25 APRILE ANTIFASCISTA di Franco Astengo
“Violenze e sopraffazioni di minoranze etniche.
Fanatismi. Nazionalismi galoppanti. Clamorose retromarce persino rispetto ad
assodate verità scientifiche, oscurantismo e
bigottismo”.
Questo è il quadro di vero e proprio deterioramento
culturale e morale dentro il quale ci troviamo a vivere in questa drammatica
fase della storia.
Il ritorno di un’ideologia di tipo fascista fa parte
oggettivamente di questo vero e proprio “ arretramento
storico.”
E’ il caso, allora, di rammentare non semplicemente cosa
è stato il fascismo ma di sottolineare quanto ne persista nella
realtà.
Veri e propri rigurgiti fascisti si avvertono anche a
livello di schemi culturali, di comportamenti a livello di massa, di opzioni
politiche concrete.
Rigurgiti fascisti che avanzano senza ricevere quel
contrasto che meriterebbero.
La situazione attuale, nella quale si stanno
riproducendo soprattutto i temi deteriori del razzismo, deve essere affrontata
attraverso l’indicazione costante della negatività assoluta dei principi che il
fascismo ha rappresentato, comparando con grande attenzione ciò che avvenne
allora con la realtà di oggi.
E’ necessario ricordare che la Resistenza non è stata il
derby tra fascisti e comunisti.
Serve allora un 25 aprile non ecumenicamente “afascista”
di generica unità nazionale, ma un 25 aprile
antifascista.
Ricordando prima di tutto chi ha costruito
l’antifascismo nell’Italia del ventennio.
Rammentando allora:
1) Quale era la composizione sociale e politica di gran
parte dei condannati dal Tribunale Speciale;
2) La composizione sociale e politica dei 135.000 eroi che
votarono contro nel plebiscito fascista del 1929. Erano quelli tempi nei quali
il popolo purtroppo aveva ancora bisogno di eroi;
3) La composizione sociale e politica degli italiani che
combatterono in Spagna nelle brigate internazionali dalla parte della
Repubblica;
4) I luoghi dove si alimentò ancora, anche nei momenti più
duri e del delirante consenso al regime, l’antifascismo
militante;
5) La composizione sociale e politica delle migliaia di
deportati a Mauthausen dopo lo sciopero del 1 marzo 1944 e giorni seguenti fino
alla razzia di Genova del 16 giugno 1944
6) Ancora la composizione sociale e politica delle brigate
partigiane, dei GAP, delle SAP, dei gruppi di difesa della donna, del Fronte
della Gioventù.
7) Di fronte a chi si arresero i tedeschi a Genova: unica
città d’Europa dove avvenne quel fatto straordinario dell’arrendersi delle
truppe germaniche davanti ai partigiani.
Soprattutto è necessario ricordare come la ricchezza dei
contenuti e delle forme di lotta espressa in quel momento dalla classe operaia
risultò assolutamente determinante per conseguire l’obiettivo primario
dell’abbattimento del fascismo e della vittoria sul
nazismo.
Da quella classe operaia sorse la Resistenza e nacquero
la Repubblica e la Costituzione.
Una Costituzione inapplicata per lunghi anni: anche
questo è un dato da ricordare.
Nella fase dell’immediato dopoguerra durante il
complesso periodo della riconversione dell’industria bellica, della
ricostruzione del Paese, dei tentativi di consolidamento della democrazia, la
classe operaia e contadina pagò ancora un tributo di sangue, nell’occupazione
delle fabbriche e delle terre: da Portella della Ginestra a Modena, da Melissa a
Montescaglioso, da Avola a Battipaglia fino all’estate del ’60, quando a Reggio
Emilia, Licata, Palermo, Catania furono uccisi dalla Polizia operai antifascisti
scesi in piazza per protestare contro un governo sostenuto dagli eredi del
fascismo.
Tutto questo itinerario storico non può essere confuso
dentro accenni generici.
La Resistenza va ricordata nella sua realtà e
nell’interezza della dimensione sociale e politica.
Per fare questo efficacemente serve la memoria: occorre
coagulare il ricordo in storia, il
radicarsi della memoria nel vivo dei processi sociali e
politici.
La nostra forza, infatti, nel voler riaffermare i valori
di una Comunità è rappresentata dalla memoria attiva.
Quella memoria attiva che ci consente ancora di
affermare come il 25 aprile sia la data più importante della storia
d’Italia.
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