lunedì 23 dicembre 2019

ALTERNATIVA E RIFORMISMO

ALTERNATIVA E RIFORMISMO di Franco Astengo
Documento preparatorio per il seminario per il quale si rinnova l’invito:
sabato 28/12/2019 con inizio ore 10,30 sede del Circolo Capitini Calogero Vico Sant'Antonio 5/3A – GENOVA (traversa Palazzo Reale - Via Balbi) SEMINARIO " IN NOME DELLA COSTITUZIONE DIALOGO GRAMSCI-MATTEOTTI: Manifesto politico per un nuovo ordine economico e sociale" "su iniziativa di FRANCO ASTENGO E FELICE BESOSTRI "per info: e mail: luigi@fasce.it/cell. 3391904417.

Mi rivolgo alle compagne e compagni che si presume siano interessati a una fase di ricostruzione della sinistra anche come proposto dal “Dialogo Gramsci /Matteotti” che avvierà il suo percorso con il seminario di Genova di cui all’invito sovraesposto.
  Seguiranno senz’altro altri appuntamenti nei primi mesi del 2020.
Attraverso diversi documenti preparatori abbiamo cercato di porre alcuni temi all’ordine del giorno: in quest’occasione aggiungo uno spunto di riflessione che mi pare degno di essere preso in considerazione.
Prendo spunto da un passaggio tratto dal testo di Umberto Gentiloni Silveri “Storia dell’Italia contemporanea 1943 – 2019” uscito recentemente per “Il Mulino”.
Vi si legge, infatti, a proposito del “primo” centro sinistra, richiamando la celebre “Nota aggiuntiva al Bilancio” di Ugo La Malfa (1961):
“…Un punto che non si consolida, non riesce a intaccare resistenze e conservatorismi. Poche settimane dopo , la nazionalizzazione dell’energia elettrica sembra un esito immediato del confronto che attraversa le forze politiche. Ma gli effetti a uscire dalle emergenze allungando lo sguardo oltre la sopravvivenza di un incerto quadro politico non avrà grandi fortune. Una ferita profonda che non sarà facile rimarginare. Il peso di un riformismo debole, fugace, incoerente. O se spostassimo la prospettiva e il punto di osservazione, l’incapacità delle classi dirigenti di far fronte a emergenze e interventi che vanno all’ordine del giorno, diventano urgenti e necessari, ma non abbandonano la sfera degli auspici o delle buone intenzioni più o meno condivise. Così facendo le debolezze del centrosinistra assumono un duplice significato che rafforza la centralità di una lunga stagione nel cammino della Repubblica. Il primo dato investe il rapporto contradditorio tra società e politica,ha inizio una silenziosa separazione, una divaricazione che si tramuterà nel corso del tempo in un’incomunicabilità o in un conflitto manifesto. Le speranze di trasformazione rimasero deluse e inespresse e quindi iniziarono a sedimentare rimorsi, aspirazioni impossibili, distanze crescenti tra sogni e realtà. In secondo luogo, i riflessi di lungo corso del riformismo mancato, dell’incapacità di intervenire sui progetti in cantiere, sugli interventi concreti che avrebbero dato a una stagione così laboriosamente preparata uno spessore più significativo”.
Un passaggio molto significativo perché vi s’individua, fin dal primo centro sinistra, una debolezza dell’ipotesi riformista che ha sempre accompagnato la storia del nostro Paese.
Debolezza che ha causato fin dagli anni’60 quello scollamento tra società e istituzioni via via progressivamente allargatosi in presenza del fenomeno definito (già in quei tempi) da Maranini come “partitocrazia”.
Tralascio i successivi passaggi che tutti i miei interlocutori ben conoscono a partire dal “blocco “ del sistema causato dalla contrapposizione bipolare nel mondo e via via gli altri fenomeni che in coda alla globalizzazione ci hanno portato alla situazione attuale.
Una situazione di estrema debolezza sistemica, come si cercherà di analizzare ad affrontare propositivamente nel corso del seminario di cui all’invito.
In quest’occasione mi permetto un solo richiamo posto proprio in relazione al testo sopra riportato: qualunque discussione si voglia impostare sul tema della ricostruzione della sinistra si dovrà tener conto di due fattori:
1)      La priorità assoluta che assume in questa fase il tema della “ debolezza sistemica” del “caso italiano”. Una debolezza che potrà essere affrontata soltanto il recupero di un’offerta di autonoma soggettività da parte della sinistra: autonomia sul piano ideale, culturale, politico da mettere in gioco sul piano di una proposta complessiva di una sinistra innovativa ma capace di richiamarsi ai punti più alti della sua storia:
2)      L’autonomia della sinistra dovrà essere rivolta alla costruzione di un progetto di alternativa(non trascurando il discorso delle alleanze) all’interno di un perimetro ben definito: quello del tipo di democrazia repubblicana dettato dalla Costituzione.
Pensare di metterci in moto sul piano politico per obiettivi diversi magari schiacciati sul politicismo immediato sarebbe inutile e smentirebbe quel richiamo alla preveggenza analitica che sta in quel messaggio che intendiamo lanciare richiamandoci al lascito politico di figure come quelle di Gramsci e Matteotti.

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