DISSOLUZIONE CORROSIVA DEL LEGAME SOCIALE di Franco Astengo
Le osservazioni che seguiranno sono dedicate a commentare
due fatti molto gravi accaduti ieri e che hanno rimarcato ancora una volta la
consistenza etica e culturale di alcuni componenti di questo governo.
Il primo di questi fatti riguarda il Procuratore della
Repubblica di Torino e il Ministro dell’Interno: il magistrato, facendo
rilevare come un inopportuno tweet del Ministro avesse inficiato una delicata
operazione di polizia anti – mafia (mafia nigeriana, nella fattispecie) si è
sentito replicare con un “Vai in pensione”.
Il secondo episodio concerne l’inopinata sostituzione
(anticipata rispetto alla scadenza naturale) dei membri “non di diritto”del
Consiglio Superiore di Sanità (tra i quali si trovavano eminenti scienziati):
operazione analoga era già stata compiuta, qualche giorno avanti, con i
componenti dell’Agenzia del Farmaco.
La signora ministra
della Sanità ha giustificato l’operazione sostenendo come la sua intenzione
fosse quella di “aprire a nuove competenze” e inoltre “ di avere necessità di
disporre di pareri misurati al 100% con le sue opinioni politiche”.
A questo punto il commento più facile che viene alla mente è
quello di “prove tecniche di fascismo”.
Un accostamento questo al fascismo (almeno potenziale) che
ormai ricorre frequentemente in quella parte dell’opinione ormai minoritaria
più avanzata e coerente sul piano della tenuta democratica.
Si avverte però qualcosa di diverso e ancora di più
profondo.
Allo scopo di impostare un principio di riflessione nel
merito è stato possibile prendere spunto da un testo che, almeno in apparenza,
non c’entra nulla con l’argomento, almeno in origine.
E’ comparsa, infatti, sulle colonne del “Manifesto” una
recensione del nuovo libro di Lelio Demichelis “La grande alienazione” (Jaca
Book): recensione firmata da Benedetto Vecchi.
L’autore si misura con la grande trasformazione della
“rivoluzione del silicio” affrontando, come riferimento, tre grandi figure
della mitologia classica: Narciso, Pigmalione, Prometeo.
Queste tre figure rappresentano secondo l’autore
rispettivamente: “ L’edonismo di massa, la dissoluzione corrosiva del legame
sociale in nome di un sé sempre eccedente rispetto allo stare in società".
E ancora: la contraddittoria attitudine pedagogica scandita da un’evidente
propensione manipolativa e la spinta compulsiva a piegare la natura alle
necessità terrene, sfidando gli dei, i depositari delle verità ultime e prime
della vita, la società e gli umani”.
Su questa base si sviluppa, nel testo, una critica serrata
del tecno capitalismo, ponendo in rilievo il fenomeno irreversibile della
“colonizzazione” della vita privata e pubblica da parte della tecnica (con
riferimento preciso, si presume, agli algoritmi che dominano ormai la scansione
della nostra vita quotidiana imponendo un gran numero di scelte).
E’ evidente come i fenomeni in atto in Italia sul piano
politico come quelli ricordati in epigrafe, possano essere considerati come
provinciali e di secondaria importanza rispetto agli intendimenti dell’autore.
Nel testo della recensione di Vecchi, infatti, si annota un
dato del tutto fondamentale: quello di mutamento d segno nel ruolo di scienza e
tecnologia come manifestazione di un potere performativo della realtà.
Ricordato come ci sia
chi pensa di sostituire l’algoritmo al Parlamento, le argomentazioni appena
riportate colpiscono, se poste in relazione alla situazione che si sta vivendo
nel nostro paese.
Queste affermazioni colpiscono perché misurate a una
degenerazione del confronto politico e della qualità nella convivenza civile
intesi quali fenomeni protrattisi nel tempo e oggi giunti a una dimensione
davvero inquietante.
In particolare deve essere sottolineata quest’affermazione: ”
L’edonismo di massa, la dissoluzione corrosiva del legame sociale in nome di un
sé sempre eccedente rispetto allo stare in società”.
Scomponendo questa frase si ottiene un’efficace fotografia
dello stato di cose in atto.
Prima di tutto, nell’attualità, si nota come il sé “sempre
eccedente” si è collegato in un progetto politico il cui collante è
rappresentato da quello che in passato ci si è permessi di definire “individualismo
competitivo”.
Appunto “l’individualismo competitivo” come progetto
politico, questa è la prima annotazione da rilevare: ne deriva, infatti,
l’eccesso di bramosia del potere.
Una bramosia del potere che non deriva semplicemente
dall’idea della “sostituzione generazionale” ma è qualcosa di ben più profondo
e insidioso.
In secondo luogo “l’edonismo di massa”: troppo semplice da
spiegare in relazione alla società dell’apparire e del consumismo individualistico
così come tante volte era stato individuato da quei critici che avvertivano da
tempo gli scricchiolii della dissoluzione sociale.
L’esito del combinato disposto tra “individualismo
competitivo” (figlio del sé sempre eccedente) e “l’edonismo di massa” è proprio
quella “ dissoluzione corrosiva del legame sociale”.
Lo sfrangiamento
della società appare essere la cifra che contraddistingue quella parte più
reattiva della società politica italiana che ha individuato l’onda accumulando
consensi in tempi rapidissimi.
E’ evidente come un grande contributo proprio sul piano
della rapidità nell’accumulazione del consenso sia stato fornito dalla
velocizzazione del messaggio comunicativo fornito dalle novità tecnologiche
insorte nell’ultimo decennio.
Ci troviamo in fase dove sembra comparire l’egemonia
strutturale della sovrastruttura.
Così si esaltata la bio – politica fino trasformarla in
parte decisiva della dilagante “democrazia recitativa” che qualcuno intende
trasformare nel nuovo ibrido teorico della cosiddetta “democrazia illiberale”
nella quale proprio l’io recitante sostituisce il potere accompagnando le pulsioni
primordiali di un individualismo che si esprime senza contrappesi né etici, né
politici.
Questi fenomeni non sono nati ieri, almeno nella situazione
italiana, e sono molto diversi dal totalitarismo novecentesco.
Si ravvisano
specificità provenienti direttamente dalla fase della lunga transizione
italiana seguita all’implosione del sistema dei partiti verificatasi a cavallo
degli anni’90 del XX secolo.
Servirebbe un progetto alternativo a questo procedere di un
fenomeno che giustamente viene definito come di vera e propria alienazione di
massa: in tutta sincerità all’orizzonte però di questo progetto alternativo
collocato a dimensione sistemica non se ne vede che qualche pallida traccia.
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