martedì 19 settembre 2023

1973

 

1973 di Franco Astengo


1973, L'anno dei grandi shock. Così titola il ricco inserto di "Le monde diplomatique" del Settembre 2023, esattamente cinquant'anni dopo mettendo in fila i fatti di quell'anno fatidico che può ben essere definito come quello conclusivo dei "trenta gloriosi": Shock petrolifero, guerra del Kippur, golpe Cileno.

Per l'occidente l'anno resta associato a una grande rottura, quella della crisi.

Siamo alla fine di una fase di continua crescita dalla fine della seconda guerra mondiale in avanti e si debbono fare i conti con l'instabilità monetaria e l'esplosione dei prezzi delle materie prime.

In questo quadro la Gran Bretagna sceglie di raggiungere la Comunità economica Europea; in America Latina, e non solo in Cile si susseguono i colpi di stato e si soffocano i movimenti popolari. Ad Algeri il movimento dei non allineati chiede un nuovo ordine economico, senza tutta via riuscire a provocare una breccia negli equilibri consolidati dalla logica dei blocchi.

I dati più importanti emersi da questo complesso di eventi possono essere così riassunti:

1) La crisi petrolifera introdusse nel dibattito i termini di "limite" nell'uso delle risorse (da parte del club di Roma di Aurelio Peccei è di quel periodo l'elaborazione rispetto al progressivo esaurimento delle risorse naturali sul pianeta) e di "austerità" senza che però si riuscisse a modificare il modello di sviluppo e a incidere sugli equilibri internazionali;

2) Il "golpe" cileno assunse specifici elementi di importanza perchè si avviò. Infatti, la sperimentazione al riguardo della “non naturale associazione” tra democrazia e liberismo economico. Nel “caso cileno” si innestava la volontà di sperimentazione per una nuova fase dell’economia a livello internazionale; quella del monetarismo che abbiamo conosciuto universalmente come “reaganismo – tachterismo”. I “Chicago – boys” della scuola di Friedman misero così in opera i dettami di liberismo estremo che sono ancora la base attraverso cui le grandi centrali del capitalismo governano i loro cicli di crisi.

Un sistema risultato, alla fine, in grado di produrre egemonia di lungo periodo, non soltanto rispetto all’andamento del ciclo capitalistico, ma rispetto alla cultura, al senso comune, all’agire politico in una dimensione globale.

3) In Italia l'austerity si concretizzò con questi provvedimenti : Dal 2 dicembre del 1973 venne imposto il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi privati. Il telegiornale della sera del Programma Nazionale della RAI, che dal 1976  , fu definitivamente anticipato alle ore 20:00.I cinema chiusero alle 22:00, mentre le trasmissioni televisive della Rai terminavano alle 22:45. Le misure varate ebbero un impatto tangibile sul modo di vita degli italia. La velocità sulle strade venne limitata 100 km/ora sulle strade extraurbane e 120 km/h sulle autostrade. La disposizione di maggior impatto fu il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi motorizzati, velivoli e natanti compresi.

4) Sul piano politico interno l'elaborazione più importante che si sviluppo' sulla base dell'analisi di cause/effetti del golpe cileno e dell'austerity deve essere considerata la stesura dei tre documenti apparsi su "Rinascita" a firma del segretario del PCI Enrico Berlinguer attraverso i quali fu lanciata la proposta definita di "compromesso storico".

Secondo Berlinguer per rinnovare la nazione sarebbe stato necessario giungere ad un compromesso tra tutte le principali forze rappresentative del popolo italiano. Quello che progettava Berlinguer era dunque l’accordo tra i partiti disposti a realizzare una nuova politica governativa, un’alternanza democratica al “regime democristiano” che aveva governato gli ultimi trent’anni.

Il segretario del PCI candidava il suo partito come forza di governo, dal quale era stato sempre escluso dalla fine dei governi di solidarietà antifascista (1947) sul presupposto dell’inidoneità ideologica a partecipare alla definizione dell’indirizzo politico. Il principale interlocutore del leader comunista era il presidente democristiano Aldo Moro, già protagonista negli anni ’60 dei primi esperimenti di apertura a sinistra della storia repubblicana con i suoi tre governi a guida DC e con la diretta partecipazione del Partito socialista.

