DISASTRO ITALIA di Franco Astengo
Riportiamo di seguito una nota del rapporto CENSIS 2020:
"E'
il lavoro lo spartiacque tra chi durante la pandemia ha potuto
risparmiare e passare le vacanze al sicuro nella seconda casa e chi è
letteralmente "scomparso", cinque milioni "di persone
che ruotavano intorno ai servizi e che hanno finito per inabissarsi
senza rumore".
In
un'Italia che "è una ruota quadrata che non gira: avanza a
fatica", osserva il Censis in apertura del Rapporto Annuale, il
Covid-19 ha dimostrato che "il grado di protezione
del lavoro e dei redditi
è
la chiave per la salvezza": a pensarlo è l'85,8% degli
italiani. La pioggia dei sussidi, 26 miliardi di euro erogati a una
platea di oltre 14 milioni di beneficiari, non è riuscita neanche
lontanamente a rimettere in pareggio una situazione disastrosa che,
solo nel terzo trimestre di quest'anno, ha portato via il lavoro a
quasi mezzo milione di giovani e di donne, le categorie più fragili
del mercato del lavoro"
Il "re è davvero nudo", come commenta in conclusione il rapporto.
Si tratta della fotografia di un modello di sviluppo sbagliato portato avanti nel corso degli anni di un Paese privo di struttura industriale nei settori - chiave dalla siderurgia, alla chimica, dall'elettronica, all'agro - alimentare.
Un Paese in grave deficit infrastrutturale dove non si è riusciti, dalla liquidazione degli strumenti dell'intervento pubblico in economia in avanti, a ricostruire un filo di programmazione economica mentre andava in malora anche l'intervento sociale, affidato in buona parte a una privatizzazione distruttiva e con uno squilibrio evidente a favore di settori strutturalmente fragili nei servizi, nel turismo, nella piccola industria, in una situazione di complessivo gap tecnologico che ha investito anche scuola e università.
Il testo del rapporto CENSIS appare la migliore stigmate per l'inconcludente politicismo che avvolge la situazione italiana: politicismo portato all'esasperazione proprio da chi pensava di "aprire il Parlamento come uno scatola di tonno" e di "sconfiggere la povertà" simulando una sorta di "helicopter money" ad uso scambio elettorale di massa.
Intendiamoci: questa situazione arriva da lontano, dall'assenza di capacità di progetto e di visione che accompagna da decenni una classe politica culturalmente e moralmente deteriorata in un sistema ormai privo di quei riferimenti vitali che, nella fase della ricostruzione del dopoguerra, erano stati rappresentati dai partiti.
E' mancata una capacità di risposta alle novità intervenute alla fine degli anni'90 del XX soprattutto rispetto alle dinamiche globali succedute alla fine del bipolarismo e al passo imposto dall'innovazione tecnologica.
Un paese via via in ritardo e in affanno la cui classe politica si è vieppiù ritratta nella logica della difesa di una governabilità astratta, in un quadro di crescente distacco dalla complessa realtà sociale.
In questo momento però sembra inutile sviluppare un elenco della spesa circa le cose da fare: fallita la presa del potere da parte dell'antipolitica espressa del M5S; fallito il tentativo dei "pieni poteri" della Lega; ridotto il PD a partito gestionale e agenzia di collocamento per notabili; assunta una china pericolosa dal sistema centro-periferia fondata sulla personalizzazione della politica da parte di Presidenti di Regione e Sindaci, il nodo vero è quello di una rilegittimazione del sistema.
Una rilegittimazione complessiva per la quale non si intravvedono sbocchi se non quelli della paziente ricostruzione di corpi intermedi economici, culturali, politici, di rappresentanza sociale.
L'Italia ha bisogno prima di tutto di ricomporre uno scheletro fatto di impegno collettivo e di senso di appartenenza.
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