Care compagne e cari compagni,
Nelle disarticolate membra di quella che fu la sinistra italiana in molti che ne avevano fatto parte stanno discutendo, in sedi diverse, sul futuro del dopo-emergenza sanitaria figurando scenari possibili legati alla complessità delle contraddizioni emergenti, in parte inedite secondo i canoni delle nostre classiche letture in campo economico e sociale.
I dati che ci arrivano in queste ore ci dicono ancora una volta che l’insieme da affrontare è legato, sempre e comunque, ai due fenomeni della concentrazione della ricchezza e dall’estensione nei termini di sfruttamento del lavoro umano, del territorio, della stessa stessa condizione sociale e culturale.
La novità di maggior interesse emersa dalle riflessioni in corso, che hanno dato luogo alla pubblicazione di testi di pregevole fattura, è rappresentata dalla improvvisa ricomparsa del termine “partito” in luogo della più timida definizione di “soggettività politica” che fin qui era stata usata da diverse parti.
Faccio riferimento al documento “Governare la società del dopo – covid” pubblicato come sintesi delle discussioni organizzate dal Network “Ripensare la Cultura politica della Sinistra”, nella cui parte conclusiva si pone esplicitamente proprio il tema del Partito.
Mi permetto di far presente che discussioni dello stesso tenore sul piano della ricerca e della definizione di una strategia di fase si sono svolte, in questo periodo, anche attraverso il seminario “La lezione del 2020” organizzato online e si stanno portando avanti in soggetti associativi come l’ARS e il CRS .
ARS e CRS hanno in corso di programmazione, a breve, un altro seminario di approfondimento sul tema dei profondi mutamenti in corso nello scenario economico, sociale, culturale, politico.
Inoltre mi permetto di ricordare che, almeno dal 2018, era stata avanzata una proposta di incontro a sinistra denominata “Dialogo Gramsci – Matteotti”.
Una proposta tendente a superare antiche divisioni e che a suo tempo aveva ricevuto segnali incoraggianti di presenza e attenzione.
Potrà allora questa volta essere possibile, da qualche parte, esaminare l’argomento in modo serio considerata la necessità di rappresentanza della crudezza di contraddizioni in atto ?
E’ possibile che non si riesca a trovare un momento d’incontro fra tutti questi importanti livelli di elaborazione e le forze politiche esistenti per cercare di costruire – almeno – un luogo comune di confronto posto esplicitamente nella dimensione della ricerca del soggetto di intervento, iniziativa, aggregazione, quello che un tempo si chiamava “partito”, termine oggi ripreso appunto dal documento in questione e che sta ricevendo così tanti e importanti riscontri?
Grazie per l’attenzione
Franco Astengo
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