martedì 16 ottobre 2018

LEGGE E GIUSTIZIA




LEGGE E GIUSTIZIA di Alfonso Maurizio Iacono e FASCISMO TRASVERSALE TRA SOCIETA’ E POLITICA di Franco Astengo
Mi permetto disturbarvi inviando questo testo di Alfonso Maurizio Iacono (Filosofia a Pisa) accompagnato in calce da una mia annotazione dal titolo “Il Fascismo trasversale tra società e politica”. Il tutto al fine di contribuire a un necessario dibattito sulla situazione, davvero preoccupante, che si sta determinando essenzialmente sul terreno di quella che si può già cominciare a definire come “Questione Democratica”.
LEGGE E GIUSTIZIA di Alfonso Maurizio Iacono (Il Tirreno 15 ottobre 2018)
La repressione avanza e si veste dei panni della legge. Non è vero che la legge s’identifica con la giustizia. Molto, troppo spesso è vero il contrario. Giuristi, filosofi, politici si sono da sempre preoccupati del conflitto tra legge e giustizia. La sindaca di Lodi, escludendo i bambini extracomunitari dalla mensa, ha applicato la legge, ma come la ha applicata? Perché si è accanita? Ha fatto la cosa giusta? Il Viminale, che intende annientare l’esperienza di Riace, afferma di volere applicare la legge, ma sta facendo la cosa giusta? La domanda la rivolgo a tutti coloro che si appellano alla legge per giustificare queste azioni moralmente vergognose. Non molti giorni fa ricordai le scuse che dopo ottant’anni l’Università di Pisa e tutte le università italiane hanno fatto alla Comunità ebraica per la promulgazione delle leggi razziali firmate nel magnifico Parco di S. Rossore dal re Vittorio Emanuele III. Applicare quella legge, cioè cacciare i professori e gli studenti ebrei dall’università, favorendone anche la deportazione nei campi di concentramento nazisti, costò la vita a migliaia di esseri umani. Qualcuno oggi ha forse il coraggio di dire che fu una legge giusta? Trincerarsi dietro la legge e le regole, quando l’ingiustizia è palese, appartiene al mondo di coloro che un tempo lontano erano chiamati filistei. Non c’è niente di peggio che provare soddisfazione nell’odio e nel disprezzo razzista nascondendosi dietro la legge da applicare. Sappiamo tutti che c’è modo e modo di applicare la legge, proprio perché essa va interpretata in ragione di fatti umani e sociali.  Se i 49 milioni rubati dalla Lega saranno pagati in comode rate di 100.000 euro l’anno senza interessi per ben ottant’uno anni, è perché l’applicazione della legge ha avuto un’interpretazione tollerante, giusta o sbagliata, ragionevole o insensata, compiacente o ridicola che sia. Di sicuro, non c’è stato accanimento. Come mai l’applicazione della legge che si abbatte su bambini innocenti e su un modello di accoglienza apprezzato in tutto il mondo non contiene quegli elementi di tolleranza che hanno permesso alla Lega di salvarsi dalla bancarotta dopo la truffa? L’accanimento è evidente. Il razzismo non ha bisogno di coerenza, ma di giustificazione legale per legittimare ciò che è palesemente ingiusto. La sindaca di Lodi e Il Viminale potevano agire in modo ben diverso per applicare la legge, ma hanno voluto accanirsi per dare un esempio. Unum castigabis, centum emendabis: punirai uno, ne correggerai cento. Ironia della storia! La sindaca di Lodi e il Ministro dell’interno sono dei veri maoisti: colpirne uno per educarne cento, affermò Mao Tse Tung! Una frase che non mi è mai piaciuta, profondamente antidemocratica e fondamentalmente pericolosa perché spinge a quella forma perversa e mostruosa dell’educazione che viene dettata dalla paura. Se c’è un momento in cui legge e giustizia si allontanano fra loro è proprio quello delle punizioni esemplari che non a caso, secoli prima dell’epoca di internet e di facebook, sono sempre state accompagnate dallo spettacolo della punizione. Pensare che nostri eroi come Socrate, Cristo, Giovanna D’Arco, Bruno, Galileo, Gramsci, Mandela, vittime dell’applicazione di una legge ingiusta, siano lontane da quei bambini e da quelle famiglie è l’essenza del filisteismo, quello stesso che portò la maggior parte dei professori, degli studenti e dei cittadini italiani a stare zitti di fronte alle leggi razziali. “Regolamenti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o meglio, di un abuso dei suoi doni di natura, sono i ceppi di un’eterna minorità”, ha scritto Kant, colui che fece della legge morale il suggello della nostra vita interiore. Ma su una cosa aveva torto. Lo stato di minorità non è eterno, va combattuto e sconfitto.

FASCISMO TRASVERSALE TRA SOCIETA’ E POLITICA di Franco Astengo
 In questo momento pare esistere soltanto il potere da esercitarsi per il potere, senza opposizione politica e confronto con corpi intermedi (sia pure di ispirazione corporativa): per far questo, tra l’altro, si escogitano anche operazioni di puro svuotamento delle istituzioni, di ricentralizzazione autoritaria dello Stato (del cui significato si è persa conoscenza ed esistenza).
Fuori da questo quadro di fascismo trasversale si muove poco o nulla.
Il punto vero di novità mi pare quello del passaggio da quello che ho cercato di definire come “fascismo traversale” che alligna in M5S e Lega Nord e il richiamo al “fascismo in camicia nera” che sta diventando patrimonio politico immediato da parte di soggetti pericolosamente attivi all’interno del quadro complessivo di profonda sfiducia che esiste nel rapporto complessivo tra i diversi settori della società italiana, le possibilità di rappresentanza politica e le sempre più labili (dal punto di vista della raccolta del consenso) rappresentanza istituzionali.
Un “fascismo trasversale” che non nasce dal nulla come un fungo, bensì dallo sfrangiamento sociale, dall’individualismo consumistico, dallo smarrimento culturale, dalla perdita di memoria, dalla resa all’ineluttabile modernità che brucia tutto sull’altare dell’”adesso”, senza prima e senza dopo.
Ed è dalla diffusione, prima di tutto culturale, di questo “fascismo trasversale” che sorge direttamente il rilancio del fascismo in camicia nera come abbiamo visto proprio in una città simbolo della Resistenza come Savona, che si afferma prima di tutto nell’assuefazione di massa dei suoi concetti portanti primi fra tutti quelli della sopraffazione di classe e del razzismo.
 La constatazione più amara in questo frangente, riguarda l’assenza di volontà politica verso la costruzione di una possibilità di contrasto posto all’altezza delle contraddizioni che questo “fascismo trasversale” principiando da una diffusione di valori portanti contrari e opposti ai disvalori dominanti e diffusi dal “circo Barnum” della comunicazione di massa.
Così si determina il corto circuito tra legge e giustizia che Iacono analizza nel suo intervento.
Intanto: Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur (cfr. Livio, XXI, 7, 1).



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