto di
fondo nel riconoscimento del M5S
:fonte
di un nichilismo fondato sul “bel gesto” dell’esercizio del
dominio sulle
masse chiamate ad assistere all'esercizio della "democrazia
recitativa".
Grillo
si era dimostrato portatore di una “antipolitica allo stato puro”:
l'esercizio di questa già definita "antipolitica" in
funzione di governo ha così aperto la strada alla situazione di
oggi.
Questo
è il punto di
filosofia politica:l'esercizio del "nichilismo politico"
come base fondativa che il M5S ha introdotto nell'esercizio del
governo ci ha portato in una funzione di totale svilimento del
sistema.
Uno
svilimento complessivo al riguardo del quale tutti saremo chiamati a
pagare un prezzo prima di tutto sul piano della possibilità di
esercizio della politica considerata fattore essenziale dello
sviluppo umano.
Quanto
tempo dovremo aspettare perché emerga un qualche segnale di
consapevolezza e di messa in opera di una riflessione e di un’azione
assolutamente controtendenza, non interna a questo quadro di vera e
propria distruzione della democrazia repubblicana?
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