martedì 5 settembre 2023

DAVVERO UNA SECONDA REPUBBLICA?

 

DAVVERO UNA SECONDA REPUBBLICA? di Franco Astengo


Dall'esito del referendum sulla legge elettorale del 1993 si è cominciato ad usare del tutto impropriamente il termine "Seconda Repubblica" (per qualcuno addirittura si è già arrivati alla Terza). Utilizzo del termine del tutto improprio perchè forma di stato e forma di governo sono rimaste inalterate rispetto a come stabilito dalla Costituzione Repubblicana del 1948 e i tentativi di modificare quel quadro sono sempre stati respinti (per via parlamentare nel 1997 e per via di referendum popolare nel 2006 e nel 2016).

Oggi, in una intervista rilasciata da Rino Formica a Maurizio Damilano ("Domani" del 5 settembre) l'ex-ministro socialista fissa con grande precisione i termini dell'operazione in atto,da parte della destra attualmente al governo, di arrivare finalmente al risultato di accantonare la forma repubblicana che - sostiene Formica - nacque con la formazione del CLN il 9 settembre 1943.

La definizione (dal titolo) è questa "Meloni vuol chiudere la stagione antifascista".

Il punto dirimente rimane il giudizio sull'8 settembre: tra "morte della Patria" e "nascita della democrazia" con la contrapposizione tra fascismo repubblichino e antifascismo costituzionale sorretto dai partiti del CLN.

Oggi si intende superare quella dicotomia a aprire una nuova fase costituente azzerando la Repubblica e costruendo una forma di democrazia diretta attraverso una forma di democrazia presidenziale.

Formica omette di valutare quello che fu il passaggio della "grande riforma" propugnata dal PSI (di cui Amato - citato per via dell'intervista su Ustica - fu sicuramente uno dei "costruttori") e il primo sdoganamento del MSI avvenuto con le consultazioni svolte da Craxi nell'occasione del primo incarico ricevuto di formare il governo, ma non è questo il punto.

La sostanza risiede in un altro interrogativo che l'ex-ministro socialista pone nel corso della sua intervista: "Le opposizioni al governo di destra considerano ancora un valore la scelta unitaria compiuta con il CLN il 9 settembre 1943?"

Per cercare di rispondere occorre ancora tenere conto del fatto che, in questo momento, non esiste più alcuno dei partiti che formarono l'arco costituzionale mentre si proclama erede diretta dell'unico partito che stava fuori da quella dimensione un solo partito (FdI) non dimenticando che l'MSI soffriva contemporaneamente anche della "conventio ad excludendum" che riguardava anche l'altra estrema dello schieramento politico: il PCI.

Del resto il PCI non riuscì ad uscire, non tanto dall'orbita del "socialismo reale", ma dal nesso "fronti popolari - compromesso storico" mantenuto in virtù di un ritardo di lettura delle contraddizioni che si stavano aprendo nella modernità capitalistica sia nel modo di produzione, sia al riguardo della realtà del consumo di massa e della velocità delle comunicazioni.

Entrambi i partiti della "conventio ad excludendum" compresero bene il significato di quel termine quando, per vie diverse, approcciarono all'ipotesi di far parte di una maggioranza di governo ma si trovarono respinti e considerati comunque marginali.

Tornando all'oggi però a questo punto, e non solo per via della spinta di destra, il tema è quello della memoria: la Costituzione italiana rimane una costituzione compiutamente antifascista, non perché è stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei lutti subiti; al contrario per voltare definitivamente pagina rispetto alla triste esperienza del fascismo e della guerra.

I costituenti sentirono il bisogno e seppero farlo, di rovesciare completamente le categorie che avevano caratterizzato il fascismo.

I principi fondamentali della Costituzione sono anche antitetici rispetto a una concezione "monistica" di esercizio del potere.

Dalla "memoria costituzionale" può allora partire un processo di riaggregazione dell'area democratico - progressista con l'intento di costruire un'alternativa attorno a una rinnovata capacità di affrontare le contraddizioni emergenti in questa difficile modernità.

Sull'idea di schieramento adatto ad affrontare questa qualità dello scontro serve una riflessione più attenta di quella che stiamo verificando si stia sviluppando in questo momento dove sembrano prevalere le istanze più legate a logiche di tipo elettoralistico in un quadro di dissolvimento sociale e di rispondenza politica ridotta ai soli termini del potere.


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