LA DURA REPLICA DELLA REALTA’ di Franco Astengo
La vicenda “Arcelor Mittal / Ilva” appare paradigmatica
della difficoltà per l’Italia di trovare una quadratura di governo nei tempi
bui della “democrazia recitativa”.
Una forma di esercizio della democrazia ormai portata al
parossismo della comunicazione immediata collocata al posto della visione dei
processi di fondo e della conseguente capacità progettuale (prima ancora che
programmatoria).
Una storia che viene da lontano e che, va detto per onestà
intellettuale, non può essere assegnata in carico ai governanti di oggi: nel
caso specifico il riferimento è rivolto a scelte compiute fin dagli anni’80 (se
non prima) del secolo scorso quando, per cause varie concomitanti e in gran
parte dovute a scelte politiche sbagliate, si andò quasi all’azzeramento della
presenza pubblica nei settori industriali strategici: quei settori che
producevano cose che, come sostenevano gli operai dell’Ansaldo, l’indomani non
si sarebbero comprate al supermercato (e, aggiungiamo, neppure negli
autosaloni).
L’Italia, proprio nel momento in cui firmava il trattato di
Maastricht e si apprestava (con governi che mettevano davvero “le mani nelle
tasche dei cittadini) ” a entrare nell’euro accusava il colpo di un incolmabile
deficit sul piano industriale non avendo affrontato i termini dell’innovazione
in diversi settori presentando complessivamente un know-how insufficiente e un
ritardo decisivo nello stabilire un rapporto tra presenza industriale e
sostenibilità ambientale in grado di affrontare la grande contraddizione che
presentava nella modernità l’intreccio appena citato.
Non si ricostruiscono qui tutti i passaggi avvenuti nel
tempo e che hanno portato alla situazione attuale:passaggi attraverso i quali
si è pervenuti a una sostanziale assenza di una minima capacità di governo
posta appena al di fuori dalla banalità della propaganda.
Appaiono essere queste le principali ragioni per le quali ci
stiamo trovando in questa condizione di totale incapacità della politica a
fronteggiare situazioni complesse :
1) Il
distacco verificatosi nel tempo dell’intreccio tra cultura e politica e la
subalternità dimostrata dalla classe dirigente verso la tecnocrazia imperante .
Ai tecnocrati e ai lobbisti loro braccio armato conveniva assolutamente si
smarrissero appunto le coordinate politiche. Una visione ideologica quella del
primato della tecnica che ha prodotto egemonia eversiva contribuendo fortemente
al fenomeno dello sfrangiamento sociale;
2)
Da una
dichiarazione di Massimo D’Alema :”Al
tempo stesso, abbiamo sottovalutato che il capitalismo non regolato può avere
effetti devastanti sull’equilibrio naturale. L’espandersi senza freni di un
capitalismo globale ha portato all’accumularsi di diseguaglianze sempre meno
contrastate sul piano politico.”
A complicare ulteriormente questo quadro già così complicato
sono intervenuti altri fattori posti sul piano ideologico e mutuati, da un
lato, dal “sovranismo” e dall’altro dalla “decrescita felice”.
Così ci si è rifugiati nell’idea dell’autosufficienza per
parti ristrette del Paese nelle quali i modelli istituzionali appaiono essere
quelli protezionistici – corporativi.
Egualmente, da un altro versante, si cercano di ignorare le
ragioni di nuove possibilità di sviluppo e si tende a rifiutare ogni soluzioni che
dovrebbero comportare un’esigenza di progettualità innovativa. Meglio dire di
no sempre e comunque. Contemporaneamente si è aperta una fase di
“neo-assistenzialismo”.
Lo smottamento di tutti i soggetti di intermediazione,
partiti, sindacati, associazioni, non è stato dovuto soltanto a una volontà
superiore che reclamava il “decisionismo” ma a un adeguamento voluto dal gruppo
dirigente (largo) dell’Italia per arrivare ad affogare ogni capacità
progettuale nel grande mare del personalismo.
Un personalismo in ascesa nel nostro sistema politico dopo la
forte promozione ricevuta in una fase egemonizzata dal “conflitto d’interessi”
e arrivato al punto della creazione di veri e propri “partiti personali”.
In parallelo alle profonde modificazioni subite dal sistema
politico cui si è già accennato, nella società dello spettacolo crescevano le
male piante del razzismo, dell’intolleranza, dell’insofferenza ai vincoli
dettati dal rispetto della Costituzione . Cedevano il passo i partiti ridotti a
mera sede di ospitalità per cordate con il potere unica meta (questo il
significato vero della “vocazione maggioritaria”) e di “antipolitica” usata per
scalare la più vecchia e trita delle “politiche”, quella della cosiddetta
“bassa macelleria” con tanto di riuso del Manuale Cencelli.
Nella consapevolezza di aver trascurato in questa analisi i
riflessi (fondamentali) di quanto avvenuto sul piano internazionale non resta
che trarre alcune conclusioni:
1) Il dramma
dell’ILVA è il dramma dell’Italia ma le cause non stanno solo e semplicemente
nelle pieghe del contratto stilato con Arcelor – Mittal. Le cause di questa
difficoltà risalgono perlomeno a 40 anni fa attraverso l’adozione di scelte che
francamente non possono essere giudicate altro che sbagliate o comunque
insufficienti (liquidazione dell’IRI, Maastricht, gestione del dopo – muro,
difficoltà a realizzare la realtà delle nuove contraddizioni post -
materialiste);
2) L’attuale
governo sta dimostrando un’assoluta debolezza nel tentare di fornire un
indirizzo coerente allo stato di cose in atto. Una situazione derivante, anche,
da una crisi strutturale del quadro dirigente del Paese, nel frattempo nel
corso fase di passaggio dalla “Repubblica dei Partiti” in poi tutto cresciuto all’ombra di quella che è
stata definita “democrazia recitativa” in rapporto a una società corrosa
dall’individualismo competitivo. Tutto questo fino al delirio di questi giorni
sul piano del “revisionismo storico”. Un esempio del corrompimento morale che
alberga nel Paese e che sta compromettendo la stessa visione politica;
3) E’
completamente assente, nell’insieme del quadro politico italiano, un’espressione
di sinistra capace di rimettere in campo quella visione progettuale e quella
effettiva direzione di marcia posta in
un quadro di “visione storica”che avevano rappresentato le caratteristiche
della sinistra legata al movimento operaio.
Per progettare il futuro serve una valutazione sulla sinistra del
passato indipendentemente se la
collocazione dei suoi due principali partiti (comunista e socialista) fosse all’opposizione
oppure al governo. Una valutazione di ciò che è stata la sinistra italiana da
sviluppare urgentemente avendo di fronte adesso una necessità di ricostruzione.
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