lunedì 26 novembre 2018

RIFLESSIONI SUL CASO PIAGGIO


RIFLESSIONI SUL CASO PIAGGIO di Franco Astengo
Questa nota è stata redatta mentre, oggi 26 novembre 2018, sta per avviarsi una manifestazione dei lavoratori Piaggio nel centro di Savona.
Lo scopo è quello di sottolineare un punto del tutto fondamentale: in vista del nuovo incontro presso il Ministero previsto per il 7 dicembre prossimo, è necessario impostare una trattativa che non riguardi semplicemente (com’è comunque indispensabile) l’acquisizione immediate delle commesse riguardanti i droni militari oppure una possibile nuova composizione societaria (come del resto sarebbe auspicabile).
La questione che deve essere posta sul tappeto è quella della continuità produttiva, delle scelte di fondo che in questo senso debbono essere operate, tra civile e militare, e dell’adeguamento delle tecnologie in relazione alla forza di competitività di cui l’azienda deve disporre per confrontarsi sui mercati al più alto livello possibile.
Non è facile superare l’emotività che provocano le notizie sul fronte “Piaggio” quando il pensiero corre, prima di tutto, ai 1.200 posti di lavoro e alle famiglie degli operai e successivamente alla nostra disastrata Provincia ormai pressoché priva di attività produttive operanti su larga scala e su di un piano elevato di utilizzo della tecnologia e dell’intelligenza produttiva.
Pur tuttavia è necessario cercare di entrare nel merito di questa vicenda per individuare alcuni punti che rappresentano le “questioni – chiave” sulle quali si è avvitata la possibilità di conservare e far progredire il polo industriale nemmeno tanto tempo fa trasferito dalla sede storica di Finale a Villanova d’Albenga con la propria acquisita dal fondo degli Emirati Arabi Uniti, quale esempio dei due fenomeni dominanti nel primo decennio degli anni ‘2000: globalizzazione e speculazione finanziaria.
I fattori di riflessione da proporre sono questi:
1)      Nel “caso Piaggio” entrano direttamente in conflitto le priorità che le forze politiche hanno individuato nel loro contratto di governo e la relazione tra i contenuti di questo contratto e il tema del lavoro. Le risorse a disposizione per le commesse di tipo militare sono state, infatti, dirottate, almeno nominalmente, al fondo per il cosiddetto”reddito di cittadinanza” e, nello specifico, al tentativo di adeguamento e modernizzazione dei sempre cosiddetti centri per l’impiego. Quale sarà la destinazione finale di questi finanziamenti rimane ancora, del resto tutta da stabilire, considerato che l’iter parlamentare della legge non è ancora partito. Quel che è certo è il fatto che siamo di fronte ad un palese contrasto tra lavoro e reddito di cittadinanza con risorse sottratte al primo;
2)      In secondo luogo, rispetto alla fabbricazione dell’aereo a pilotaggio remoto (drone) di tipo P.2HH, emergono problemi riguardanti la prospettiva di utilizzo del mezzo stesso. La vicenda si trascina ormai da molto tempo ma è possibile affermare che l’Aeronautica Militare abbia posto resistenze all’acquisizione del velivolo, resistenze condivise da Leonardo, indicato come possibile partner assieme a CdP nel nuovo assetto societario di cui vagheggia il governo e che è stato fatto oggetto di riferimento dal direttore generale del MISE nel corso dell’incontro “da nulla di fatto” svoltosi a Roma qualche giorno fa. L’Aeronautica Militare considererebbe il mezzo già superato prima ancora dell’avvio del suo utilizzo. Nell’affrontare questo difficile passaggio occorrerebbe grande chiarezza nel valutare il grado di qualità tecnologica che lo stabilimento di Villanova è in grado di esprimere. Il tema dell’innovazione tecnologica e dei centri direzionali è tema costante nella nostra Provincia ed è stato a causa di evidenti deficit in questa direzione. E’ stato attorno a questo punto che via via si sono perdute le maggiori unità produttive in diversi settori, cedendo anche al rapporto tra ambiente e lavoro che in casi lontani ma clamorosi come quello dell’ACNA e più recenti come nella situazione di Tirreno Power hanno depauperato il nostro patrimonio industriale.
3)      Tornando alla vicenda Piaggio è evidente come emerga con grande evidenza un problema di management sia sul terreno della programmazione economica e di bilancio (vedi accumulo del deficit) sia nel campo dell’adeguamento tecnologico. Sotto quest’aspetto ci sarebbe da valutare ciò che è avvenuto nel passaggio dal civile al militare: un tema di grande delicatezza sotto diversi profili anche sotto l’aspetto etico.
4)      Adesso si dice che “l’amministrazione controllata non è una liquidazione” e che si apre “una fase di transizione”. Se davvero si arriverà a una proposta di espressione di una nuova società sarà bene da parte del complesso dei soggetti istituzionali e sindacale tener conto dei punti che così sommariamente si è cercato di riassumere anche in questa sede. Il tema del possibile intervento pubblico non può prescindere dall’essere affrontato avendo come prioritaria la qualità della tecnologia allo scopo di mantenere l’azienda competitiva sul mercato internazionale, in quadro di ovvia compatibilità dei conti. Altrimenti ci troveremmo nel pieno di quell’avventura propagandistica che appare essere un po’ come la “cifra” distintiva di questa compagine di governo.

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