Ringraziando Livio Di Tullio per l'inoltro della nota di Casadio di ricostruzione delle complesse vicende legate alla trasformazione della legislazione sul lavoro a partire dagli anni'90 mi permetto alcune schematiche considerazioni dopo una lettura sicuramente schematica del testo in questione:
1) Come mi pare sia comunque sotteso nell'intervento di Casadio la trasformazione della legislazione sul lavoro principia fin dagli anni'80 sulla base di tre punti fondamentali: il passaggio verso l'Unione Europea poi suffragata dal trattato di Maastricht e le relative implicanze sul piano economico con l'obiettivo della moneta unica; l'attacco alla scala mobile; la chiusura dell'IRI e dell'impianto delle partecipazione statali in alcuni settori industriali decisivi come la siderurgia accettando la logica dei distretti del "made in Italy" e della "fabbrichetta del sciur Brambilla" ed ignorando ogni esigenza di programmazione della politica industriale;
2) Alla base di tutto questo si trovava un grande problema sociale e un altrettanto grande problema politico: il problema sociale era quello dell'egemonia liberista imperante nella fase sul modello reaganian - tachteriano al riguardo del quale ci si limitò ad una impostazione difensiva, succube culturalmente ed erroneamente definita "riformista"; il problema politico era rappresentato da una presunta necessità di modernizzazione del sistema superando quello imperniato sui grandi partiti di massa e sulla conventio ad excludendum (sia a destra, sia a sinistra). Su questo secondo punto un grande contributo venne da Tangentopoli e dalla Caduta del muro di Berlino. Superamento del sistema imperniato sui grandi partiti di massa che si accompagnava allo smantellamento della concentrazione industriale nella grande fabbrica e all'affrontamento del deficit pubblico facendone pagare il ridimensionamento quasi per intero al lavoro salariato dipendente (vedi accordo Amato/Trentin 1993). Passaggi politici decisivi sotto questo aspetto: scioglimento del PCI in nome dello "sblocco del sistema politico"; sistema elettorale orientato al bipolarismo; occupazione dello spazio lasciato libero da DC e PSI da un soggetto populista - personalistico come Forza Italia favorevole al bipolarismo e all'alternanza; caduta della "conventio" anche a destra; CGIL sganciata dal rapporto diretto con i partiti con l'autonomia sindacale identificata con la "concertazione".
3) Vale una frase di Gino Giugni (che non a caso Casadio indica assieme a Ciampi e a Prodi come uno dei principali epigoni di questo nuovo corso) " La concertazione «è ben più di una mera tecnica di mediazione nell'area delle relazioni pluralistiche, è uno strumento fondamentale per risolvere il problema della governabilità fondata sul consenso; e questo nei regimi democratici, fondati sull'alternanza fra forze politiche di diverso orientamento, è il modo per assicurare alla maggioranza politica la continuità»
4) Non si può dimenticare il quadro internazionale in quel momento fondato su tre elementi: "la fine della storia" post-caduta del Muro; l'assunzione liberista attraverso l'idea dell'Ulivo Mondiale e l'accostamento alla presidenza Clinton e al "New Labour" di Blair; l'idea che ad Est si fosse aperta la strada per una vera e propria "cuccagna" del mercato senza valutare cosa accadesse sul serio nella concentrazione di capitali e di potere (su terreni strategici) che stava avvenendo nei paesi dell'ex-blocco sovietico
5) Il modello della concertazione era quello del "Washington Consensus" promosso da FMI, Banca Mondiale e Tesoro USA. Modello condensato da Williamson in 10 punti:
a)Una politica fiscale molto disciplinata volta a evitare forti deficit fiscali rispetto al PIL (poi interpretata in Europa come "austerity")
b)Il riaggiustamento della spesa pubblica verso interventi mirati: si raccomanda di limitare "i sussidi indiscriminati" e di favorire invece interventi a sostegno della crescita e delle fasce più deboli, come le spese per l'istruzione di base, per la sanità di base e per lo sviluppo di infrastrutture
