venerdì 5 gennaio 2024

NON BASTA IL CONFRONTO TRA MANIFESTO E POTERE OPERAIO: IN DISCUSSIONE GLI ANNI'70 E L'ATTUALITA' DELL'AGIRE POLITICO

 

 

 NON BASTA IL CONFRONTO TRA MANIFESTO E POTERE OPERAIO: IN DISCUSSIONE GLI ANNI'70 E L'ATTUALITÀ' DELL'AGIRE POLITICO di Franco Astengo


La triste occasione della recente scomparsa di Toni Negri ha fornito l'occasione per un avvio di confronto sui temi più generali della storia della sinistra negli anni'70.

Oggi 5 gennaio sulle colonne del "Il Manifesto" compare, infatti un intervento di un gruppo di compagne e di compagni che all'impresa politica e al giornale hanno dedicato molti anni della loro militanza a partire dalle origini.

Un intervento nel cui testo si rileva una "insufficienza" non solo storica con cui la direzione del quotidiano avrebbe trattato l'occasione della scomparsa di Negri, ospitando analisi sull'operato del filosofo padovano giudicate in sostanza come unilaterali e non sufficientemente articolate rispetto al dipanarsi della matassa della storia di allora (compresa la scelta compiuta di pubblicazione di un articolo di Rossanda nel merito della vicenda "7 aprile").

La risposta del direttore Andrea Fabozzi apprezzabile per l'avanzamento di una ipotesi di confronto su questi temi lascia aperte due questioni a mio giudizio fondamentali:

a) la necessaria valutazione critica della ricaduta "politica" dell'impostazione portata avanti nel corso degli anni'70 da Potere Operaio e dall'Autonomia: un giudizio che deve essere formulato in maniera particolarmente netta e precisa;

b) l'analisi della fase successiva, quella dell'Impero e della moltitudine, che - almeno a giudizio di chi scrive - ha comportato l'oscuramento della necessità di una produzione intellettuale posta sul piano della "struttura politica" nei riguardi del modificarsi radicale delle condizioni della lotta di classe, almeno in Occidente e il presentarsi di nuove forme di contraddizione che hanno mutato la relazione data tra struttura e sovrastruttura nella fase vorticosa di ammodernamento della globalizzazione capitalistica.

Nelle diverse letture dell'operato di Negri su questi temi sono apparsi in altre sedi diversi interventi .

Per brevità cito Michele Mezza su "Striscia Rossa" dove si rileva anche un collegamento con il convegno del Gramsci del '62 e il confronto in allora possibile tra le posizioni operaiste e quelle di analisi innovativa dello sviluppo capitalistico portate avanti da Trentin, Magri, Foa: posizioni poi soffocate da Amendola nella visione di un capitalismo italiano "straccione" da aiutare e ancora alcuni interventi (precedenti) di Maurizio Iacono (su questo aspetto si sente molto la mancanza di Aldo Garzia che vi si era cimentato con grande acume).

Senza alcuna pretesa di dettare un'agenda del futuro dibattito ritengo che la ripresa di confronto sulle due tematiche che ho cercato di indicare poco sopra risulterebbe utile integrando la discussione con un'analisi specifica sul pensiero di Lucio Magri.

Affronto soltanto un punto dell'elaborazione di Magri , a mio giudizio nodale rispetto agli anni'70: al riguardo della crisi (dello sviluppo e non nello sviluppo) petrolifera dell'inverno 73-74.

Si è citato il fallimento dell'incontro con Potop sotto il tendone del circo, ma il vero punto di distacco da un certo tipo di visione e di analisi si caratterizzerà soprattutto in quel documento redatto da Magri e apparso in due parti successive sul Manifesto nel gennaio 1974: documento che poi fornirà occasione per una discussione raccolta nel volume "Spazio e ruolo del riformismo".

Riprendere quei punti di riflessione non sarà compiere una semplice operazione di retrospettiva ma rilevare prima di tutto una qualità di intervento che non può essere semplicemente relegata in archivio ma soprattutto potrà risultare utile nell'attualità per un richiamo alla necessità della strutturazione politica: forse è questo il punto vero della discussione che sta intercorrendo con la direzione del Manifesto e non a caso compare nei testi citati (l'intervento collettivo e la risposta di Fabozzi) il tema della rottura tra Pdup e giornale del 1978: punto oggi quanto mai di attualità nella carenza di soggettività politica che accusa la sinistra italiana.

Grazie per la vostra attenzione

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