Cari Compagni,
in via del tutto riservata per i componenti del gruppo di contatto mi permetto inviarvi una riflessione complessiva riguardante la vicenda del comune di Savona, articolandola in due parti: la prima relativa al procedere dell’iniziativa politica e destinata al dibattito interno e la seconda (destinata all’esterno una volta corretta dalle vostre osservazioni) riguardante precipuamente l’impianto programmatico.
Andando per ordine:
1) E’ assolutamente necessario scrollarsi da questo livello di piccole beghe personalistiche e neppure farsi coinvolgere nell’estenuante mediazione che si presenterà necessaria allorquando la costruzione dell’alleanza scenderà con i piedi per terra;
2) Di conseguenza credo che non sia il caso di partecipare alle riunioni (online) del tipo di quella che si profila per lunedì prossimo.
3) Si tratta, invece, di concentrarci sulla proposta da avanzare alla sinistra in modo da determinarne una adeguata possibilità di presenza. Anche in questo caso però mi sembra inutile addentrarci in una serie di incontri. Se Sinistra Italiana accoglie la nostra proposta e la porta avanti è il caso di lasciare ai suoi esponenti i possibili livelli di mediazione, giudicando poi a posteriori la nostra possibilità d’impegno per un appoggio;
4) Decisiva naturalmente sarà la qualità dell’impianto progettuale. Serve però anche il completamento di una proposta politica;
5) In questo senso ci si potrebbe muovere presentando un’idea di formazione di una lista denominata: Sinistra Savonese “Unità e Progetto” (sul logo non saprei che fare perché proprio risulto inadatto allo scopo). Una lista aperta che parta dalle candidature disponibili nella scorsa tornata, da integrare però ad un livello alto in particolare per quello che riguarda la testa di lista;
6) Questa proposta, come vedrete in seguito, la farei già contenere nel documento – bozza di programma;
7) Non credo sarà possibile, sul progetto/programma, trattare più di tanto con il Patto. La lista Unità e Progetto dovrà quindi dotarsi autonomamente di un proprio impianto (ovviamente in consonanza con il programma del Sindaco) e sviluppare una campagna elettorale a vocazione egemonica, da vero punto di riferimento. Ritengo che, in questo senso, gli spazi ci siano. Lo abbiamo constatato in questi mesi con in più un’annotazione che mi permetto di sottolineare: abbiamo trascurato troppo la nostra generazione nella quale si trovano compagne e compagni dalle notevoli potenzialità, non solo per esperienza ma anche per capacità di innovare il patrimonio concettuale e programmatico a disposizione dell'intero quadro politico.
Di seguito troverete la bozza di documento sul quale vi prego di intervenire (non so proprio se sono riuscito a equilibrare il testo in maniera completa).
Sarà necessario discutere fra noi, anche in relazione all’esito degli incontri avuti da Marco Russo con il PD provinciale e quello regionale.
Se Sergio Acquilino disponesse di un buco giovedì 17 forse sarebbe il caso.
SINISTRA SAVONESE: UNITA’ E PROGETTO
E’ arrivato a un punto di svolta il dibattito intorno all'obiettivo della costruzione di una larga alleanza democratico – progressista raccolta attorno a una candidatura Sindaco capace di rappresentarne la migliore espressione in termini di alternativa nel presente e di forte tensione progettuale verso il futuro.
Il “Patto per Savona” presentato da Marco Russo può rappresentare il punto di riferimento per realizzare questo progetto in modo da far sì che nella tornata elettorale della prossima primavera sia possibile contendere al centro – destra la guida dell’amministrazione comunale.
Sarà necessaria, per realizzare l’obiettivo, un’articolazione di forze particolarmente ampia ma, sulla base di questo ineludibile presupposto, si renderà egualmente indispensabile un’adeguata presenza dei soggetti rappresentativi della sinistra raccolti in una forma unitaria caratterizzata da un'importante capacità di proposta.
