lunedì 10 febbraio 2025

RICORDO DI ALDO TORTORELLA: ANCORA SUL PCI

Nella prospettiva di un ricordo di Aldo Tortorella da svolgersi a breve e in relazione ad un dibattito che si è già aperto ho pensato utile farvi partecipi di un intervento che mi sono permesso di inviare alle compagne e ai compagni dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, oggi presieduta da Vincenzo Vita. La dolorosa occasione della scomparsa di Aldo Tortorella sta rappresentando un momento di apertura per un confronto non banale tra intellettuali e politici che hanno appartenuto all'area comunista: un confronto nel corso del quale si sta dimostrando come, a quel livello, la vicenda della trasformazione del partito (e relativa scissione) sia rimasta un problema irrisolto sul piano storico e su quello politico. Un tema quello del PCI e della sua fase conclusiva che ha influito moltissimo sul mutamento complessivo del sistema politico italiano e sulla natura dei suoi protagonisti collettivi contribuendo in misura decisiva alla chiusura della fase contrassegnata dalla "Repubblica dei Partiti" e dal passaggio ad un "predominio della governabilità". Intendere la governabilità come fattore esaustivo dell'azione politica collegata a una profonda trasformazione della struttura sociale dominata dall'avvento dell'individualismo competitivo e dal rifiuto della politica come fattore collettivo ha rappresentato l'elemento determinante che ha portato alla drammatica situazione attuale nel mancato riconoscimento dei processi di innovazione via via sviluppati dal capitalismo e relegando le forze progressiste in una sorta di insuperabile "eterno presente". Leggo che si sta pensando ad un ricordo di Aldo Tortorella incentrato sul suo lascito di pensiero e da svolgersi tra breve tempo. Occorre ricordare che quel pensiero è sempre stato posto in stretta connessione tra la politica e una forte base culturale: dovrebbe essere quindi l'ARS a farsi carico dell'impostazione complessiva. Tortorella aveva dedicato una parte fondamentale della sua vita all'associazione, nella cui definizione "per il rinnovamento della sinistra" risiedeva (e risiede) il nocciolo di un intendimento attraverso il quale il rifiuto della svolta e della liquidazione del partito si accompagnava a una riflessione sulla necessità di procedere a un rinnovamento radicale nella teoria e nella struttura della sinistra d'alternativa in Italia. Tutto questo bagaglio non può essere lasciato in deposito e considerato esclusivamente "vintage". Lo scioglimento del PCI avvenne, infatti senza approfondire e sviluppare quegli aspetti peculiari dell'elaborazione e della politica dei comunisti italiani che erano sostanzialmente alternativi al modello sovietico, ma, al contrario, ponendo in atto una generica rottura con la tradizione comunista : rottura generica che, come si vedrà più avanti, fu accolta anche da coloro i quali, nell’opposizione alla svolta, pretesero di intitolarsi una “Rifondazione” che, poi, sul piano teorico e politico non è mai arrivata a determinare una sintesi tra conservazione, movimentismo, rapporto con il quadro politico , terminando così nel limbo dell'attuale irrilevanza (anche sociale non solo politica) Tortorella aveva letto quel passaggio della liquidazione del partito comunista con grande lucidità e la sua opposizione magistralmente illustrata nella relazione svolta al XIX congresso a Bologna per conto della mozione promossa da Ingrao e Natta fu di una proposta di ridefinizione di un concreto rinnovamento di identità e non certo di una mera conservazione nominalistica (come del resto l'opposizione di altri pur provenienti da angolazioni diverse all'interno dell'area comunista: penso alla relazione di Magri "il nome delle cose" svolta nel decisivo seminario di Arco dell'ottobre 1990, ma non solo). Nella furia iconoclasta di quei mesi le ragioni della svolta furono, probabilmente, ancora più profonde di quelle che fin qui abbiamo analizzato: stavano nella crescente subalternità ideale e culturale, e di conseguenza anche politica, che già negli anni precedenti era venuta caratterizzando le posizioni di una parte del gruppo dirigente del PCI che - da opposte sponde - aveva contribuito ad isolare Berlinguer nell'ultima fase della sua segreteria. La preoccupazione fondamentale, per una parte del gruppo dirigente comunista, sembrava essere diventata quella di trovare un decoroso approdo nella grande famiglia dei partiti socialdemocratici europei e di riuscire, finalmente, a infrangere in Italia la “conventio ad excludendum”. "Conventio ad excludendum" che intendeva infrangere attraverso lo "sblocco del sistema politico" un'altra parte del gruppo dirigente affannato in una ricerca di "nuovismo" aderente all'idea di una generica alternanza di governo interna al sistema e da realizzarsi esclusivamente attraverso la modifica del sistema elettorale in senso maggioritario (da qui l'adesione immediata alla sbornia referendaria promossa da Mario Segni) e personalistico ( con l'elezione diretta dei Sindaci e poi dei Presidenti di Regione: vero apripista per il modello trasportato a livello nazionale da Silvio Berlusconi), In questa prospettiva fu sottovalutata la crisi complessiva del sistema politico italiano, già prossimo a franare su se stesso per ben diversi motivi dalla mancata alternanza, ossia a  causa del montare dell'onda di Tangentopoli, dalla crescita ogni altra previsione della protesta leghista antesignana del qualunquismo marca "5 stelle", dell'esplodere del deficit pubblico al di là di ogni ragionevole livello di guardia, dalla sottoscrizione dei trattati di Maastricht in pura chiave monetarista e da una superficiale capacità di lettura degli effetti sul piano geopolitico globale della caduta del cosiddetto "socialismo reale" nei paesi dell'Est europeo e del dissolvimento dell'URSS. L'ARS come soggetto collettivo ha il dovere di ricordare adeguatamente Aldo Tortorella lavorando proprio attraverso la chiave di rinnovamento da lui perseguita fino alla fine esprimendo una capacità di collegamento teorico e politico tra il complesso delle contraddizioni che stanno agendo nella modernità e il procedere della storia di un grande movimento di idee e di popolo che non può essere ignorata. Sono inutili in questa ricerca di memoria le rivendicazioni di posizioni pregresse intese come base di affermazioni soggettive : oggi è necessario che un'analisi di quelle vicende e di quella storia risulti utile per andare avanti in una ricerca che è indispensabile proseguire se si intende costruire un argine e una alternativa al drammatico stato di cose presenti. Franco Astengo

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