SAVONA: SANAC E CRISI INDUSTRIALE di Franco Astengo
Nelle cronache savonesi di questi giorni è stato dedicato poco spazio alla difficile situazione della SANAC, la storica azienda vadese che fabbrica materiali refrattari ed è quindi legata al ciclo della siderurgia.
Una vertenza complessa che dura da anni e si sta sviluppando presentando il rischio evidente di una riduzione dell’attività produttiva.
Il caso della Sanac, partecipata di Invitalia con quattro centri produttivi in Toscana, Sardegna, Piemonte e Liguria dove nel sito di Vado Ligure occupa 85 lavoratori, continua a tenere banco visto considerato che già da giugno, come avevano denunciato i sindacati, da Taranto non stanno arrivando ordinativi. E, cosa ancora più grave, Arcelor Mittal non ha ancora completato la promessa acquisizione degli stabilimenti avendo anche fatto scadere la fidejussione che aveva dato in garanzia e non presentandosi all’audizione parlamentare che si è svolta lo scorso 4 novembre.
Nella realtà savonese la situazione della SANAC richiama oltre la drammaticità della specifica situazione alcuni temi sui quali porre l’attenzione sul piano politico.
I punti di fondo sono, principalmente, questi due:
1) Il forte richiamo che è necessario lanciare sull’esigenza di definizione di un progetto di reindustrializzazione della zona compresa tra il savonese e la Val Bormida;
2) L’avvio di un vero e proprio ripensamento strategico del concetto di “area industriale di crisi complessa”: dal decreto del 2016 ad oggi i risultati dell’operazione di Invitalia non ha, infatti, fornito esiti tangibili.
Al momento, infatti, secondo il sito di Invitalia sono a disposizione 20 milioni di euro: a Giugno 2021 erano state ammesse alla fase istruttoria 3 aziende (Cartiere Carrara, First Plast, Esso Italiana) per un totale di nuovi 61 posti di lavoro e poste in graduatoria altre 7 aziende per un totale di nuovi 46 posti di lavoro.
Dato e non concesso un esito positivo delle istruttorie e di una possibilità di successivi reinserimenti appare modesto il complesso della prospettiva che si pone sul piano occupazionale.
Dall’altra parte della bilancia va anche segnalata come di grande importanza la prospettiva di un investimento importante riguardante Bombardier per la realizzazione a Vado di un nuovo capannone da 220 metri in cui realizzare la grande manutenzione sui treni e sviluppare almeno una parte delle nuove produzioni di convogli ad idrogeno per i quali Alstom sta mettendo in campo investimenti e le più moderne tecnologie.
Una situazione quest’ultima che merita anch’essa grande attenzione sul piano economico e politico.
Si tratta soltanto di due esempi, quello della crisi SANAC e delle prospettive Bombardier che invitano a considerare ,nel complesso del tessuto industriale del nostro comprensorio , una possibilità di concreta realizzazione di un adeguato rafforzamento sul piano infrastrutturale e tecnologico.
La questione delle infrastrutture appare molto delicata e il tema dell’isolamento senz’altro il più stringente da affrontare sia sul piano della viabilità su gomma, sia rispetto al trasporto ferroviario.
Infrastrutture, rafforzamento tecnologico, crescita occupazionale rappresentano tre punti urgenti di impegno per tutti i soggetti interessati che il caso SANAC richiama, ancora una volta, come urgenti da affrontare.
Il confronto tra aziende e sindacati ha bisogno di essere inquadrato all’interno di un disegno compiuto di nuova industrializzazione .
Un disegno di progettualità compiuta composta, oltre che dal già richiamato discorso sulle infrastrutture anche da un adeguamento riferito alle possibilità di utilizzo delle aree industriali dismesse e dall’inserimento del sito di Vado Ligure nel processo previsto dal PNRR di rinnovamento delle fonti energetiche e delle tecnologie digitali.
Il primo passo, in questa direzione – almeno dal punto di vista istituzionale – potrebbe essere quello della creazione di un punto stabile di confronto tra gli Enti Locali, la Regione, il Governo (una struttura che, allargando l’orizzonte, superi il meccanismo dei “tavoli” aperti al MISE e il riferimento obbligato all’area industriale di crisi complessa).
Una struttura nella quale il Comune di Savona (fin qui spettatore pressoché passivo) assuma una posizione di vero e proprio Ente capofila avviando nel concreto una prima applicazione del concetto di “comprensorialità” includendo in una sede di dialogo permanente gli enti del savonese e quelli della Val Bormida.
E’ necessaria la redazione di linee di pianificazione all’interno delle quali si tengano assieme le questioni portuali, urbanistiche, della viabilità, della trazione ferroviaria, dell’utilizzo delle aree industriali dismesse, dell’innovazione tecnologica nell’ottica di un equilibrato concerto tra regia pubblica e iniziativa privata in un’ottica di effettiva progettualità strategica.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie