sabato 1 ottobre 2022

ELEZIONI 2022: PER CRITICA MARXISTA

 L'esito elettorale determinatosi il 25 settembre può ben essere definito come "critico", inteso come punto di svolta nella complicata vicenda del sistema politico italiano.

In questa occasione sono emerse, infatti, come mai nel recente passato, alcune questioni irrisolte di carattere sistemico rimaste irrisolte in una lunga fase di transizione aperta dalla caduta dei grandi partiti di massa avvenuta per una molteplicità di cause (caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, Trattato di Maastricht) rese ancora più complicate dalla riduzione del numero dei parlamentari e dall'utilizzo di una formula elettorale che presenta svariati profili di possibile incostituzionalità.

Non ci troviamo di fronte semplicemente alla vittoria della destra, vittoria amplificata nei numeri parlamentari dalla formula elettorale.

Si sono reiterati i fenomeno della volatilità elettorale e di una asimmetrica dislocazione territoriale del voto.

Volatilità e rappresentanza

Restano intatti i temi della fragilità del sistema politico italiano in particolare sul versante della volatilità elettorale e della scarsa capacità dei governi di raccogliere consenso stabile anche quando sono espressione di "larghe intese".

Il rapporto tra i due fattori: scarsa credibilità del governo/ ascesa dell'opposizione è sempre apparso costante dal 2008 in avanti e non si è verificato il contrario neppure nel caso d'attualità dove l'autorevolezza della figura del Presidente del Consiglio era stata dipinta come il fattore "in più" per l'intero governo

A partire dalle elezioni del 2013 il partito uscito con la maggioranza relativa non è mai riuscito a mantenere la posizione fino alla tornata successiva, fosse questa destinata alle legislative generali o europee. Si è trattato del fatto più evidente di quel fenomeno di volatilità elettorale comparso nel panorama elettorale italiano dopo decenni di spostamenti minimi tra un settore e l'altro in competizione: in realtà si cominciò ad avvertire questa situazione fin dal 1994 quando, sciolti i grandi partiti di massa, l'alleanza "anomala" di Forza Italia al Nord con la Lega e al Sud con AN (che non aveva ancora compiuto il lavacro di Fiuggi ed era formata semplicemente dal MSI con l'aggregazione di qualche componente democristiana di destra) aveva occupato quasi per intero lo spazio lasciato libero dal pentapartito .

Il "clou" di questa faccenda però lo si può cominciare a monitorare - appunto - dalle elezioni politiche 2013.

Contemporaneamente però è costantemente calata la forza di rappresentanza del partito di maggioranza relativa "pro tempore" sia sul piano dei numeri assoluti sia rispetto alla percentuale ottenuta in riferimento al totale degli iscritti nelle liste.

Tutto questo non ha avuto riflessi sulla dinamica governo/parlamento ormai esercitata esclusivamente dall'autonomia del politico, anche quando alla presidenza del Consiglio si è seduto un tecnico più o meno presunto ma ha grandissima incidenza sulla tenuta del sistema nel suo complesso che appare sempre pii fragile nella sua capacità di aggregare consenso e di mantenere coesione sociale.

Queste le cifre (riferimento elezioni Camera dei Deputati, Parlamento Europeo, territorio nazionale esclusa la Valle d'Aosta)


Politiche 2013: Movimento 5 stelle 8.691.406 totale iscritti nelle liste 46.905.154 : 18,52%

Europee 2014: Partito Democratico 11.172.861 totale iscritti nelle liste 49.256.159 : 22,68%

Politiche 2018: Movimento 5 Stelle 10.732.066 totale iscritti nelle liste 46.505.350 : 23,07%

Europee 2019: Lega 9.153.638 totale iscritti nelle liste 49.301.157: 18,56%

Politiche 2022: Fratelli d'Italia 7.300.628 totale iscritti nelle liste 46.127.514 : 15,82%.


Di seguito il differenziale tra la percentuale di voti posta in relazione al totale delle schede valide e del complesso degli iscritti aventi diritto.


Politiche 2013: Movimento 5 stelle 25,52% sui voti validi, 18,52% sull'intero corpo elettorale, differenza 7%

Europee 2014: Partito Democratico 40,82% sui voti validi, 22,68% sull'intero corpo elettorale,: differenza 18,14%

Politiche 2018: Movimento 5 stelle 32,68% sui voti validi, 23,07% sull'intero corpo elettorale, differenza 9,61%

Europee 2019: Lega 34,33% sui voti validi, 18,56% sull'intero corpo elettorale , differenza 15,77%

Politiche 2022: Fratelli d'Italia 25,99% sui voti validi, 15,82% sull'intero corpo elettorale, differenza 10,17%.

