martedì 1 marzo 2022

REGIONE LIGURIA: UNA POLITICA ECONOMICA CORPORATIVA E PRIVA DI VISIONE

 

REGIONE LIGURIA: UNA POLITICA ECONOMICA CORPORATIVA E PRIVA DI VISIONE di Franco Astengo


Lo scorso 23 febbraio si è svolto a Genova il convegno“Tra Capitale e Debito: opportunità e aspettative per la finanza delle imprese”, organizzato da Regione Liguria in collaborazione con Ligurcapital al palazzo della Borsa di Genova.


In occasione di questo convegno il presidente della Regione Toti e l’assessore allo sviluppo Benveduti hanno così commentato dopo aver ricordato che, nel triennio, sono stati elargiti 24 milioni per sostegno all’imprenditoria regionale : “È stato fatto un grande lavoro nei mesi della pandemia per cercare di dare un sostegno alle specificità e alle fragilità delle imprese liguri – commenta il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Gli interventi sul capitale e per agevolare l’accesso al credito, insieme alle misure governative, hanno aiutato le piccole e piccolissime imprese, che sono l’ossatura dello sviluppo produttivo ligure, a superare un momento difficile. Oggi, ancora più di ieri, bisogna stare al loro fianco per aiutarle a ripartire a correre veloce, come testimoniano i trend di crescita dei settori dell’export, dei porti, dell’artigianato e del turismo”.

Una sintetica analisi rispetto a queste posizioni della Giunta Regionale:

La Linea di Ligurcapital, rivendicata dalla Regione, costituisce sicuramente un punto di riferimento di sollievo per un certo numero di imprese ma rimane ancorata a due limiti di fondo:

a) si rivolge essenzialmente al mondo delle microimprese in una situazione come quella ligure dove .- appunto – la dimensione delle imprese è elemento di freno allo sviluppo (come del resto la questione demografica e quella dell’integrazione degli immigrati, in ritardo e realizzata parzialmente a livelli professionali troppo bassi).

Il tema è stato sviluppato anche nel capitolo 2 dell’inchiesta (raccolta in volume) di Repubblica “Facciamo economia” (in edicola dal 28 febbraio) laddove si descrive “I motivi di questo declino dell’economia ligure sono chiaramente molteplici, vengono da lontano e sono stati spesso discussi: l’invecchiamento della popolazione, la crisi delle partecipazioni statali, l’isolamento infrastrutturale, la gestione non ottimale delle infrastrutture esistenti, una cultura della rendita troppo diffusa”.

A questa analisi si deve aggiungere come individuazione di punti critici : il mancato scioglimento del nodo su “Genova Città  Regione”; la corporativizzazione dell’economia di determinati ambiti (turistico e balneari per esempio); il ritardo nella bonifica e nel recupero di aree industriali dismesse, in ispecie in Val Bormida come retaggio dell’antico, mai dimenticato e sopito conflitto lavoro/ambiente; l’assenza di una visione riguardante la complessità degli assetti economico – produttivi non soltanto a livello regionale ma anche e soprattutto dell’insieme del Nord Ovest e dei relativi riferimenti europei.


Nell’esigenza complessiva di una maggiore capacità di programmazione emergono due questioni fondamentali: 1) un processo di re-industrializzazione fondato sull’innovazione tecnologica;

2) un recupero sul piano infrastrutturale che non si limiti a Genova (terzo valico, Gronda) e al Ponente nel senso del (contestato) raddoppio ferroviario Finale – Andora.


E’ necessario, in un quadro di necessario riferimento alla sostenibilità ambientale investire prioritariamente sul gap rappresentato dalla carenza infrastrutturale (decisiva anche per la portualità, tema che qui non si affronta per semplice economia del discorso).

Ad esempio :

a) collegamento ferroviario e autostradale del porto di Vado Ligure; b) aumento di capacità delle linee ferroviarie Savona – Torino e Savona – Alessandria

c) bretella autostradale da Albenga verso l’autostrada Savona – Torino con un piano di cura della viabilità capace di superare le difficoltà in atto.


Tutto questo per semplificare una situazione che meriterebbe maggiore complessità di valutazione, ribadendo come giudizio della politica portata avanti dalla Regione il corto respiro e aggiungendo la necessità di un confronto serrato sull’elaborazione che gli Enti Locali stanno portando avanti in relazione al PNRR, al riguardo del quale è fin qui mancata l’individuazione di una sede di effettivo confronto tra Governo, Regione, sistema degli Enti Locali.


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