NEL RICORDO DI PIERO CASACCIA: L’UNITA’ DELLA SINISTRA NEL 1983 di Franco Astengo
Questo ricordo è dedicato alla memoria di Piero Casaccia scomparso nei giorni scorsi e protagonista per decenni della storia della sinistra savonese.
Si tratta del resoconto di un episodio lontano, laddove nella nostra piccola provincia dell’Impero si riuscì a realizzare nella sinistra , in tempi difficili, un concreto intento unitario.
Un’iniziativa politica di cui Piero Casaccia fu protagonista grazie al suo intuito, alla sua coerenza, alla sua tenacia di militante.
Tarda primavera del 1983: le elezioni anticipate si abbattono come un fulmine sul sistema politico italiano.
Dalla fine degli anni settanta l'Italia aveva subito un processo di rinnovamento della produzione industriale il cui fine consisteva nel rendere l'attività dell'impresa totalmente aderente al prodotto e alla domanda delegando all'esterno molti servizi accessori, evitando l'utilizzo di magazzini e favorendo la nascita di una fitta rete di piccole e medie imprese altamente specializzate. Contemporaneamente si verificò un notevole aumento del benessere materiale e del PIL, tanto che alcuni osservatori parlarono di un nuovo boom economico dopo quello degli anni cinquanta e sessanta. Tuttavia lo stato doveva affrontare il problema dell'inflazione molto elevata e del disavanzo pubblico fuori controllo. Questo periodo vide inoltre un notevole indebolimento dei sindacati perché la nuova organizzazione industriale sfavoriva la diffusione delle attività sindacali, poco presenti nelle realtà medio-piccole e per gli eventi legati alla marcia dei quadri intermedi FIAT nel 1980 contro lo sciopero ad oltranza degli operai, che segnò una pesante sconfitta per i sindacati costretti a cedere alle richieste della casa torinese.
In questo contesto la politica italiana aveva definitivamente abbandonato l'ipotesi di aperture al PCI, che sembrava ormai aver arrestato la sua ascesa dopo la fase della solidarietà nazionale e del terrorismo culminata nei 55 giorni del rapimento Moro e nel determinarsi della faglia politica tra "partito della fermezza e partito della trattativa".
Nel 1981 era nata la coalizione del pentapartito che comprendeva DC, PSDI, PRI, PLI.
Mentre i magistrati scoprivano gli elenchi della loggia segreta P2 e il testo del piano di "Rinascita Nazionale" la nuova fase politica si aprì con i governi presieduti dal leader repubblicano Giovanni Spadolini, primo esponente non democristiano a presiedere un Governo della Repubblica, dal momento che alla base dall'accordo di coalizione vi era il principio che i partiti minori godessero degli stessi diritti politici dei democristiani, compresa la possibilità di guidare l'esecutivo. Gli sforzi dell'esecutivo si concentrarono sulla riduzione dell'inflazione, ma dopo poco più di un anno il Governo cadde per la cosiddetta «lite delle comari» tra i ministri dei dicasteri economici il socialista Formica e il democristiano Andreatta.
Ne seguì un Governo presieduto da Amintore Fanfani. Anche questo però ebbe vita breve, poiché nella primavera del 1983 il segretario socialista Bettino Craxi sfiduciò l'esecutivo, ritenendo che la sua parte fosse ormai abbastanza forte da affrontare le elezioni e guidare il Governo.
Craxi fece anche presagire la possibilità di aprire al PCI in un quadro di alternativa: Craxi in questo senso aveva svolto un intervento possibilista al XVI congresso del PCI a Milano nel marzo di quell'anno e un incontro fra le delegazioni comunista e socialista svoltosi a Frattocchie in aprile sembrò lasciare aperta quella prospettiva.
Furono quindi indette dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini le elezioni anticipate.
Il PCI dal 1981 aveva abbandonato la strategia del compromesso storico e adottata la linea dell'alternativa democratica.
Allo scopo di affrontare le elezioni puntando a un risultato che confermasse il 30% dei voti e la supremazia nei confronti dei socialisti per i quali Craxi prospettava la linea dell'onda lunga e del riequilibrio a sinistra il PCI preparò liste unitarie comprendenti tutti i soggetti disponibili al discorso dell'alternativa democratica.
Furono così inseriti nelle liste comuniste i dirigenti del PdUP e della Lega dei Socialisti ( un gruppo uscito dal PSI in rotta con la politica autoritaria e spregiudicata portata avanti dalla maggioranza craxiana e guidato da esponenti di grande prestigio come Tristano Codignola, purtroppo scomparso in quel periodo, ed Enzo Enriques Agnoletti).
Nelle liste si rafforzò molto anche la presenza della prestigiosa pattuglia della Sinistra Indipendente guidata da intellettuali del calibro di Stefano Rodotà e Claudio Napoleoni.
Si autoescluse da questo contesto unitario Democrazia Proletaria, ferma su di una posizione di opposizione sistemica e di aspro confronto nei riguardi delle altre formazioni a sinistra.
