La vastità, complessità, profondità della corruzione
imperante in Italia sui temi dell’amministrazione pubblica, rivolta in
particolare ai temi più sensibili nell’opinione pubblica come in questo caso
quello dei migranti, suscita in generale reazioni di strumentalizzazione
politica sulle quali andrebbe aperta una riflessione di fondo.
Il dato evidente è che “La Destra, genera la Destra” in un
rigurgito di propagandismo e strumentalizzazione razzista che ben si confà all’imperante
speculazione tangentizia e oltre, che contraddistingue questa fase.
L’unica risposta diversa sembra essere quella di una sorta
di “pietas cristhiana” mentre manca totalmente una capacità di espressione non
semplicemente moralista ma politica ispirata ai valori dell’eguaglianza,
all’analisi dei rapporti economici, a un’idea in materia prodotta dalla
sinistra.
Una sinistra che vive un vuoto culturale e politico che ben
si evidenzia drammaticamente proprio in decisivi frangenti come quello che
stiamo vivendo e che si traduce nell’assoluta assenza di rappresentanza,
proposta, capacità d’aggregazione, messa in campo di soggettività.
Cogliamo così il frutto perverso di un abbandono di
identità, principi, espressione di valori, organizzazione avvenuto nel corso di
questi anni e che ha lasciato spazio non tanto e non solo all’avversario, ma al
peggio del peggio sul piano dell’individualismo, dell’egoismo, della voglia di
sopraffazione sull'altro, di espressioni di imperio che pensavamo superati nel
corso della storia.
E’ tornato il fascismo, nella pienezza del suo orrore, e
grandi responsabilità toccano in questo senso ha chi ha pensato di muoversi
all’interno del quadro politico alla ricerca di una presunta “governabilità”
intesa quale il nuovo Santo Graal, ispirandosi proprio ai teorici della
conservazione, quelli che all’indomani della caduta del muro di Berlino
proclamarono appunto la “fine della storia”.
Questo spostamento a destra ha avuto, poi, la sua
sublimazione con il governo Renzi che tiene assieme due elementi fondativi di
questo quadro: la spregiudicatezza assoluta nella gestione del potere e la
volontà pervicace di espressione di un nuovo, presunto, “superuomo”.
Il tutto naturalmente ridimensionato ai tempi e ricordando
Marx: “la storia quando si ripete, si ripete in farsa”.
Non è il caso però di scherzarci sopra: i rischi sono tutti
lì pronti ad aspettarci sui terreni della dilagante immoralità della funzione
pubblica esercitata attraverso un potere incontrastato sul piano teorico e
politico.
Huntington, Von Hayek, Fukuyama, Friedman, Carl Schmitt, sono
I numi ispiratori di questa proiezione politica dell’assolutismo legato al
malaffare posto all’interno di un quadro europeo nel quale domina il
capitalismo monetarista erroneamente inteso come “neoliberismo” verso il quale
il semplice “anti” proprio non funziona, come dimostra proprio il “caso Grecia”
e il ruolo del governo di Syriza.
Modelli teorici che hanno trovato da tempo un’applicazione
concreta nel famoso documento sulla “Rinascita Nazionale” redatto nel 1975
dalla P2 di Livio Gelli e che oggi rappresenta il punto di riferimento della
destra all’assalto delle migliori condizioni di sfruttamento da parte dei
padroni e delle istituzioni democratiche per trasformale e piegarle in senso
autoritario.
La destra non può che produrre
destra sempre più estrema e vociferante al servizio del capitalismo rampante:
non a caso il modello sociale, delle relazioni sindacali e industriali è ormai
il modello “Marchionne”.
In questo senso varrebbe la pena
svolgere una riflessione: un tempo la CGIL e il PCI calcolavano l’importo dei
profitti complessivi dell’industria ponendoli in relazione alla crescita dei
salari e dell’occupazione. Questo tipo di statistiche è stato completamente
dimenticato e gli indicatori usati sono ben altri: spread, indice di borsa e
PIL (quest’ultimo quanto di più fallace e ingannatore possa esistere).
Considerato anche che sono emersi
altri elementi da prendere in considerazione nella possibilità di valutare lo
stato reale dell’economia legati alle cosiddette contraddizioni
“post-materialiste”: inquinamento, occupazione del suolo, assetto del
territorio.
Sono stati abbandonati tutti i
presidi teorici che avrebbero potuto rappresentare la base per una politica
alternativa, sia sul versante socialdemocratico, sia su quello marxista,
rinunciando anche, sempre per restare al “caso italiano” a quanto di identità
positiva era stato prodotto dal nostro movimento operaio nel corso degli anni.
Non entro nel dettaglio: penso
alle idee di intervento pubblico in economia, di programmazione, di stato
sociale, di democrazia avanzata e progressiva.
Ci troviamo dentro ad una
difficile “guerra di posizione”, in una fase che è tutta difensiva.
Sarebbe necessario uno scatto in
avanti, una raccolta di forze, una rielaborazione teorica e politica:
l’impressione è che manchino i soggetti vitali, i “ragazzi con le magliette a
strisce” del Luglio’60.
Forse, nel “mare magnum”
dell’indifferenza attesista che sembra colpire gran parte della società
italiana e che rappresenta la base di argilla del fragile gigante del
governativismo personalistico si nascondono i soggetti, le forze, da richiamare
alla riflessione, alla lotta, alla politica in nome della nostra identità e dei
nostri valori storici.
Qualcuno vorrà provarci?
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