c)Riforma del sistema tributario, volta all'allargamento della base fiscale (intesa come somma globale delle singole basi imponibili) e all'abbassamento dell'aliquota marginale
d)Tassi di interesse reali (cioè scontati della componente puramente inflattiva) moderatamente positivi
e)Tassi di cambio della moneta locale determinati dal mercato
f)Liberalizzazione del commercio e delle importazioni, in particolare con la soppressione delle restrizioni quantitative e con il mantenimento dei dazi ad un livello basso e uniforme
g)Apertura e liberalizzazione degli investimenti provenienti dall'estero
h)Privatizzazione delle aziende statali
i)Deregulation: abolizione delle regole che impediscono l'entrata nel mercato o che limitano la competitività, eccetto per quel che riguarda le condizioni di sicurezza, di tutela dell'ambiente e di tutela del consumatore e un discreto controllo delle istituzioni finanziarie
l)Tutela del diritto di proprietà privata
6) Nella sostanza la rinuncia ad un modello sindacale fondato sulla conflittualità sociale, la remissione dal modello di economia - mista e della dismissione dell'intervento statale in economia nei settori strategici; la "vocazione maggioritaria" nel sistema politico; l'ingresso in Europa considerata soltanto dal punto di vista economicista a pensiero unico senza pensare a puntare prioritariamente ad un sistema politico europeo (fallimento accordo di Nizza sulla Costituzione; aggiustamento soltanto parziale con il trattato di Lisbona) così possono essere riassunti, ridotti all'osso, i punti sui quali si è aperta la strada alla situazione che poi, a cavallo della crisi dei subprime 2007-2008 (vero punto strategico di caduta dell'impianto "liberista" dei democratici USA, del "New Labour" e del PDS italiano) si sarebbe concretizzata in seguito. Uno stato di cose che si è accompagnato con l'idea dell'esportazione forzata della democrazia ecc,ecc. Questo fino alla presidenza Trump e oggi al ritorno ad una tensione di ripristino verso la logica dei blocchi. Nel frattempo, in Italia, si è smantellata l'illusione concertativa, si è resa di precarietà assoluta la condizione del lavoro subordinato aprendo la strada a sacche enormi di sfruttamento, lavoro nero, evasione fiscale, il welfare è stato quasi distrutto e sostituito da bonus e voucher, è fallita l'operazione "Regioni" (depredando prima di tutto la sanità pubblica) tentata per avvicinare la Lega con la modifica del titolo V (aprendo la strada a rischi per la stessa unità nazionale); si è posta in grande difficoltà la scuola pubblica, non si è realizzata una effettiva democratizzazione a livello di Unione Europea; è stata regalata una grande maggioranza alla destra attraverso la cieca elaborazione di modelli di formula elettorale ancora ancorati alla vecchia idea della "vocazione maggioritaria"; sono stati duramente attaccati i corpi intermedi e "in primis" il sindacato che si è cercato di ridurre a semplice soggetto erogatore di assistenza tentando anche di eliminarne la presenza sui luoghi di lavoro (dottrina Marchionne); si è alimentata la spirale razzistica; l'appoggio a governi di "larghe intese" costruiti su trasformismi di varia natura ha alimentato la disaffezione della politica strumentalizzata rovinosamente dal M5S e poi base di una crescita esponenziale dell'astensionismo alle elezioni, astensionismo praticato soprattutto dai settori più deboli della società.
7) E' mancata una risposta politica coerente anche verso momenti di mobilitazione difensiva molto forti (restando in Italia penso all'articolo 18) che l'avrebbero richiesta.
8) Il resto sarebbe troppo lungo da analizzare: oggi si scrive di asse pacifista - laburista con al centro l'ipotesi di una CGIL che - riassumo arbitrariamente - assumerebbe veste propriamente "politica" accanto al mondo cattolico orientato su solidarietà, accoglienza ai migranti, disarmismo. Segnalo questo soltanto a titolo di cronaca
Scusate la ricostruzione molto abborracciata.
Franco Astengo
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