L'esito delle elezioni del 1976 (DC al 38%, PCI 34%) aprirà poi la strada, prima al governo delle astensioni nei confronti di un monocolore democristiano guidato da Andreotti, poi all'ingresso nella maggioranza (ma non nel governo)del PCI in coincidenza con il rapimento e l'assassinio di Moro da parte delle BR e alla rapida fine dell'esperimento di governo e dell'intera strategia conclusa sul piano formale da una votazione sul serpente monetario europeo con una crisi di governo che avrebbe portato alle elezioni del 1979, l'esito delle quali fece registrare un arretramento del PCI del 4% (ma si tratta di un discorso da sviluppare in sede diversa da questa in cui si cerca di ricordare ciò che accadde in quel fatidico 1973)

5) Anche dalla cosiddetta "Nuova sinistra" emersero però spunti di analisi di grande interesse proprio sul piano dell'analisi della crisi e della definizione di un'alternativa.

Gennaio 1974: il "Manifesto" pubblicava due interventi di Lucio Magri che avviavano un dibattito su "Spazio e Ruolo del Riformismo" (dibattito poi pubblicato in volume dal Mulino cui parteciparono:  Paolo Sylos Labini, Augusto Graziani, Riccardo Lombardi, Pino Ferraris, Claudio Napoleoni, Rossana Rossanda, Antonio Lettieri, Giorgio Ruffolo, Giorgio Benvenuto, Francesco Indovina, Giorgio La Malfa, Mario Mineo, Luciano Della Mea.).

Nel suo intervento d'apertura Magri rilevava l'insufficienza nel leggere l'andamento della situazione economica con la categoria di "crisi dello sviluppo". Questa crisi - scrive il futuro segretario del Pdup in quel momento in costruzione - troppo genericamente definita strutturale, si è ormai meglio precisata come crisi del meccanismo capitalistico.

In questa nuova analisi (che si situava "oltre" sia a quella svolta nel convegno del Gramsci sulle "tendenze del capitalismo italiano -1962 - sia rispetto alle stesse "Tesi per il Comunismo" pubblicate dal Manifesto nel 1970) Magri individua l'oggettiva spinta verso il riformismo, perché per rilanciare lo sviluppo economico occorreva un nuovo modello di relazioni, una diversa distribuzione del reddito, un più accentuato ruolo dello Stato nell'economia, nuove relazioni internazionali.

Questi giudizi contenevano anche la proposta di una nuova direttrice di marcia per il "Manifesto", il costituendo Pdup e l'area della "nuova sinistra" l'unità del movimento di massa andava perseguita in tutte le sue componenti (e non soltanto attraverso " l'unità dei rivoluzionari" come sarebbe poi capitato anche nella fallimentare presentazione elettorale con il cartello di Democrazia Proletaria nel 1976) per avviare la trasformazione dell'insieme della sinistra in una fase di impraticabilità del riformismo.

Per questo, concludeva Magri, occorreva non soltanto difendere la rigidità della condizione operaia in fabbrica, ma proporre un programma alternativo di sviluppo con obiettivi che incidessero sull'andamento della crisi economica a partire dalla constatazione oggettiva della "finitezza" delle risorse a disposizione.



6) Entrambe le linee, quella berlingueriana del "compromesso" e quella portata avanti da Magri "dell'alternativa nello sviluppo" non si sarebbe incontrate, ma ne sarebbero in seguito sortite versioni "politiciste". Dal "compromesso storico" emerse la già citata stagione dei governi di "solidarietà nazionale" produttivi sul piano delle riforme e della difesa democratica ma del tutto insufficienti a contenere uno spinta di destra, a livello internazionale, di cui l'esito del golpe cileno, in quel 1973 anno di vero e proprio spartiacque "storico", avrebbe rappresentato il momento cruciale fino all'esplosione degli anni'80 della reaganomics, dell'abbandono delle regole di governo, delle privatizzazioni e delle scelte antisindacali.












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