La competizione elettorale per le Comunali di Savona 2021 dovrà quindi vedere protagonista una sinistra plurale capace di realizzare un vero e proprio “avanzamento strategico”.
La sinistra savonese deve saper uscire dalla logica della ricerca della mera rappresentanza, assumendo la dimensione di un soggetto fortemente misurato sul piano della progettualità per risultare determinante per l'espressione di una forte capacità innovativa nel governo della Città.
La sinistra non deve risultare " aggiuntiva” ma costituire un vero punto di riferimento e di proposta ben visibile all’interno della coalizione.
E’ questo il senso della proposta per una “Sinistra Savonese: Unità e Progetto”.
Abbiamo davanti una triplice dimensione di impegno: a) avanzare una proposta di governo rispetto al fallimento che il centro – destra ha fatto registrare nel corso della tornata amministrativa che sta per concludersi; b) segnare un vero e proprio punto di distacco con le precedenti amministrazioni di centro – sinistra ; c) fare in modo che tutta la sinistra disponga di una propria identità fondata sulla fuoriuscita da una dimensione minoritaria nella quale, purtroppo, è parsa costretta da diverso tempo.
Tutto ciò può essere tradotto in concreto lavorando per realizzare una vera e propria “egemonia di progetto” portata avanti con forte determinazione all’interno dell’alleanza: il punto di ancoraggio sarà rappresentato dalla definizione di una progettualità complessiva, non limitata a “spicchi” o “francobolli” misurati su “single issues”.
Disponiamo già di un robusto impianto sulla base del quale abbiamo ricevuto un numero rilevante di importanti adesioni.
E’ il caso però, in questa sede, di declinare al meglio alcune proposizioni.
Prima di tutto è necessario definire alcuni punti che possano costituire, per così dire, una sorta di “insegna” per il progetto.
Mi permetto di indicarne tre:
1) Savona da città di transito a città di nuova residenza;
2) Una Savona che, nella Regione Liguria, non rimane subalterna al concetto dominante di “Genova Città Regione”.
3) quella che, sbrigativamente, può essere definita "questione sanitaria". Siamo tutti consapevoli dei limiti che all'azione di un'amministrazione comunale sono imposti dalle competenze in materia, attribuite in gran parte alla Regione. Purtuttavia un'azione politico - amministrativa rivolta in due direzioni potrà essere efficacemente svolta: quella della difesa del patrimonio rappresentato dall'Ospedale San Paolo e quella del ritorno all'intreccio tra sociale e sanitario dentro a un'idea di presidio territoriale strettamente connesso a una ripresa e riqualificazione del decentramento, attraverso un riequilibrio di presenza territoriale tra le diverse zone della città;
Sono quattro gli assi portanti da perseguire al fine di realizzare nel concreto i tre punti distintivi appena indicati:
1) Comprensorialità.
La questione della comprensorialità appare come quella decisiva da sottoporre al dibattito. Abbiamo definito come l’ampiezza territoriale del comprensorio savonese debba superare quella che, a suo tempo, fu definita nel PRIS. Occorre allargare il quadro soprattutto verso la Valbormida per far sì che l’insieme delle questioni economiche e delle presenze produttive siano determinate a quel livello.
