LEGGE E GIUSTIZIA di
Alfonso Maurizio Iacono e FASCISMO TRASVERSALE TRA SOCIETA’ E POLITICA di
Franco Astengo
Mi permetto disturbarvi
inviando questo testo di Alfonso Maurizio Iacono (Filosofia a Pisa)
accompagnato in calce da una mia annotazione dal titolo “Il Fascismo
trasversale tra società e politica”. Il tutto al fine di contribuire a un
necessario dibattito sulla situazione, davvero preoccupante, che si sta
determinando essenzialmente sul terreno di quella che si può già cominciare a
definire come “Questione Democratica”.
LEGGE E GIUSTIZIA di
Alfonso Maurizio Iacono (Il Tirreno 15 ottobre 2018)
La repressione avanza e
si veste dei panni della legge. Non è vero che la legge s’identifica con la
giustizia. Molto, troppo spesso è vero il contrario. Giuristi, filosofi,
politici si sono da sempre preoccupati del conflitto tra legge e giustizia. La
sindaca di Lodi, escludendo i bambini extracomunitari dalla mensa, ha applicato
la legge, ma come la ha applicata? Perché si è accanita? Ha fatto la cosa
giusta? Il Viminale, che intende annientare l’esperienza di Riace, afferma di
volere applicare la legge, ma sta facendo la cosa giusta? La domanda la rivolgo
a tutti coloro che si appellano alla legge per giustificare queste azioni
moralmente vergognose. Non molti giorni fa ricordai le scuse che dopo
ottant’anni l’Università di Pisa e tutte le università italiane hanno fatto
alla Comunità ebraica per la promulgazione delle leggi razziali firmate nel
magnifico Parco di S. Rossore dal re Vittorio Emanuele III. Applicare quella
legge, cioè cacciare i professori e gli studenti ebrei dall’università,
favorendone anche la deportazione nei campi di concentramento nazisti, costò la
vita a migliaia di esseri umani. Qualcuno oggi ha forse il coraggio di dire che
fu una legge giusta? Trincerarsi dietro la legge e le regole, quando
l’ingiustizia è palese, appartiene al mondo di coloro che un tempo lontano
erano chiamati filistei. Non c’è niente di peggio che provare soddisfazione
nell’odio e nel disprezzo razzista nascondendosi dietro la legge da applicare.
Sappiamo tutti che c’è modo e modo di applicare la legge, proprio perché essa
va interpretata in ragione di fatti umani e sociali. Se i 49 milioni rubati dalla Lega saranno
pagati in comode rate di 100.000 euro l’anno senza interessi per ben ottant’uno
anni, è perché l’applicazione della legge ha avuto un’interpretazione
tollerante, giusta o sbagliata, ragionevole o insensata, compiacente o ridicola
che sia. Di sicuro, non c’è stato accanimento. Come mai l’applicazione della legge
che si abbatte su bambini innocenti e su un modello di accoglienza apprezzato
in tutto il mondo non contiene quegli elementi di tolleranza che hanno permesso
alla Lega di salvarsi dalla bancarotta dopo la truffa? L’accanimento è
evidente. Il razzismo non ha bisogno di coerenza, ma di giustificazione legale
per legittimare ciò che è palesemente ingiusto. La sindaca di Lodi e Il
Viminale potevano agire in modo ben diverso per applicare la legge, ma hanno
voluto accanirsi per dare un esempio. Unum
castigabis, centum emendabis: punirai uno, ne correggerai cento. Ironia
della storia! La sindaca di Lodi e il Ministro dell’interno sono dei veri
maoisti: colpirne uno per educarne cento, affermò Mao Tse Tung! Una frase che
non mi è mai piaciuta, profondamente antidemocratica e fondamentalmente
pericolosa perché spinge a quella forma perversa e mostruosa dell’educazione
che viene dettata dalla paura. Se c’è un momento in cui legge e giustizia si
allontanano fra loro è proprio quello delle punizioni esemplari che non a caso,
secoli prima dell’epoca di internet e di facebook,
sono sempre state accompagnate dallo spettacolo della punizione. Pensare che
nostri eroi come Socrate, Cristo, Giovanna D’Arco, Bruno, Galileo, Gramsci,
Mandela, vittime dell’applicazione di una legge ingiusta, siano lontane da quei
bambini e da quelle famiglie è l’essenza del filisteismo, quello stesso che
portò la maggior parte dei professori, degli studenti e dei cittadini italiani
a stare zitti di fronte alle leggi razziali. “Regolamenti e formule, questi
strumenti meccanici di un uso razionale, o meglio, di un abuso dei suoi doni di
natura, sono i ceppi di un’eterna minorità”, ha scritto Kant, colui che fece
della legge morale il suggello della nostra vita interiore. Ma su una cosa
aveva torto. Lo stato di minorità non è eterno, va combattuto e sconfitto.
FASCISMO TRASVERSALE TRA SOCIETA’ E POLITICA di Franco Astengo
In questo momento pare esistere soltanto il potere da esercitarsi per
il potere, senza opposizione politica e confronto con corpi intermedi (sia pure
di ispirazione corporativa): per far questo, tra l’altro, si escogitano anche
operazioni di puro svuotamento delle istituzioni, di ricentralizzazione autoritaria
dello Stato (del cui significato si è persa conoscenza ed esistenza).
Fuori da questo quadro di fascismo
trasversale si muove poco o nulla.
Il punto vero di novità mi pare quello del
passaggio da quello che ho cercato di definire come “fascismo traversale” che
alligna in M5S e Lega Nord e il richiamo al “fascismo in camicia nera” che sta
diventando patrimonio politico immediato da parte di soggetti pericolosamente
attivi all’interno del quadro complessivo di profonda sfiducia che esiste nel
rapporto complessivo tra i diversi settori della società italiana, le
possibilità di rappresentanza politica e le sempre più labili (dal punto di
vista della raccolta del consenso) rappresentanza istituzionali.
Un “fascismo trasversale” che non nasce
dal nulla come un fungo, bensì dallo sfrangiamento sociale, dall’individualismo
consumistico, dallo smarrimento culturale, dalla perdita di memoria, dalla resa
all’ineluttabile modernità che brucia tutto sull’altare dell’”adesso”, senza
prima e senza dopo.
Ed è dalla diffusione, prima di tutto
culturale, di questo “fascismo trasversale” che sorge direttamente il rilancio
del fascismo in camicia nera come abbiamo visto proprio in una città simbolo
della Resistenza come Savona, che si afferma prima di tutto nell’assuefazione
di massa dei suoi concetti portanti primi fra tutti quelli della sopraffazione
di classe e del razzismo.
La
constatazione più amara in questo frangente, riguarda l’assenza di volontà
politica verso la costruzione di una possibilità di contrasto posto
all’altezza delle contraddizioni che questo “fascismo trasversale” principiando
da una diffusione di valori portanti contrari e opposti ai disvalori
dominanti e diffusi dal “circo Barnum” della comunicazione di massa.
Così si determina il corto circuito tra
legge e giustizia che Iacono analizza nel suo intervento.
Intanto: Dum ea Romani parant
consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur (cfr. Livio, XXI, 7, 1).
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