mercoledì 25 agosto 2021

SAVONA 2021: DAVVERO LA FINE DI UN CICLO?

 

SAVONA 2021: DAVVERO LA FINE DI UN CICLO? di Franco Astengo

I giornali annunciano (25 agosto) il “via libera” alla costruzione del Crescent 2: l’ultimo “mostro” partorito dalla lunga e dolorosa storia della speculazione edilizia che ha accompagnato il declino della Savona industriale nel corso degli ultimi 30 anni.

In questa occasione non rievochiamo nel dettaglio il pur recente passato.

Abbiamo vissuto una fase dove era stata sostituita la regia pubblica (che pur tra luci e ombre aveva caratterizzato la fase di elaborazione e applicazione del PRIS) con l’urbanistica “contrattata” e si era posto mano alla trasformazione della Città allontanando l’industria della sua cinta urbana ( ILVA, Scarpa e Magnano, Servettaz, Balbontin e quant’altro).

Tutta l’operazione era stata portata avanti come se si fosse trattato di un’esigenza dei tempi, un ineludibile richiamo della modernità dando invece origine a una gigantesca "fiera delle illusioni".

In realtà si trattava semplicemente di coltivare l’interesse particolare dell’utilizzo intensivo del territorio in nome del “privato”, così come stava a cuore ad alcuni soggetti utilizzatori della debolezza delle amministrazioni e del retrocedere della funzione sociale dell’agire politico.

In questo modo si è verificato un vero e proprio mutamento di paradigma al riguardo del quale andranno analizzate meglio le diverse responsabilità sul piano imprenditoriale, politico, culturale: all’uopo sarà utile un’analisi ben più dettagliata di quella sommaria contenuta nel testo “La miccia ritrovata” curato da Luciano Angelini e da chi ha redatto quest’articolo.

Nella fase storica che ci ha appena preceduto si sono intrecciate, infatti, responsabilità “trasversali” che hanno fortemente condizionato l’evolversi delle cose mentre l’opposizione è rimasta minoritaria sia sul terreno politico sia su quello della comunicazione.

E’ necessario quindi ricordare che all’epoca fu costruito un consenso di massa all’idea che la Città doveva cambiare perché lo chiedevano “ i tempi”.

Chiariamo adesso con il massimo della forza possibile che lo scopo vero di chi ha proposto la fine dei vincoli che regolavano la "Savona del lavoro", era quello di lasciare mano libera a chi stava portando avanti nei partiti, nelle associazioni imprenditoriali, nelle istituzioni quello scenario di vera e propria “dismissione della Città” che ha determinato il declino di cui oggi molti si stanno lamentando.

L’occasione delle prossime elezioni diventa allora quella di decretare la fine di questo ciclo negativo ed è questo del mutamento di rotta l’imperativo categorico cui debbono assolvere le forze di democrazia e di progresso.

La questione urbanistica deve essere inquadrata in un vero e proprio discorso di “svolta”.

Il nodo fondamentale da sciogliere è quello del ritorno alla “regia pubblica”.

In secondo luogo è indispensabile rielaborare una progettazione misurata sull’insieme del territorio tra centro e periferia in una visione di “ricucitura” degli strappi esistenti attuata in funzione dell’utilità generale.

L’amministrazione uscente aveva iniziato il proprio mandato con grandi proclami nel merito: una delle prime delibere adottate dal nuovo sindaco avrebbe dovuto prevedere, per esempio, una “Casa della Salute” sul terreno degli Orti Folconi, si è poi a lungo discusso (con opzioni del tutto improbabili) del recupero di Villa Zanelli: nulla è stato fatto in questo senso e neppure verso il recupero (fondamentale) dei contenitori storici dismessi, concludendo la partita in bellezza con il rimettere in vendita l’eterno Palazzo Pozzobonello.

Il riempimento dei vuoti esistenti in Città deve corrispondere a esigenze ben precise.

Soltanto per fare degli esempi e non compilare la solita lunga lista della spesa: la territorialità socio – sanitaria; la possibilità di utilizzo di sedi attrattive per le nuove forme di lavoro da remoto;la realizzazione di un rapporto fattivo Città/Università accrescendo così la possibilità per tutti di usufruire di una presenza culturale diffusa; la difesa ambientale partendo dalla cura dell'enorme patrimonio sito alle spalle del centro urbano.

La nostra Città si trova di fronte a una possibilità concreta di proficua inversione di rotta: un’occasione da non perdere.

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