E' evidente che l'abbassamento nella percentuale dei votanti, fisiologico nelle elezioni europee dove cambia anche il totale degli iscritti non potendo esercitarsi il diritto di voto all'estero salvo che nei paesi dell'UE,contribuisce maggiormente a creare l'illusione ottica della vittoria di cui rimane campione ( e vittima) il PD segreteria Renzi con un differenziale del 18,14%.

Più contenuta la differenza in occasione delle elezioni politiche dove il 10% di differenza si è superato soltanto nell'occasione dell'ultima tornata del 25 settembre scorso: un campanello d'allarme che è suonato specie per chi sarà chiamato a governare le pulsioni contraddittorie che percorrono un Paese impaurito, impoverito che tutte le volte cerca senza trovarlo un "Lord (o Lady?) protettore/protettrice").


Divisione territoriale del voto

Appare evidente l'accentuarsi delle divisioni geografiche dell'orientamento elettorale.

Una "separatezza territoriale" già ben risaltata in precedenti occasioni ma che adesso sta assumendo la dimensione di una vera e propria spaccatura che non riguarda soltanto la "tenuta" del M5S al Sud ma anche la crescita dell'Alleanza Azione-Italia Viva al Nord, in particolare nelle parti più produttive del Paese. Il M5S è stato favorito favorito nell'aggiudicarsi i collegi uninominali (alla fine in un numero quasi equivalente a quello di PD e alleati) dalla forte concentrazione del voto in determinate zone.

In questo modo il M5S potrebbe essere considerato quasi "Partito del Sud" (circa il 40% dei voti complessivi raccolti tra Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Molise).

Tutti ricordano il travagliato iter che il Movimento ha percorso nella XVIII legislatura: scissioni e microscissioni mentre rimaneva costante la presenza al Governo con 3 diverse formule: alleanza con la Lega, alleanza con il PD, governo tecnico sostenuto da "larghe intese". Nel frattempo i sondaggi segnalavano il M5S in costante discesa, addirittura al di sotto della soglia psicologica del 10%. Alla fine, dopo un mutamento di direzione politica e una campagna elettorale fortemente orientata soprattutto alla difesa della misura-simbolo del reddito di cittadinanza sono arrivati 4.325.977 voti pari al 15, 42% sul totale dei voti validi (pari al 9.29% del totale degli aventi diritto). Occorre molta chiarezza su questi dati, accolti con una sorta di velato e ingiustificato trionfalismo. Nei 5 anni trascorsi al governo dopo aver conseguito la maggioranza relativa il M5S ha lasciato sul campo 6.406.089 voti nella massima parte finiti nell'astensione ( astensione che nessun partito è mai stato in gradi di frenare considerato che la percentuale dei partecipanti al voto è in costante calo da decenni). D'altro canto i transfughi del Movimento, in particolare l'ormai ex-ministro degli Esteri Di Maio, hanno tentato nuove avventure politiche con risultati del tutto irrilevanti. Naturalmente il calo del M5S ha aperto, nella quota uninominale, un vera e propria autostrada per il successo del centro - destra ma questo è un elemento che chiama in causa la capacità coalizionale del PD, il suo asse strategico di riferimento e - ovviamente - gli elementi distorsivi anti-democratici presenti nella vigente formula elettorale che evidenzia aspetti di sicura incostituzionalità. Rimane il dato di fondo degli oltre 6 milioni di voti perduti.

Sempre al riguardo del voto al M5S si registra anche un fenomeno particolare: laddove il M5S "tiene" maggiormente si verifica il più alto tasso di astensione (dati relativi alla Camera dei Deputati, territorio nazionale esclusa la Val d'Aosta, Sito Eligendo del Ministero dell'Interno)


Graduatoria circoscrizionale M5S:


M5S percentuale nazionale 15,43

Circoscrizioni con la percentuale più alta

Campania 1 41,36

Sicilia 1 30,75

Calabria 29,38

Puglia 27,96

Campania 2 27,58

Sicilia 2 25,98

Basilicata 25,00

Molise 24,32

Sardegna 21,80

Abruzzo 18,45


Astensione più schede bianche e schede nulle


Circoscrizioni al di sotto del 60% dei voti validi (percentuale nazionale 61,02)


Calabria 48,06%

Campania 1 49,15%

Sicilia 1 50,70%

Sardegna 52,06%

Sicilia 2 52,94%

Molise 53,01%

Campania 2 53,23%

Puglia 54,16%

Basilicata 54,72%


Al contrario il voto a Fratelli d'Italia si sviluppa nelle zone di maggiore partecipazione


FDI media nazionale 25,99


Lazio 2 33,88 (circoscrizione di tradizionale insediamento ex-missino: Latina, Rieti, Frosinone)

