lunedì 7 febbraio 2022

30 ANNI MAASTRICHT

 

30 ANNI MAASTRICHT di Franco Astengo


Sono passati trent’anni dalla firma del Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992. Di fatto l’ultima grande tappa istituzionale dell’Unione Europea, elaborata allora nel quadro di una congiuntura politica favorevole. Dopo la caduta del Muro, la storia economica e politica dell’Europa si è fondata totalmente su quell’intesa.


Dalla crisi ucraina ai temi economici, dalle migrazioni all’emergenza sanitaria sulla “questione europea”oggi è necessario aprire in profondità un confronto politico.

Un confronto che deve estendersi al tema della democrazia politica nell’Unione e al ruolo del Parlamento Europeo rispetto a Consiglio e Commissione.


Il rifiuto del sovranismo deve essere condotto al punto da riaprire questo tipo di discorso abbandonato da tempo e non sostituibile da semplici azioni rivendicative legate a “single issue” che rischiano di restare relegate nel corporativismo (anche quando apparentemente riguardano temi universali).


Non dimenticando che ci troviamo di fronte, nella sostanza, ad una riedizione neo-atlantica (fu sulla base dell’atlantismo e del riarmo della Germania che nacquero i primi strumenti sovranazionali in Europa, compresa la CED clamorosamente bocciata dalla Francia).

Qualsiasi discorso di ricostruzione nella sinistra a livello nazionale deve misurarsi proprio sulla dimensione europea costruendo a quel livello una visione.

Una visione che dovrebbe avere al centro la questione della pace elaborando una proposta politica a dimensione sovranazionale: senza risalire a Zimmerwald e Kienthal ricordiamo l’idea neutralista dei socialisti negli anni’50, l’ipotesi di una zona smilitarizzata al centro del Vecchio Continente, la complessa storia dell’opposizione all’installazione dei missili USA all’inizio degli anni’80, la presenza – in allora – di un articolato movimento pacifista di cui oggi non si hanno notizie.

Naturalmente da queste note non possono venire proposte adeguate salvo ricordare come Maastricht abbia rappresentato il punto di svolta fondamentale anche per la politica interna di un paese come l'Italia.

Forse vale la pena soltanto di sottolineare la necessità di una adeguata attenzione per una riflessione accurata da verificarsi all'interno del nuovo quadro geo politico globale che si sta affrontando semplicisticamente attraverso il filtro di schemi forse già superati.

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