In questo contesto a Savona si produsse un fatto politico di rilievo che poi ebbe risvolti anche al di fuori dell'ambito locale.
Nella nostra Città il processo unitario a sinistra era molto avanzato soprattutto per l'iniziativa della Sinistra Indipendente che, guidata da Giovanni Burzio, aveva svolto da tempo una funzione di "ponte" tra il PCI e le forze alla sua sinistra, dopo essere stato protagonista della purtroppo effimera stagione dell'unità sindacale a cavallo tra il '68 e i primi anni '70.
A Savona era anche attiva una sezione del Partito Comunista d'Italia marxista - leninista, un gruppo di compagne e di compagni eredi delle diverse scissioni "maoiste" degli anni'60, molto attivi nel sindacato, nell'antifascismo e nelle lotte studentesche.
Piero Casaccia assieme ad Angelo Billia (per entrambi davvero un ricordo commosso) e Michele Brosio erano i principali esponenti di questo gruppo.
Il PCd'I (m-l) fino a quel momento non aveva partecipato alle elezioni politiche, a differenza di altri gruppi appartenenti a quell'area come "Servire il Popolo" e "Rivoluzione Socialista" che pure avevano ottenuto in passato risultati assai modesti.
Da parte della segreteria provinciale del PCI (di cui era segretario Elio Ferraris) nella figura di Bruno Marengo , futuro sindaco di Savona e tenace assertore dell'unità a sinistra si realizzò un'apertura di confronto con questo gruppo di compagni.
Marengo e gli esponenti del PdUP si recarono nella sede del PCd'I (m-l), una sorta di scantinato in via Buscaglia, per incontrare Casaccia e il risultato fu favorevole.Il testo definitivo fu poi stilato in un conciabolo svoltosi al Bar Reposi.
La presenza del PdUP nelle liste del PCI risultò, in quella fase, determinante per una importante scelta a sinistra, ma la capacità di interlocuzione da parte della segreteria provinciale del PCI (contraria quella regionale che espresse stupore e meraviglia per quel risultato) costituì il fattore decisivo al fine di realizzare la posizione unitaria.
Così "Società e Lavoro", organo della federazione del PCI nel suo numero di presentazione delle elezioni poté scrivere:
"Si sono svolti, a Savona, nell'ambito dell'ampio confronto tra le forze della sinistra in occasione della scadenza elettorale, una serie di incontri tra le segreterie provinciali del Partito Comunista d'Italia (m-l) del Partito Comunista Italiano e del Partito di Unità Proletaria.
Nell'ambito di questo confronto si è convenuto, pur nella consapevolezza della differenza di vedute su varie questioni di politica interna e internazionale e della necessità quindi di un confronto dialettico, sulla possibilità di unire, sull'obiettivo dell'alternativa al più che trentennale malgoverno democristiano, un forte blocco sociale progressista".
Il documento concludeva:
"Per tutto questo il Partito Comunista d'Italia (marxista - leninista) invita tutti i suoi militanti, i suoi iscritti e simpatizzanti a votare il 26-27 giugno per le liste del Partito Comunista Italiano, sostenendo in particolare quei candidati che più hanno operato in Liguria per l'alternativa e per l'unità di tutta la Sinistra".
Così, grazie all'iniziativa sostenuta in prima persona da Piero Casaccia, il Partito Comunista d'Italia (m-l) per la prima volta nella sua storia (iniziata nel 1966 e conclusa nel 1991 con la confluenza in Rifondazione Comunista) prese parte alle elezioni politiche, sia pure nella sola circoscrizione della Liguria.
In realtà la scelta di Casaccia fu sostenuta anche dalla segreteria nazionale del partito in quel momento retta da Fosco Dinucci con il quale i componenti della segreteria regionale del PdUP avevano realizzato un fruttuoso incontro.
Il risultato complessivo fu positivo: arrestato il presidente della Regione Liguria Alberto Teardo candidato con il PSI per una anticipazione (al momento sottovalutata da più parti) di Tangentopoli, il PCI mantenne il 30% dei voti (in Liguria il 36%) e la DC crollò al 32%.
Il PSI compì invece una svolta diversa rispetto alle attese: ricevuto l'incarico dal presidente Pertini, Craxi imboccò la strada del patto di potere con Andreotti e Forlani (il famoso CAF) e alla fine avrebbe arrestato la sua corsa proprio all'interno del tunnel delle tangenti e del malgoverno.
Da ricordare ancora di quel 26 giugno 1983 il risultato elettorale a Savona: Votanti 57.244 (90,57%). PCI-PdUP 22.780 (42,66%), DC 11.737 (21,98%), PRI 4.311 (8,07% i repubblicani furono premiati per la loro ferma posizione sulla "questione morale") PSI 4.164 7,80% (netto calo), PLI 2.502 (4,69%), MSI-DN 2.451 (4,59%), Radicali 1.898 (3,55%), Pensionati 1.545 (2,89%), PSDI 1.219 (2,28%), Democrazia Proletaria 721 (1,35%), Lista Per Trieste 76 (0,14%).
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