SINISTRA
Care compagne e cari compagni,
Mi rivolgo al gruppo di interlocutrici/ori che per via di
mail si è raccolto e corrisponde verso la proposta di dialogo
“Gramsci/Matteotti” proposta qualche mese fa da Felice Besostri e da chi scrive
queste poche righe.
In precedenza a un discorso di definizione dell’orizzonte
politico che cercherò di riassumere in poche righe sottolineo la necessità
quanto mai urgente di realizzare un incontro di livello nazionale fra quanti
intendono davvero partecipare a un discorso di vera e propria “ricostruzione” a
sinistra.
Ricostruzione da realizzarsi sia sul piano dei riferimenti
teorici, dei contenuti progettuali, dell’organizzazione della soggettività.
Nella logica seguita per la stesura del documento
“Gramsci/Matteotti” mi permetto allora di rivolgermi all’ARS e all’associazione
per il socialismo nel XXI secolo al fine di promuovere questo necessario
appuntamento di dibattito e di riflessione collettiva.
Ai mezzi di comunicazione di massa ci si può permettere di
chiedere spazio sufficiente per lanciare l’iniziativa e consentirle un ancorché
minimo affaccio pubblico, così come dovrebbe essere rivolto un invito al
confronto alle forze politiche esistenti nell’area della sinistra.
Le ragioni di questa necessità intrecciata all’urgenza sono
presto spiegate: da più parti (compresi i più recenti sondaggi elettorali) si
segnala come sia in atto, nel nostro Paese, una forte polarizzazione a destra d
alla quale è necessario rispondere con una altrettanto netta posizione di sinistra,
basata su contenuti fortemente innovativi ma collocata nel solco della grande
storia della sinistra italiana nelle sue principali componenti.
Appaiono evidenti i motivi di questa rinnovata radicalità a
destra, mentre si stentano a trovare forme simmetricamente analoghe a sinistra,
esposte con la stessa forza e chiarezza.
Ebbene a noi tocca cercare questa forza e questa chiarezza
partendo da un’autonomia di pensiero e di identità politica posta anche sul
piano organizzativo.
Il discorso sulla politica delle alleanze e sulla tensione
verso il governo andrà aperto (in questo senso i riferimenti storici ci saranno
sicuramente d’aiuto) nel momento in cui qualità progettuale e massa critica
presente nella società consentiranno una presenza tale da giustificare un
intervento a tutti i livelli, incluso quello elettorale.
Il nodo da sciogliere sul piano teorico – progettuale è
quello della modificazione delle fratture sociali così come queste sono state
considerate negli ultimi decenni.
Come scrive Jean Paul Fitoussi, che pure auspica il recupero
di politiche keynesiane. Il rilancio non passa più dagli investimenti
infrastrutturali fisici, bensì da quelli immateriali – relazionali,
antropogenetici e indica nei settori della socialità, della cultura, della ricerca,
dell’ambiente i nuovi settori di riferimento, quelli nei cui ambiti investire
le risorse pubbliche.
Tutto questo può rappresentare certamente la base per il
rilancio di una politica di sinistra che rappresenti anche la base per un
recupero di incisiva presenza della nostra tradizionale parte politica.
Pur tuttavia in conclusione non si può a far a meno di
sottolineare come la riconoscibilità reciproca tra i diversi punti di rottura
sociale, quelli legati all’antica “contraddizione principale” e quelli moderni
legati alle “fratture post – materialiste” sia rappresentato dal concetto di
sfruttamento.
Tutti o quasi hanno
smarrito il senso profondo di quel concetto nell’assunzione del suo significato
più radicale: quello di collocare la contraddizione principale al centro di un
nuovo intreccio sulla base del quale esplorare inedite forme di sfruttamento
che riguardano proprio l’ambiente, la contraddizione di genere e quant’altro
possa allargare la platea sottoposta al dominio della vera frattura che attraversa
la modernità spaccandola e costruendo imperi fondati sulla disuguaglianza.
La vera “frattura principale” è ancora rappresentata
dall’eterna faglia sociale che divide sfruttati e sfruttatori e la
consapevolezza di questo fatto deve essere il nostro punto di partenza.
Grazie per la vostra attenzione
Franco Astengo
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