Dalla comprensorialità derivano:
a) l’uscita dall’isolamento affrontando il tema delle infrastrutture, dell’utilizzo delle aree industriali dismesse, dell’ambiente;
b) l'affrontamento del tema dell’area industriale di crisi complessa . Va reclamato immediatamente un ruolo per il Comune capoluogo, fin qui completamente ignorato. Nel discorso riguardante l’area di crisi complessa vanno visti due punti assolutamente decisivi: quello del ritorno alla presenza di realtà produttive fortemente misurate sull’innovazione tecnologica e su di una forte capacità di espressione di know-how e quello della sostenibilità ambientale;
c) il rapporto con la portualità, che passa attraverso l'espressione del massimo di capacità di espressione produttiva per le strutture esistenti ponendo anche la piattaforma di Vado Ligure nelle migliori condizioni operative (ferrovie, autostrada), la non limitazione dell'antica darsena all'attività delle crociere, il ripristino della funivia Savona - San Giuseppe;
d) Rispetto al tema della comprensorialità è il caso di chiedere conto del ruolo dell’Amministrazione Provinciale che non può essere, avendo mantenuto il rango costituzionale ancorché con elezione di secondo grado, in una posizione assolutamente marginale sia rispetto al coordinamento delle istituzioni sia nella programmazione del territorio;
e) l'elaborazione sui temi dei raccordi ferroviari (in particolare verso il Piemonte) della viabilità , del trasporto pubblico, dei rifiuti. Temi che non possono essere affrontati in una dimensione territorialmente ristretta e seguendo negative logiche privatistiche;
2) Decentramento
La riflessione sul tema del decentramento deve partire dalla constatazione del fallimento fatto registrare dai tentativi fin qui svolti di ripristinare una qualche funzione dopo l’inopinata chiusura delle Circoscrizioni. Chiusura delle Circoscrizioni avvenuta in una fase di vera e propria “furia iconoclasta” rispetto a soggetti istituzionali utili e non certamente costosi o fonte di spreco.
Debbono essere definite alcune caratteristiche riguardanti un’ipotesi di decentramento cittadino: a) si è riparlato dell’antica proposizione dei “quartieri”. In questo senso dev’essere tenuto conto della diversa configurazione sociale avanzata nel corso degli anni e della necessità di tenere assieme sia i livelli di partecipazione popolare (assolutamente indispensabili da valorizzare nelle diverse forme associative) sia l’insieme delle capacità amministrative che debbono servire a determinare realizzazioni molto concrete rispetto alle esigenze del territorio; b) in questo senso, definito che l’obiettivo complessivo non può essere che quello di un raccordo tra centro e periferia e la migliore vivibilità della periferia stessa, si tratta di rinvenire alcune vere e proprie “vocazioni” sulle quali far marciare un progetto di riqualificazione del decentramento cittadino;
c) Nell’idea di un rilancio del decentramento (nel progetto del quale dovranno essere rintracciati elementi organizzativi e di formalizzazione della partecipazione sociale e politica) dovrà trovare sede centrale la proposta di un nuovo intreccio tra intervento sociale e territorialità sanitaria. Il discorso di accrescimento di ruolo dell’Ospedale San Paolo (che sarà fatto oggetto di un capitolo a parte in sede di stesura definitiva del progetto) dovrà essere accompagnato da un intenso richiamo alla territorialità sanitaria che si è dimostrata, proprio nei frangenti più drammatici dell’emergenza, un vero e proprio “buco nero”. Sarà determinante, in questo senso, il rapporto con un nuovo sviluppo di presenza del welfare, perché soltanto equilibrando la presenza dell’intervento sociale sul territorio che si potranno affrontare alcune questioni fondamentali per la nostra Città e, in particolare, quella riguardante l’invecchiamento della popolazione e il ritorno del “pubblico” sul tema dell’accudimento all’infanzia;
d) al decentramento dovrà essere affidato anche il tema del verde, nella direzione che si cercherà di indicare di seguito:
Il territorio del Comune di Savona, al di là del centro abitato, si caratterizza per grandi spazi verdi percorsi da una fitta rete di agevoli sentieri e dalla presenza di boschi antichi e maestosi. Ormai da diversi anni tutto versa in stato di abbandono e può rappresentare fonte di pericolo vero nel caso di incendi. Anni che furono le prime avvisaglie della protezione civile nacquero proprio dalle squadre antincendi che si occupavano prioritariamente della pulizia dei sentieri, indispensabile nei casi di interventi di emergenza, squadre composte in primo luogo dagli stessi abitanti dei luoghi che volevano contribuire fattivamente alla conservazione del patrimonio verde. Oggi sono rimaste pochissime cascine abitate, con persone anziane che non hanno la forza né fisica ne economica per proseguire quei lavori. Ma non andrebbe disperso il grande patrimonio di esperienza e di conoscenza dei luoghi da parte di questi residui abitanti, patrimonio da utilizzare a favore dei giovani in termini di formazione e supporto. Intervento necessario da parte dell’amministrazione comunale per impegnare cooperative di giovani – istruiti e formati sulla gestione del verde – per la ripulitura dei sentieri con l’intento oltre che di salvaguardia anche di valorizzazione a fini turistici (percorsi guidati, punti di ristoro). Esistono in tal senso diverse linee di finanziamento sia regionale che direttamente europee che non vengono utilizzate.