Veneto 2 33,11

Veneto 1 32.06

Lombardia 3 31,45

Friuli Venezia Giulia 31,30

Lombardia 4 30,83

Umbria 30,82

Piemonte 2 30,40

Lombardia 2 30,28

Lazio 1 29,94

Marche 29,14

Abruzzo 27,89

Toscana 25,95

Emilia - Romagna 25,02

Lombardia 1 24,88


In coincidenza si segnala la caduta della Lega nelle circoscrizione di maggiore avanzata di FdI : Lega 2018 Lombardia 1 22,90 Lombardia 2 31,93, Lombardia 3, 34,33, Lombardia 4 28,30 Veneto 1 31.95 Veneto 2 32,39

Lega 2022: Lombardia 1 9,98 Lombardia 2 15,61 Lombardia 3 16,36 Lombardia 4 13,80 Veneto 1 14,42 Veneto 2 14,61


Circoscrizioni con la maggior percentuale di voti validi (media nazionale 61,02%)


Friuli Venezia Giulia 70,76%

Emilia - Romagna 69,31%

Veneto 2 68,50%

Lombardia 3 67,54%

Lombardia 1 67,38%

Lombardia 4 67,33%

Toscana 67,13%

Umbria 65,84%

Veneto 1 65,65%

Lombardia 2 65,43%


Il PD (media nazionale 19,07%) supera questa quota in sole 8 circoscrizioni:

Emilia - Romagna 28,10%

Toscana 26,39%

Liguria 22,67%

Piemonte 1 22,66%

Lazio I 21,52%

Umbria 20,89%

Marche 20,37%.

A questo punto appare difficile considerare M5S e PD come partiti "interamente" nazionali.


DISTORSIONE NELL'ASSEGNAZIONE DEI SEGGI


Di grande rilievo il fenomeno della distorsione operata dall'utilizzo della formula elettorale vigente sul meccanismo di traduzione del voto in seggi parlamentari (legge n.165 del 3 novembre 2017). La legge non prevede, oltre a mantenere le liste bloccate, la possibilità del voto disgiunto tra parte uninominale e parte plurinominale della scheda. A questo punto entra in gioco la capacità coalizionale delle forze politiche ed essendosi prodotta nell'occasione delle elezioni del 25 settembre una forte asimmetria tra la tradizionale alleanza di centro-destra e la coalizione raccolta attorno al PD si è verificato il caso che il centro-destra ottenuto il 43,82% sul totale dei voti validi ( in realtà 12.285.587 su 46.127.514 pari al 26,6% dell'intero corpo elettorale) abbia totalizzato l'83,44% dei collegi uninominali in palio per la Camera dei Deputati (un effetto distorcente del 40%). In sostanza il centro destra ha pagato i suoi collegi uninominali 102.160 voti l'uno, mentre il centro sinistra li ha pagati 610.101 voti e il M5S 422.143 (sfruttando la maggiore concentrazione territoriale).

Un fattore che incide fortemente sulla rappresentatività territoriale in una situazione già resa precaria dalla riduzione del numero dei parlamentari (dati relativi alla Camera dei Deputati, territorio nazionale senza la Val d'Aosta, sito Eligendo del Ministero dell'Interno.


UNINOMINALE


Nord (Liguria, Piemonte 1-2, Lombardia 1-2-3-4, Veneto 1-2, Emilia Romagna, Friuli V, Trentino A.A)

Centro destra: 56

Centro sinistra:8

SVP: 2


Centro (Toscana- Marche- Umbria- Lazio 1-2)

Centro destra 19

Centro sinistra 4


Sud e Isole (Abruzzo, Molise, Campania 1-2, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia 1-2, Sardegna)


Centro destra 46

M5S 10

Sud Chiama Nord 1



PROPORZIONALE

Nord

Fratelli d'Italia 35

PD 28

Lega 15

Azione Italia Viva 12

Forza Italia 9

M5S 6

Verdi Sinistra Italiana 5

SVP 1


Centro


PD 13

Fratelli d'Italia 11

M5S 5

Lega 4

Forza Italia 3

Azione Italia Viva 3

Verdi Sinistra Italiana 2



Sud

M5S 30

Fratelli d'Italia 19

PD 15

Forza Italia 10

Azione Italia Viva 6

Lega 4

Verdi Sinistra Italiana 4


A questo punto il tema di fondo della situazione in cui si trova il sistema politico italiano diventa quello della "spaccatura" Nord/Sud .

Una spaccatura che corrisponde anche a precise questioni di carattere economico - sociale.

Un punto di difficoltà che risulta aggravato dal fatto che, come dimostrano i dati, l'unico partito di dimensione "nazionale" è Fratelli d'Italia, mentre PD e M5S appaiono come "ridotte" interregionali rappresentanti interessi e settori sociali diversi e quindi difficilmente conciliabili in un rapporto di alleanza.

Infine, per fotografare la situazione del PD si può ricorrere ad una schematizzazione che risulta però molto indicativa: il PD vince a Buenos Aires - Porta Venezia e perde a Sampierdarena - Cornigliano - Rivarolo e a Scampia.


Franco Astengo






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