IDEOLOGIA E MOVIMENTO REALE di Franco Astengo
" L'inizio è sempre un movimento sociale reale e sulla base di questa constatazione il pur indispensabile strumento teorico è sempre un movimento reale".
Così Carlo Galli nel suo "Ideologia" il Mulino recensito da Paolo Favilli ("Il Manifesto" 13 gennaio) .
Favilli più avanti annota (dopo aver analizzato l'aspetto di "vacillazione" - da Etienne Balibar - della dialettica tra due poli in tensione) " La marxiana critica dell'economia politica, ad esempio, ha in sé non ovviamente nelle scolastiche che ne sono derivate una struttura oscillante? In realtà la critica dell'economia politica è aspetto fondamentale della critica dell'ideologia. Si tratta, infatti, di una vera e propria "cesura epistemologica" nel modo di pensare tanto economia che pensiero economico. Anche nel momento attuale, sul piano teorico, l'unica antitesi scientifica alla fase in corso di totalitarismo neoliberista".
Totalitarismo neoliberista frutto di un dominio assoluto dell'ideologia: così si conclude la recensione di Paolo Favilli.
Tutto questo ragionamento si pone per intero all'interno di un quadro ideologico e assieme di un riferimento direttamente politico, partendo dal nesso: " strumento teorico e movimento reale".
La critica dell'economia politica può ancora essere prendendo da "Lavoro salariato e capitale" : "il rapporto fra il lavoro salariato e il capitale, la schiavitù dell'operaio, il dominio del capitalista".
Se concretamente questo elemento di base, della critica al rapporto dominio/schiavitù come fondamento della critica dell'economia politica può rappresentare l'unica antitesi scientifica da opporre al totalitarismo neoliberista allora possiamo ritenere di disporre di quello strumento teorico che come si diceva all'inizio diventa movimento reale.
Il movimento reale ha però bisogno di uno strumento di intermediazione che rappresenti e raccolga la complessità delle contraddizioni in un recupero di innovazione dell'intreccio tra struttura e sovrastruttura esprimendo soggettività politica.
Ancora una volta non si può che ribadire come lo strumento di intermediazione e di rappresentanza non può che essere altro di una organizzazione politica, il "Partito", che accoglie e sviluppa la tesi dello sfruttamento come fondativa e si propone l'antitesi al totalitarismo del dominio.
La condizione materiale di scontro nel quale ci stiamo ritrovando nella fase recupera istanze perdute che appaiono come quelle espresse ai primordi dell'organizzazione del movimento operaio al tempo della prima e della seconda rivoluzione industriale :critica dell'economia politica intesa come visione alternativa del progresso tecnologico e revisione profonda del processo di antropizzazione e del sistema di relazioni sociali.
Si reclama, insomma, una "alternativa sistemica".
In questo quadro "l'identità tattica" del soggetto politico rimane ancora tutta da discutere in ragione delle esperienze accumulate nel tempo, ma una dimensione "socialista" degli obiettivi non può che partire dalla constatazione della necessità di questo scontro inteso in senso lato: sfruttamento versus dominio.
Insomma: la vera antitesi per costruire l'effettiva rappresentanza sapendo che l'espressione dell'ideologia è "movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti".
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