Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
mercoledì 9 settembre 2026
DEFORMA ELETTORALE
DEFORMA ELETTORALE di Franco Astengo
La riforma della legge elettorale approda in Aula al Senato con una serie di nodi ancora aperti in maggioranza e non di piccolo peso che, pur nel dettaglio, nascondono una stringente, diversa, logica politica tra gli alleati.
Quasi del tutto tramontata l'ipotesi di inserire il ballottaggio (viene definita da alcune fonti "su un binario morto" e l'emendamento dovrebbe essere ritirato) tra le questioni aperte nel centrodestra sembra destinato ad avere qualche chance l'abbassamento dal 42 al 41% della soglia oltre la quale si conquista il premio. Una misura contenuta in un emendamento di FdI e sulla quale il partito della premier potrebbe insistere nonostante le perplessità soprattutto dalle parti di FI. La logica di abbassare la soglia, anche di un solo punto, viene spiegato, è quella di non 'snaturare' la ratio della legge consentendo più facilmente a chiunque vinca di guadagnare il premio evitando di avere la distribuzione dei seggi a proporzionale puro
Nella prima versione la soglia era al 40% ma era stata poi alzata al 42% anche per alcuni rilievi di costituzionalisti collegati al fatto che con il premio fisso su una soglia troppo bassa non dà certezza della maggioranza. Si tratta, dunque, oltre allo scontro politico anche di una questione legata a possibili rilievi di costituzionalità. Così come la cosiddetta norma 'anti-cespugli', anche questa oggetto di un braccio di ferro (tra l'esclusione solo di quanti sono sotto il 2% o l'1%) ma che il centrodestra è comunque determinato a modificare.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un tentativo di “deforma” misurato esclusivamente su interessi di parte e non certo misurato su di una visione sistemica di equilibrio tra rappresentanza e governabilità.
Poco e probabilmente nulla, in materia di riforma elettorale, è accettabile se non fornisce con una qualche credibilità risposte a obiettivi che ci permettiamo di ricordare: a) la centralità del Parlamento e la rappresentanza in quella sede del complesso di “sensibilità politiche” presenti e attive nella società; b) la creazione delle condizioni dell'alternanza e sblocco della democrazia. Senza che necessariamente questo avvenga attraverso una coartazione nella complessità delle scelte effettuate da elettrici ed elettori .Attenzione! In un sistema sano ciò può avvenire anche nel corso del libero gioco parlamentare, senza che necessariamente si debba gridare al “tradimento” o al “ribaltone”. Il centrosinistra italiano del 1963 rappresentò, al di là dei diversi giudizi storici un sicuro avanzamento del nostro processo democratico, e prese l'avvio proprio in Parlamento, tre anni prima, come risposta ai tragici “fatti Tambroni”, in una fase, cioè, in cui pareva proprio che la nostra democrazia tendesse a restringere le proprie basi sociali); c) Il rinnovamento del sistema politico e delle classi dirigenti, attraverso meccanismi di selezione non necessariamente legati all'esasperata personalizzazione legata a certi tipi di presentazione elettorale, considerati veicolo esaustivo di partecipazione alla politica; d) L’ ampliamento dello spazio della società civile e dell'autonomia delle istituzioni; aumento del potere decisionale dei cittadini (prestando attenzione alla possibilità di intervenire, attraverso i meccanismi della partecipazione e della rappresentanza, sui fatti politici). Non si capirebbe d'altronde, perché si dovrebbe ingaggiare una battaglia
su questo argomento se non per ampliare la democrazia dei cittadini, per migliorare il rendimento del sistema politico, per restituire la speranza di cambiamenti di fondo coerenti con le preferenze degli elettori, incisivamente espresse. e non soltanto, come sta avvenendo, per affermare una "supremazia di potere" su di una società considerata ormai irrimediabilmente "atomistica" da sottoporre a "comando". L'obiettivo di fondo dovrà essere quello della politica che recupera i criteri della legittimazione sociale, nell'idea di una rappresentanza quale fattore fondamentale dei processi di inclusione.
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