SPAZIO POLITICO di Franco Astengo
Non è sufficiente la richiesta di uno spazio politico per il pacifismo: lo ha dimostrato la complessità di emergenze che chiedevano ascolto e rappresentanza nella manifestazione di Roma svoltasi sabato scorso 5 marzo.
L'emergenza sanitaria ci aveva fatto reclamare, a suo tempo, un cambio di paradigma da parte della capacità di espressione della progettualità e della presenza politica della sinistra (senso del limite, società sobria): il combinato disposto con la guerra ci costringe a reiterare la richiesta di una riflessione comune per alzare il tiro dal nostro tran-tran.
Pacifismo ed ecologia, con la digitalizzazione, rappresentano le grandi transizioni nella modernità ma rischiano di essere brutalmente cacciate indietro in un vortice di arretramento epocale.
Non basta l' invocazione a definire un perimetro entro il quale far vivere una proposta di alternativa di sistema.
Serve definire un quadro complessivo nel quale l'insieme di queste emergenze come i frutti dell'imporsi della chiamata alle armi come la crisi energetica, la ripresa dell'inflazione, l'attacco al mondo del lavoro e della condizione dei ceti più deboli .
Si impone per tutto ciò una stretta connessione con la difesa della democrazia repubblicana rappresentativa, il pieno sviluppo del confronto pubblico e della libertà d'informazione, la centralità del parlamento quale effettivo luogo del dibattito pubblico.
Non dobbiamo cedere al dominio di quell'epistemocrazia su cui si basa non tanto semplicisticamente una idea astratta di dominio della tecnica sulla politica ma l'oscurità di un potere che ha preso la via della guerra come autenticazione di un dominio semplificatore del conflitto.
E' necessario definire,nell'irreversibilità del giudizio di immoralità della guerra, l'esigenza di una rappresentanza politica della complessità che deriva direttamente dalle esigenze che derivano da questo drammatico ma straordinario momento storico.
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