mercoledì 19 giugno 2019

MIGRANTI: MURI E ACCOGLIENZA

MIGRANTI: MURI E ACCOGLIENZA di Franco Astengo
E’ appena uscito, rivelato da Global Trends, l’annuale report dell’Unhcr sulle migrazioni nel mondo.
La cifra globale delle persone che si trovano in un altro Paese rispetto qa quello d’origine per sfuggire a guerre, violenze, persecuzioni, malattie, povertà assome a circa 70 milioni di individui.
Nel 2018 le persone costrette a migrare sono state 13,6 milioni dei quali il 50% non ha ancora compiuto 18 anni.
Soltanto il 16% di questa grande massa ha trovato asilo nei paesi sviluppati.
I principali paesi da cui si fugge sono questi (e con queste cifre):
Siria 6,7 milioni; Afghanistan 2,7 milioni, Sud Sudan 2,3 milioni, Myanmar 1,1 milioni, Somali 1 milione.
I paesi che accolgono sono:
Turchia 3,7 milioni, Pakistan 1,4 milioni, Uganda 1,2 milioni, Suda 1,1 milioni, Germania 1,1 milione.
In proporzione però il paese di maggior accoglienza è il Libano che ospita un rifugiato ogni sei cittadini.
Intanto emerge un nuovo punto di crisi ed è il Venezuela da cui, solo nel 2018, sono partite oltre 3 milioni di persone ad un ritmo di 5.000 al giorno. Persone che cercano rifugio nei paesi dell’America Latina e dei Caraibi anche se si è aperto, da questo punto di vista, un nuoov fronte di migrazione aerea verso la Spagna e l’Italia (migrazione che avviene pagando regolarmente il biglietto e senza bisogno di visto).
Cosa succede nel resto d’Europa?
Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2018 sono arrivati via mare in Europa 121.755 migranti (nel 2017 furono 172.301).
La Spagna è ormai di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare, con 64 mila arrivi nel 2018. Il numero delle persone in arrivo, in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, era già aumentato nel 2017, arrivando a 22 mila persone, numero triplicato nel 2018. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente (Siria).
In Grecia sono arrivate 33 mila persone, circa tremila in più del 2017. L’accordo con la Turchia del 2016 ha fermato l’esodo di massa di profughi siriani, iracheni e afghani verso l’Europa che aveva portato al milione di arrivi in Grecia tra marzo 2015 e marzo 2016. Da allora in Grecia l’afflusso si è stabilizzato intorno ai due-tremila arrivi al mese; arrivano soprattutto siriani, afghani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.
Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2018 sono sbarcate in Italia 23.371 persone.
I giornali titolano che questi sono i frutti della “politica del muro” di Trump, si può aggiungere che si tratta di un fenomeno derivante da due fattori coincidenti e intrecciati: la guerra e lo sfruttamento globale, fuori e dentro i paesi sottosviluppati (difficile oggi parlare, come si faceva un tempo, di paesi in via di sviluppo).
E’ necessario prestare attenzione alla cifre riguardanti all’Italia di fronte a un fenomeno di percezione distorta indotta da una propaganda politica  basata su semplificazioni negative, che ha fatto breccia fino a conquistare, in tempi di debolezza culturale, sociale, istituzionale, una parte rilevante del paese.
La classe politica di un Paese di 60 milioni di abitanti non è in gradodi rispondere a quella che non appare assolutamente essere un’emergenza né sul piano logistico, né sul piano economico.
E’ importante diffondere i dati reali, far prendere coscienza, affrontare il fenomeno (pur complesso, difficile) nella sua reale dimensione e attraverso l’espressione di politiche concrete e non di esorcismi verbali buoni ai fine di raccogliere facile consenso.

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