Ai compagni Vincenzo Vita, Alfonso Gianni, Felice Besostri
Cari compagni, alcune osservazioni emerse nel corso della riunione di presidenza dell’ARS di questa mattina mi hanno spinto a qualche considerazione sull’attualità politica.
Perdonate la rozzezza e il disturbo che di arreco (tenevo soprattutto rispetto a Vincenzo a precisare sul M5S, poi mi sono un po’ portato fuori tema)
Il successo elettorale del Movimento 5 stelle si è verificato, prima di tutto, in un quadro di fortissima volatilità elettorale e di vuoto politico, difatti ha seguito un andamento altalenante dagli oltre 8 milioni e mezzo di voti del 2013 scesi a poco più di 5 milioni alle europee 2014 (dato questo poco ricordato) fino ai 10.700.000 del 2018, poi ridimensionati ai 4 milioni e mezzo delle europee 2019. Attualmente, almeno a mio giudizio i sondaggi sopravvalutano il movimento: nell’insieme delle elezioni regionali e amministrative svolte tra il 2019 e il 2021 nel corso delle quali si sono espressi oltre 15 milioni di voti validi (potremmo considerarlo un test riguardante la metà dell’elettorato con al voto grandi Regioni e grandi Città) il M5S ha ottenuto circa un milione e quattrocentomila voti pari al 9,23%.
Ascese e discese elettorali del Movimento hanno coinciso con la presenza o meno nell’arena politica di soggetti capaci di imporsi mediaticamente attraverso “incitamenti populisti” : la presenza di Renzi nel 2014 drenò voti già 5 stelle verso il PD, Salvini nel 2019 drenò voti 5 stelle verso la Lega.
Il successo del 2018 è stato dovuto a due fattori concomitanti: quello definibile sbrigativamente “dell’antipolitica” e quello dello “scambio politico” efficace, in particolare al Sud, attorno alla questione del reddito di cittadinanza.
Incassati i quasi 11 milioni di voti e arrivati al governo non c’è stata una minima capacità di costruire radicamento territoriale e (sempre mia impressione) addirittura molto labili i rapporti clientelari realizzati attorno alla figura dei singoli parlamentari: tanto è vero che si è mantenuto il gap tra voto nazionale e voto per le ragioni e le amministrazioni locali (in questo ha mostrato anche la corda la democrazia diretta e la “politica” esercitata attraverso il web).
Le dinamiche sistemiche in atto hanno evidentemente tolto al Movimento 5 stelle il proscenio dell’antipolitica e l’impoverimento complessivo generato dalla situazione economica&sanitaria renderà molto meno efficace il tema del reddito di cittadinanza.
Se riflettiamo sul dato dell’assenza di capacità di costruire dimensione territoriale è facile pensare ad un’ulteriore frana elettorale rivolta ,sicuramente, in parte verso l’astensione.
L’inasprirsi della situazione economica e il tema del “perimetro Draghi” che si vorrebbe indicare in precedenza alle elezioni come elemento fondativo di una forma di governo diversa da quella costituzionale assieme allo sfibramento sociale in atto (al di là degli esiti dell’emergenza sanitaria) porteranno con ogni probabilità a un secco spostamento verso la destra di opposizione.
Nell’ipotesi di adozione di un sistema elettorale proporzionale FdI potrebbe disporre della “chance” di rappresentare il partito di maggioranza relativa e cercare così di ricostituire il centro destra sotto la propria tutela.
Sono queste le prospettive che abbiamo di fronte nel dover scegliere quale atteggiamento assumere in occasione delle elezioni 2023 che si avvicinano a grandi passi.
Riassumendo:
1) ”Perimetro Draghi”: dentro a questo possibile assetto di impostazione della campagna elettorale ci sta la prospettiva del mutamento della forma di governo (presidenzialismo/semi presidenzialismo/cancellierato);
2) Nel caso del proporzionale l’acquisizione della maggioranza elettorale da parte di FdI porterebbe, con qualche probabilità, alla formazione di un governo di destra/destra.
A sinistra, ovviamente, si tratterà di scegliere tra lo stare dentro il “perimetro Draghi” accettandone il risvolto cui ho cercato di accennare per contrastare l’ascesa di destra o la ricerca di una rappresentanza parlamentare “autonoma” da quello schema.
Aggiungo : proprio in ragione di molte delle motivazioni ascoltate nel caso di una scelta per una via a sinistra svincolata dal “perimetro Draghi” (che naturalmente non coinciderà con una sola lista ma che vedrà comunque il PD capofila) si profila, da un lato la visione del assembramento populista (Bevilacqua/De Magistris), dall’altra l’alleanza rosso – verde (Sinistra Italiana /Europa Verde) che così congegnata rischia di essere schiacciata sulla “transizione ecologica” ( e oggettivamente attirata nell’agenda Draghi). Senza contare che ci sarà la falce e martello di un’alleanza Rif. Com e PC (Rizzo) che pare sia in fase di preparazione (vedi convegno sull’Unità dei Comunisti).
Mi auguro che di questa partita (delicata e fondamentale, perché continuo forse ingenuamente a ritenere la presenza parlamentare decisiva per poter continuare un certo tipo di discorso( anche se so benissimo che non potrà nascere da lì l’auspicata soggettività politica) si possa discuterne produttivamente e in serenità.
Un caro saluto
Franco Astengo
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