e) Inoltre viene da chiedersi come mai il patrimonio immobiliare di Opere Sociali (cascine e terreni), particolarmente rilevante nella zona verso il Santuario, non possa essere utilizzato per favorire la nascita di aziende agricole di giovani che troverebbero nelle vicinanza delle città la possibilità di vendita diretta dei prodotti, con vantaggi per loro e per i cittadini savonesi. In molte altre regioni ormai questo fenomeno è consolidato e contribuisce oltre che a fornire un reddito per tante famiglie giovani anche al mantenimento e la custodia del patrimonio verde.
3) Rilancio del centro cittadino
L'indispensabile rilancio del centro cittadino senza il quale non si verificherebbe alcuna ipotesi di crescita complessiva nella qualità della vita cittadina deve passare attraverso l'acquisizione di consapevolezza, da parte dell'Amministrazione, della necessità di considerare gli elementi di forte novità che si determineranno nella vita delle persone in seguito alle vicende contrassegnate, nel corso di questo ultimo anno, dall'epidemia.
Sono due i filoni che vanno indicati, in questa direzione:
a) il primo è quello della strutturalità nella presenza culturale. Il necessario investimento da sviluppare sul piano della presenza culturale in Città (che naturalmente dovrà essere non riservata al Centro ma estesa territorialmente) passa attraverso un diverso rapporto con l'Università. Il limite del campus di Legino è quello di risultare sostanzialmente estraneo alla vita economica e sociale di Savona. E' necessario agire per fare in modo che si possa prevedere una presenza dell'Università in Città, nelle forme e nei modi possibili;
b) Il tema della strutturalità nella presenza culturale e della presenza dell'Università passa in maniera determinante da uno dei nodi di maggior rilievo del nostro possibile quadro progettuale: quello del recupero dei contenitori storici. Perduta l'occasione rappresentata dall'edificio dell'ex-Ospedale San Paolo regalato alla logica speculativa rimangono da definire strutture importantissime che non possono essere abbandonate a partire da Palazzo Santa Chiara, l'ex-carcere di Sant'Agostino, il complesso di San Giacomo, il palazzo della ex-Banca d'Italia. Il giudizio sulla capacità di una nuova amministrazione di determinare una svolta rispetto all'attuale situazione di declino sarà sicuramente formulato sulla forza di intervento al riguardo della situazione dei grandi contenitori storici fin qui lasciati in stato di sostanziale abbandono.
c) il secondo punto sarà costituto dal lascito più importante dell'emergenza sanitaria sul terreno della modifica dei comportamenti sociali e degli stili di vita dei singoli e delle famiglia. Ciò avverrà in esito al permanere nella presenza di fasce di lavoratori che continueranno a opera da remoto, in smart - working.
In questa occasione si cerca di misurare questo punto sviluppando alcune riflessioni nello specifico.
Partiamo allora da alcune considerazioni di carattere generale sull’entità del fenomeno.
Le previsioni dell’osservatorio del Politecnico di Milano parlano di circa 5 milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori in remoto a fine emergenza virus.
