AMMINISTRATIVE 2021: PIÙ' PAURE CHE IDEE NELL'EMERGENZA DELLA CRISI di Franco Astengo
Il "Corriere della Sera" (giovedì 29 luglio) ha dedicato un servizio alle prossime elezioni amministrative.
Turno elettorale di cui non si conosce ancora la data dopo il rinvio avvenuto in primavera a causa della recrudescenza della situazione sanitaria.
Si dovrebbe votare a Roma, Torino, Milano, Napoli, Bologna ma anche a Benevento, Varese, Trieste, Novara e in altre città capoluogo compresa Savona.
Al proposito il Corriere titola proprio "Più paure che idee" prendendo spunto da una lettera del presidente dell'ANCI, il sindaco di Bari Decaro, dedicata a una sorta di crisi vocazionale che sembra attraversare la potenziale classe dirigente del nostro Paese portando - nella sostanza l'incarico di Sindaco a un basso indice di attrazione.
A circa trent'anni dalla modifica della legge elettorale per i Comuni che portò all'elezione diretta del Sindaco è il caso allora di ricordare come non sia stata aperta una riflessione di fondo attorno ai mutamenti avvenuti nella trama istituzionale del nostro Paese.
La legge sull'elezione diretta dei Sindaci fu approvata nel 1993 seguendo la legge 142/90 sull'autonomia statutaria: ci si trovava allora all'inizio di un ciclo di riforme attraverso le quali, proprio nella fase del disfacimento dell'impianto fondato sui partiti a integrazione di massa, si cercava di "accompagnare" due fenomeni emergenti: quello della personalizzazione (esasperato proprio dalla appena ricordata crisi verticale dei partiti e dall'entrata in scena del mix "partito - personale"; "partito - azienda") e quello del federalismo /devolution fatto irrompere dalla Lega Nord sulla scena del nostro sistema politico e maldestramente recepito dal centro - sinistra in una logica di " inseguimento" arrivata fino alla negativa riforma del titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001, in chiusura di legislatura.
Per ragioni di economia del discorso si tralascia, in questa occasione, un'analisi più compiuta di ciò che avvenne in quella fase: l'elezione diretta anche del Presidente della Regione (causa di una profonda modificazione nella natura stessa dell'Ente), la riduzione della Provincia a ente di secondo grado, l'incauta abolizione delle circoscrizioni nelle Città, tanto per fare degli esempi in un quadro nel quale il successivo avvento del M5S con l'idea della democrazia diretta e dell'uno vale uno ha finito con lo svilire il ruolo delle istituzioni; favorita la perdita di senso dell'operato dei consessi legislativi e deliberativi; introdotta la concentrazione della disponibilità di firma in figure monocratiche anche a livello dirigenziale e non solo politico: non dimenticando la modifica del concetto di separazione tra politica e amministrazione e la conseguente esasperazione del ruolo dei dirigenti.
Tutti fattori, quelli sopra elencati, che stanno all'origine della logica della "paura".
Non sembra più nella disponibilità delle forze politiche la capacità di avviare una riflessione complessiva posta anche sul piano istituzionale su come potrà prefigurarsi l’orizzonte di una Città all'interno della perdurante crisi sanitaria.
Nell'articolo del "Corriere" si accenna alla centralità della Città e ci si sofferma sulle idee di smart - city solidali e di "depositi di identità per una nuova connessione territoriale e sociale".
In realtà sono in atto fenomeni che richiederanno profonde trasformazioni proprio nella capacità d’indirizzo nel governo della cosa pubblica. Sviluppo alcuni esempi: lo spostamento “fisico” nella possibilità di utilizzo di servizi sociali; l’innalzamento di qualità nella sostenibilità ambientale dei centri urbani; l’adeguamento dei centri storici alle esigenze di un turismo di qualità e dimensione diversa rispetto a quello rutilante del consumismo di massa; un tipo di ristrutturazione urbana per costruire un’offerta di case in modo tale da rendere appetibile la possibilità di trascorrervi molto più tempo di quanto non fosse in passato; un’attrezzatura culturale e sociale adeguata a una inedita offerta di tempo libero; la fluidità dei trasporti collettivi; l’equilibrio tra il centro e le periferie cittadine.
Ritorno su di un argomento già affrontato in passato :prima di tutto dobbiamo tornare a considerare la città come “ la nicchia ecologica della specie umana”.
Storicamente possiamo dire che la Città ha offerto grandi occasioni di evoluzione nella relazione tra ambiente e rapporti sociali, di fruizione degli strumenti di conoscenza, di avanzamento tecnico e scientifico.
In seguito sono state assunte scelte al riguardo delle quali non è possibile nasconderci dietro a un dito : non è possibile che la Città continui a pensare a sé stessa come ripiegata attorno ad espressioni di consumismo irragionevole che hanno causato, prima di tutto, un deperimento crescente dei nostri beni collettivi.
Non basta tornare a recitare vecchi slogan, del tipo : “La Città a misura di...”; sono cambiate troppe cose in una misura molto profonda.
Soprattutto sarà necessaria una seria rivisitazione dell'impianto istituzionale riflettendo, anche a livello locale, su alcuni punti essenziali che rendono fragile l'insieme del nostro sistema politico: ruolo dello Stato e rapporto centro /periferia; deficit di rappresentanza politica e crisi della governabilità; funzione decisionale e di orientamento sociale e culturale degli strumenti dell'innovazione comunicativa fin qui usati dalla politica in esclusiva funzione propagandistica.
Nel dibattito che si innesterà nella prossima scadenza elettorale amministrativa sarebbe utile che trovassero spazio i temi della strutturazione istituzionale e una riflessione, finalmente attenta, sui guasti della personalizzazione della politica e della conseguente elezione diretta.
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