MIGRANTI: MURI E ACCOGLIENZA di Franco
Astengo
E’ appena uscito, rivelato da Global
Trends, l’annuale report dell’Unhcr sulle migrazioni nel
mondo.
La cifra globale delle persone che si
trovano in un altro Paese rispetto qa quello d’origine per sfuggire a guerre,
violenze, persecuzioni, malattie, povertà assome a circa 70 milioni di
individui.
Nel 2018 le persone costrette a migrare
sono state 13,6 milioni dei quali il 50% non ha ancora compiuto 18
anni.
Soltanto il 16% di questa grande massa
ha trovato asilo nei paesi sviluppati.
I principali paesi da cui si fugge sono
questi (e con queste cifre):
Siria 6,7 milioni; Afghanistan 2,7
milioni, Sud Sudan 2,3 milioni, Myanmar 1,1 milioni, Somali 1
milione.
I paesi che accolgono
sono:
Turchia 3,7 milioni, Pakistan 1,4
milioni, Uganda 1,2 milioni, Suda 1,1 milioni, Germania 1,1
milione.
In proporzione però il paese di maggior
accoglienza è il Libano che ospita un rifugiato ogni sei
cittadini.
Intanto emerge un nuovo punto di crisi
ed è il Venezuela da cui, solo nel 2018, sono partite oltre 3 milioni di persone
ad un ritmo di 5.000 al giorno. Persone che cercano rifugio nei paesi
dell’America Latina e dei Caraibi anche se si è aperto, da questo punto di
vista, un nuoov fronte di migrazione aerea verso la Spagna e l’Italia
(migrazione che avviene pagando regolarmente il biglietto e senza bisogno di
visto).
Cosa succede nel resto
d’Europa?
Se consideriamo gli sbarchi su tutte le
coste europee, tra il 1 gennaio e il 31
dicembre 2018 sono arrivati via mare in Europa 121.755 migranti
(nel 2017 furono 172.301).
La Spagna è ormai
di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare,
con 64 mila arrivi nel 2018. Il numero delle
persone in arrivo, in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle
enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, era già aumentato nel
2017, arrivando a 22 mila persone, numero
triplicato nel 2018. In Spagna arriva un’umanità varia di
diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio,
Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente
(Siria).
In Grecia sono
arrivate 33 mila persone, circa tremila in
più del 2017. L’accordo con la Turchia del 2016 ha fermato l’esodo di massa di
profughi siriani, iracheni e afghani verso l’Europa che aveva portato al milione
di arrivi in Grecia tra marzo 2015 e marzo 2016. Da allora in Grecia l’afflusso
si è stabilizzato intorno ai due-tremila arrivi al mese; arrivano soprattutto
siriani, afghani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.
Secondo i dati
Unhcr,
tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2018 sono sbarcate in
Italia 23.371 persone.
I giornali titolano che questi sono i
frutti della “politica del muro” di Trump, si può aggiungere che si tratta di un
fenomeno derivante da due fattori coincidenti e intrecciati: la guerra e lo
sfruttamento globale, fuori e dentro i paesi sottosviluppati (difficile oggi
parlare, come si faceva un tempo, di paesi in via di
sviluppo).
E’ necessario prestare attenzione alla
cifre riguardanti all’Italia di fronte a un fenomeno di percezione distorta
indotta da una propaganda politica basata su semplificazioni negative, che ha
fatto breccia fino a conquistare, in tempi di debolezza culturale, sociale,
istituzionale, una parte rilevante del paese.
La classe politica di un Paese di 60
milioni di abitanti non è in gradodi rispondere a quella che non appare
assolutamente essere un’emergenza né sul piano logistico, né sul piano
economico.
E’ importante diffondere i dati reali,
far prendere coscienza, affrontare il fenomeno (pur complesso, difficile) nella
sua reale dimensione e attraverso l’espressione di politiche concrete e non di
esorcismi verbali buoni ai fine di raccogliere facile
consenso.
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