Care Compagne cari compagni
Scusandomi per il disturbo mi permetto rivolgermi ad alcune compagne e compagni che ritengo interlocutrici/interlocutori di un dibattito che è già in corso da parte di diversi soggetti di vari natura nel merito di una riflessione sulla possibilità di ricostruzione di una adeguata soggettività di sinistra.
Venerdì scorso, 19 marzo, è stato presentato (online) da parte dell’associazione “Esse” il libro di Simone Oggionni su “Lucio Magri, non post-comunista ma neo-comunista”.
All’incontro hanno partecipato come relatori o come invitati diverse compagne e compagni che nel corso della loro storia politica hanno attraversato le complesse vicende del PdUP, sia provenendo dall’esperienza del Manifesto, sia attraverso alle altre esperienza in particolare riferite alla nuova sinistra degli anno’60 – 70.
A loro mi rivolgo in modo particolare, così come ai componenti della presidenza dell’ARS di cui faccio parte: organismo particolarmente impegnato in quella ricerca di ricostruzione di soggettività cui facevo cenno all’inizio.
Infatti nel corso dell’analisi sviluppata dai relatori dell’incontro di venerdì scorso ci si è addentrati nella “visione” che si presentava dai testi elaborati a suo tempo da Magri in momenti “topici” della vicenda politica di quegli anni: una “visione” dalla quale discendeva una capacità d’individuazione della realtà della fase sulla quale era sempre possibile poggiare un’adeguata iniziativa politica.
Qualche anno fa mi capitò di definire quella capacità d’analisi come il “metodo Magri”.
La capacità, cioè, di sviluppare prima di tutto l’analisi della situazione politica prima di annunciare e compiere le scelte che via via dovevano sempre essere conseguenti e coerenti all’analisi stessa: era un metodo usuale nella sinistra italiana di quell’epoca, un metodo che Lucio seguiva con grande rigore e che ha permesso a Massimo D’Alema ricordandolo alla Camera di definirlo come “un interprete della migliore tradizione togliattiana”.
Nulla era lasciato all’emozione del momento, alla volontà di apparire e meno che mai all’idea di compiere delle scelte e avanzare delle proposte politiche sulla base dei sondaggi e degli umori correnti: il legame vero delle proposte con la realtà del radicamento sociale doveva verificarsi per il tramite del soggetto politico, del partito, attraverso il quale era necessario compiere una duplice operazione, da un lato di ricezione della realtà sociale e dei bisogni, dall’altra di formazione nel senso di esercizio di una vera e propria “pedagogia delle masse”.
Era questa la lezione impartita dall’assunzione piena del cosiddetto “genoma Gramsci” che proprio Lucio ha ricordato con grande chiarezza ed espressione di spessore culturale nel suo “sarto di Ulm”.
Certo: non tutto era perfetto, furono commessi grandi errori, si peccò di un sovraccarico di politicismo in certe fasi (sto pensando al collettivo nella vita del Manifesto, poi del PdUP e infine dell’area che si oppose alla svolta di Occhetto) e non si riuscì ad evitare la deriva verso cui si era incamminata la sinistra comunista in Italia fino ad auto-annientarsi e a scomparire.
L’idea di un “metodo” però rimane ed è da quella che forse potrà essere possibile ripartire.
Nel corso del dibattito sviluppato attorno al bel libro di Simone Oggionni questi elementi che ho appena richiamato sono stati sviluppati e, nelle conclusioni dell’incontro del 19 marzo, l’autore vi ha fatto esplicito riferimento proprio in relazione ad un discorso aperto sulla ricostituzione di una presenza politica di sinistra.
L’attualità del metodo dell’analisi e della relativa qualità di intuizione al riguardo della fase politica rimangono elementi fondamentali da portare avanti cercando di legare assieme teoria e prassi nell’azione politica.
La sinistra ha molti nodi da sciogliere per poter riprendere il proprio cammino nel senso di riuscire a presentare un progetto d’alternativa: non entro nel merito dei singoli punti da approfondire, penso piuttosto alla possibilità di esercizio di una autonoma forma di imprenditorialità politica legata appunto a una giusta analisi di fase.
Sotto questo aspetto è necessario un forte confronto tra noi: l’occasione della presentazione di questo libro è stata sicuramente utile ma è necessario procedere rapidamente.
L’ARS sta preparando un seminario su questi temi e sicuramente avremo passaggi precedenti al suo svolgimento.
E’ necessario mettere in atto strumenti di iniziativa ad ampio raggio ma definiti con precisione attorno all’obiettivo del recupero di soggettività partendo da una approfondita analisi di fase.
Chiedo anche ad Esse di costituirsi come soggetto promotore del prosieguo di questa necessaria discussione, assieme ad altri (sia di forma – partito; sia di forma associativa) per arrivare ad un appuntamento nel corso del quale fuori da ogni infingimento tattico si possa discutere “apertis verbis” su 2 punti:
1) la fase politica;
2) la soggettività necessaria per affrontarla.
Ricordando che ogni dispersione nei modi e nei tempi risulterebbe con ogni probabilità esiziale.
Grazie per la vostra attenzione
Franco Astengo
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