ALTERNATIVA E RIFORMISMO di Franco Astengo
Documento preparatorio per il seminario per il quale si
rinnova l’invito:
sabato
28/12/2019 con inizio ore 10,30 sede del
Circolo Capitini Calogero Vico Sant'Antonio 5/3A – GENOVA (traversa Palazzo Reale - Via Balbi) SEMINARIO " IN NOME DELLA
COSTITUZIONE DIALOGO GRAMSCI-MATTEOTTI: Manifesto politico per un nuovo ordine
economico e sociale" "su iniziativa di FRANCO ASTENGO E FELICE
BESOSTRI "per info: e
mail: luigi@fasce.it/cell. 3391904417.
Mi rivolgo alle compagne e compagni che si presume siano
interessati a una fase di ricostruzione della sinistra anche come proposto dal
“Dialogo Gramsci /Matteotti” che avvierà il suo percorso con il seminario di Genova
di cui all’invito sovraesposto.
Seguiranno senz’altro altri appuntamenti nei
primi mesi del 2020.
Attraverso diversi documenti preparatori abbiamo cercato di
porre alcuni temi all’ordine del giorno: in quest’occasione aggiungo uno spunto
di riflessione che mi pare degno di essere preso in considerazione.
Prendo spunto da un passaggio tratto dal testo di Umberto
Gentiloni Silveri “Storia dell’Italia contemporanea 1943 – 2019” uscito
recentemente per “Il Mulino”.
Vi si legge, infatti, a proposito del “primo” centro
sinistra, richiamando la celebre “Nota aggiuntiva al Bilancio” di Ugo La Malfa
(1961):
“…Un punto che non si
consolida, non riesce a intaccare resistenze e conservatorismi. Poche settimane
dopo , la nazionalizzazione dell’energia elettrica sembra un esito immediato
del confronto che attraversa le forze politiche. Ma gli effetti a uscire dalle
emergenze allungando lo sguardo oltre la sopravvivenza di un incerto quadro
politico non avrà grandi fortune. Una ferita profonda che non sarà facile
rimarginare. Il peso di un riformismo debole, fugace, incoerente. O se
spostassimo la prospettiva e il punto di osservazione, l’incapacità delle
classi dirigenti di far fronte a emergenze e interventi che vanno all’ordine
del giorno, diventano urgenti e necessari, ma non abbandonano la sfera degli
auspici o delle buone intenzioni più o meno condivise. Così facendo le
debolezze del centrosinistra assumono un duplice significato che rafforza la centralità
di una lunga stagione nel cammino della Repubblica. Il primo dato investe il
rapporto contradditorio tra società e politica,ha inizio una silenziosa
separazione, una divaricazione che si tramuterà nel corso del tempo in un’incomunicabilità
o in un conflitto manifesto. Le speranze di trasformazione rimasero deluse e
inespresse e quindi iniziarono a sedimentare rimorsi, aspirazioni impossibili,
distanze crescenti tra sogni e realtà. In secondo luogo, i riflessi di lungo
corso del riformismo mancato, dell’incapacità di intervenire sui progetti in
cantiere, sugli interventi concreti che avrebbero dato a una stagione così
laboriosamente preparata uno spessore più significativo”.
Un passaggio molto significativo perché vi s’individua, fin
dal primo centro sinistra, una debolezza dell’ipotesi riformista che ha sempre
accompagnato la storia del nostro Paese.
Debolezza che ha causato fin dagli anni’60 quello
scollamento tra società e istituzioni via via progressivamente allargatosi in
presenza del fenomeno definito (già in quei tempi) da Maranini come “partitocrazia”.
Tralascio i successivi passaggi che tutti i miei
interlocutori ben conoscono a partire dal “blocco “ del sistema causato dalla
contrapposizione bipolare nel mondo e via via gli altri fenomeni che in coda
alla globalizzazione ci hanno portato alla situazione attuale.
Una situazione di estrema debolezza sistemica, come si
cercherà di analizzare ad affrontare propositivamente nel corso del seminario
di cui all’invito.
In quest’occasione mi permetto un solo richiamo posto
proprio in relazione al testo sopra riportato: qualunque discussione si voglia
impostare sul tema della ricostruzione della sinistra si dovrà tener conto di
due fattori:
1) La
priorità assoluta che assume in questa fase il tema della “ debolezza sistemica”
del “caso italiano”. Una debolezza che potrà essere affrontata soltanto il
recupero di un’offerta di autonoma soggettività da parte della sinistra:
autonomia sul piano ideale, culturale, politico da mettere in gioco sul piano
di una proposta complessiva di una sinistra innovativa ma capace di richiamarsi
ai punti più alti della sua storia:
2) L’autonomia
della sinistra dovrà essere rivolta alla costruzione di un progetto di
alternativa(non trascurando il discorso delle alleanze) all’interno di un
perimetro ben definito: quello del tipo di democrazia repubblicana dettato
dalla Costituzione.
Pensare di metterci in moto sul piano politico per obiettivi
diversi magari schiacciati sul politicismo immediato sarebbe inutile e
smentirebbe quel richiamo alla preveggenza analitica che sta in quel messaggio
che intendiamo lanciare richiamandoci al lascito politico di figure come quelle
di Gramsci e Matteotti.
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