sabato 23 dicembre 2023

RESPIRARE IL MONDO

 

RESPIRARE IL MONDO di Franco Astengo


Nei giorni in cui si sta definitivamente acclarando l'impotenza dell'ONU a intervenire fattivamente nella tragedia palestinese un articolo di Carlo Rovelli ("Corriere" 23 dicembre) traccia un quadro complessivo degli eventi bellici in corso nel mondo.

Prendo a prestito dal suo articolo alcuni dati e ve li offro come strumento di riflessione:

dall'inizio dei diversi conflitti il numero dei morti ammonta in Myanmar a 200.000; Palestina - Israele 50.000; insurrezioni nel Maghreb 50.000; conflitti interni in Messico 350.000; Russia - Ucraina 200.000; Etiopia 500.000; Sudan 12.000; Colombia 450.000; Afghanistan 2 milioni; Somalia 500.000; Congo 900.000; Nigeria 95.000 più 360.000 provocati da Boko Haram; Iraq 1 milione; Sud Sudan 400.000; Siria 500.000; Yemen 370.000, Libia 15.000, omettendo altre tragedie giudicate "minori". Sullo sfondo, da non dimenticare, le guerre balcaniche di dissolvimento della Jugoslavia con centinaia di migliaia di morti e fenomeni di "pulizia etnica" di dimensione tale da ricordare la seconda guerra mondiale. Il contenzioso tra Venezuela e Guayana (in mezzo terre ricche di materiali indispensabili al progresso tecnologico) minaccia di coinvolgere il Sud America in questa drammatica spirale.

Due miliardi di persone, quasi uno su quattro, vivono in paesi coinvolti in conflitti.

Le spese militari globali hanno superato i 2.200 miliardi di euro l'anno, cresciute del 4% tra il 2022 e il 2023.

L'Europa ha realizzato, tra il 2022 e il 2023, il 13% di incremento delle spese militari: il più alto negli ultimi trent'anni.

Il risultato è quello di un impoverimento generale nel quale si accentuano le disuguaglianze tra i grandi trust dell'illusione tecnologica e la vita della gente comune e di un ritorno alla filosofia della distruzione completa del nemico, nel pieno della logica enunciata a suo tempo da Carl Schimtt.

Appare così evidente il fallimento dell'idea della "fine della storia" e i disastri combinati dagli USA "solo gendarme del mondo" e dalla formazione delle "coalizioni di volenterosi" egemonizzati dall'Occidente, cui la sinistra europea ha irresponsabilmente fornito un contributo come in Iraq, Afghanistan, Balcani.

Si stanno spostando equilibri in direzione contraria a una visione multipolare delle relazioni internazionali, anzi si va verso una ricostituzione di blocchi per certi versi inedita tra BRICS e un Occidente che si vorrebbe schiacciato sull'egemonia USA.

Si profilano elezioni europee al riguardo delle quali ci si dovrebbe augurare di uscire dalle beghe domestiche del MES utilizzate a fini riguardanti la miseria della vanità di qualcuna/o, ma non si voterà soltanto in Europa: il 4 novembre 2024 si deciderà la presidenza USA, ma in precedenza si voterà per suffragare il rinnovo della presidenza di Putin in Russia, l'anno elettorale si aprirà il 13 gennaio con il voto a Taiwan (tre candidati divisi sul grado o meno di apertura verso Pechino), in aprile e maggio si voterò anche in India la più grande democrazia del mondo e si andrà alle urne anche in Indonesia, Iran, Corea del Sud, Sud Africa.

Eppure si fatica a porre all'ordine del giorno il tema della pace rispetto alla guerra e quello della garanzia possibile proveniente da istituzioni sovranazionali rinnovate nella loro capacità di iniziativa superando antiche schemi come quello di alleanze militari ormai destinati soltanto a perpetuare il conflitto.

Forse nella miseria della contesa politica italiana andrebbe ricordato il Grande Bardo: "Ci sono più cose in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia".

Un sistema politico bassamente provinciale come quello italiano, attaccato all'ossequio alla NATO e indifferente alle vittime dei naufragi dei disperati che fuggono dalle guerre, avrebbe bisogno davvero di una boccata d'ossigeno, di respirare il mondo.



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