In
conclusione dei diversi sviluppi d’analisi intorno agli esiti delle elezioni
regionali 2015 si può ben affermare come, valutato l’esito delle liste di
sinistra e il nuovo aumento dell’astensione, appare evidente l’esistenza di uno
spazio politico per una formazione adeguatamente strutturata a sinistra.
Ben inteso
le ragioni di questa, che è una vera e propria, necessità e urgenza risalgono non
tanto e non solo al quadro dei numeri elettorali ma alla realtà di una
situazione economica e sociale sempre più drammatica per le classi lavoratrici
e i ceti maggiormente tartassati dalla gestione capitalistica e da una
situazione internazionale contraddistinta da pericoli di guerra e dal ruolo
soffocante dell’Europa.
In Italia
inoltre è ormai in funzione un Regime che, attraverso la nuova legge elettorale
e le modifiche costituzionali, punta a consolidarsi come “Partito Unico”
gestito da una minoranza assetata di potere ed espressione del “peggio” che si
è accumulato negli anni della controffensiva di destra avviatasi fin dagli
anni’80 del XX secolo.
Una
minoranza che tollera il razzismo ma non le lotte dei lavoratori.
Una
minoranza che tende a perpetuarsi indipendentemente dal consenso popolare quale
vero e proprio braccio armato di una feroce gestione del ciclo fondata
sull’intensificazione dello sfruttamento (job act) e il segno di un “comando”
diffuso a tutti i livelli (com’è nella cosiddetta “buona scuola”).
Non
ingannino i dati sull’occupazione: segnale, appunto, del processo di
intensificazione dello sfruttamento in corso.
Opposizione,
Alternativa, Partito Comunista: sono questi i punti sui quali far ripartire il
confronto a sinistra.
Il tema è
quello dell’ autonomia culturale e politica, della tensione verso l'espressione
di egemonia, del progetto di alternativa di società, dell'opposizione
complessiva alla ferocia capitalistica, dell'unità politica da realizzarsi
sulla base della riconoscibilità delle fratture sociali materialiste e post-materialiste.
Un tema che
è necessario svolgere anche e proprio nel campo della rappresentanza politica,
perché è la rappresentanza politica che si intende definitivamente cancellare
per sostituirla con il “segno del comando” del Capo e della sua corte che parlano
direttamente alle masse.
Il discorso
riguarda il complesso dei corpi intermedi attivi in una democrazia avanzata e
progressiva.
L’idea di un
rilancio del Partito Comunista si colloca, dal nostro punto di vista, proprio
al centro di questa articolazione del confronto permanente tra società e
politica, esprimendosi appunto sul terreno di una rappresentanza di carattere
generale, identitaria, non corporativa.
Un tema che abbiamo cercato di sollevare con
forza, nel corso di questi anni, in varie sedi e che va ripreso con altrettanta
forza e urgenza.
Si tratta di
non disperdere del tutto il grande patrimonio teorico e politico accumulato dal
movimento operaio italiano nel corso della sua storia e assieme di ricercare la
capacità, oggi, di ritrovare nella lotta le basi teoriche e politiche
necessarie per innovare questo percorso ritrovando identità, forza
organizzativa, capacità di espressione politica a tutti i livelli e in tutte le
sedi possibili, compresa quella delle istituzioni e della vocazione unitaria
con l’insieme dei soggetti politici di opposizione e di alternativa che
vorranno mettersi in campo nel corso di questo difficile frangente storico.
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