Secondo l’Istat la platea dei lavoratori a distanza potrà arrivare a oltre gli 8 milioni ( è più di un terzo della massa di occupati totali in Italia che assomma a 23,4 milioni).
Durante la prima fase dell’emergenza sanitaria (da marzo a giugno 2020) si stima che oltre 6 milioni di persone abbiano lavorato a distanza.
L’incremento del fenomeno si misura facilmente se si pensa che a febbraio 2020 le lavoratrici e i lavoratori da remoto erano un po’ più di 600.000, contro i 200.000 di quattro anni fa.
Sono molti i fenomeni legati all’espansione dello smart working:
1) il cosiddetto “nomadismo digitale”, ovvero quelle persone che operano da remoto e che spostano la loro residenza in città più vivibili e comode rispetto alle metropoli;
2) la necessità di riordinare la cosiddetta “giungla digitale”. L’adsl è ancora molto usata. Per la banda larga e ultra larga esistono tecnologie diverse a onde radio, miste fibra – cavi, soltanto fibra e, in prospettiva il chiacchieratissimo 5G. Si gioca su questi elementi la cosiddetta “rete unica” e il rapporto pubblico/privato nel settore. E’ evidente che una città che aspiri ad essere sede (magari di ritorno) del cosiddetto “nomadismo digitale” dovrà risultare attrezzata al meglio in questa direzione;
3) si apre il mercato dell'adeguamento delle risorse tecnologiche a disposizione di lavoratrici e lavoratori sia nella pubblica amministrazione, sia nel privato che nella prima fase emergenziale si sono trovati costretti a rimediare con mezzi propri;
d) se vogliamo considerare il tema dello smart - working come quello della chiave di volta per trasformare Savona da città di transito a città di nuovi residenti sopperendo così a oltre quarant'anni di costante calo demografico e all'impoverimento verificatosi con la "fuga dei cervelli" è evidente che dovranno essere affrontati i temi della complessiva ristrutturazione della Città, della ricucitura degli strappi urbanistici attraverso l'elaborazione di nuovi strumenti di programmazione con la centro l'immediato blocco di ipotesi di nuova cementificazione (il tema degli strappi urbanistici riguarda anche la destinazione del nuovo carcere che il Ministero indicherebbe in pieno centro cittadino: è evidente che si tratta di un forte elemento di discussione politica); di riqualificazione dell'offerta commerciale, culturale, del tempo libero. Tutti punti che dovranno trovare espressione in sede propria di definizione del dettaglio programmatico, così come il punto - da non dimenticare - dell'utilizzo e dell'accessibilità del Priamar. In questa sede è sufficiente indicare le grandi linee direttrici sulle quali incamminare un'Amministrazione Comunale all'altezza delle sfide del futuro per una visione del centro cittadino inteso quale sede di un volano per un nuovo modello di sviluppo;
4) Macchina comunale bilancio
Non dovrà essere dimenticato il tema del bilancio, sul quale l'attuale amministrazione ha fatto leva quale alibi per giustificare il proprio immobilismo e la precedente amministrazione impostò il deleterio discorso dei derivati. Non deve essere dimenticato come l'attuale giunta si è poi mossa con l'utilizzo di risorse in esclusiva funzione di campagna elettorale. Inoltre dovrà essere rivista e potenziata la macchina comunale rispetto a settori strategici nel frattempo abbandonati, quindi servirà una grande attenzione alla pianta organica nei suoi punti deboli, rispetto alla necessità di una ridefinizione complessiva.
In conclusione di questa bozza, sicuramente incompleta e insufficiente, dovrà essere ribadito un concetto politico di fondo: se si intende definire una presenza politica della sinistra savonese nella prossima competizione elettorale progettando un soggetto all'altezza delle sfide future sarà necessario non partire da una serie di "NO" preventivi ma dotarsi di una forte carica progettuale come in questo documento si è cercato di realizzare, pur con tutti i limite del caso.
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