mercoledì 13 aprile 2022

ALPINI: LA MEMORIA DIVENTA REVISIONISMO STORICO

 

ALPINI: LA MEMORIA DIVENTA REVISIONISMO STORICO di Franco Astengo

Il nostro calendario civile si riempie di celebrazioni talvolta vuote, talvolta manovrate, il più delle volte celanti vere e proprie operazioni di "revisionismo storico".

Così tra le altre si è aggiunta un’altra giornata: la “Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini”.

La proposta di legge è stata approvata dal Senato nel corso della seduta di martedì 5 aprile 2022, praticamente alla unanimità: un solo astenuto e nessun contrario. La Camera aveva approvato in prima lettura la proposta nella seduta di lunedì 25 giugno 2019.

Composta da 5 articoli, la proposta di legge A.C. 622 prevede l’istituzione della "Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino" individuandola nella data del 26 gennaio di ciascun anno. Scopo del provvedimento è quello di tenere vivo il ricordo della battaglia di Nikolajewka, combattuta dagli alpini il 26 gennaio del 1943 e di promuovere «i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano» (articolo 1).

Allora è necessario precisare qualche punto e motivare perché questa scelta ci lascia almeno perplessi.

La battaglia di Nikolajewka è stata combattuta il 26 gennaio 1943 fra le truppe sovietiche, che difendevano la loro patria, e le forze residue dell’Asse l’avevano invasa, determinando un punto cruciale della ritirata e la decimazione dell’ARMIR (corpo di spedizione italiano).

Prendere come simbolo Nikolajewka, uno scontro disperato che permise ad alcune – poche – truppe di sfuggire all’accerchiamento sovietico, come simbolo, sembra un tentativo di far passare gli alpini quali vittime. E’ vero che i soldati italiani vennero decimati (morti nella neve, dispersi, presi prigionieri) ma furono vittime di chi?

Gli Alpini furono le vittime del regime fascista che per pure ragioni di presunto prestigio e ben sapendo della totale impreparazione del nostro esercito li aveva lanciati a fianco dei nazisti in una guerra d'invasione.

E' il caso di chiederci allora perché lo Stato repubblicano, nato dalle ceneri della dittatura e retto da una Costituzione antifascista, ha sentito il bisogno di ripescare un evento che si colloca pienamente e compiutamente all’interno di una guerra voluta dalla dittatura fascista.

Quella guerra fascista che si rivelò un disastro militare e che costò all’Italia la morte di oltre 80.000 uomini.

Inoltre per la celebrazione è stata scelta la data del il 26 gennaio, tentando anche un goffo collegamento con la Giornata della Memoria (27 gennaio).

E' bene allora ricordare che l’Italia fascista, allora il principale alleato europeo della Germania, partecipò alla campagna in qualità di aggressore , senza dimenticare che il fronte orientale fu anche il luogo dove ebbe inizio lo sterminio degli ebrei, luogo dove venne avviata la “soluzione finale”, poi compiutasi soprattutto all’interno della Polonia occupata.

Viene da chiedere perché, fra le tante occasioni in cui gli alpini compirono atti di coraggio – ad esempio durante la Prima guerra mondiale – e importanti interventi di soccorso civile (come nel caso del disastro del Vajont del 1963 o del terremoto del Friuli del 1976, soltanto per fare due esempi) sia stata scelta proprio la data del 26 gennaio.

Se si è trattato di una casualità, ciò dimostrerebbe un vero e proprio vuoto culturale da parte di chi ha proposto questa scelta che, invece, sembra proprio legata al ritorno ad una sorta di afflato nazionalistico.

L’Italia prosegue sul cammino della negazione della storia (come era già avvenuto con il "Giorno del Ricordo”) sull’onda di un in una inaccettabile distorsione della nostra memoria collettiva.





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