giovedì 29 ottobre 2020

RISPOSTA A GALLI

Stimatissimo professore

traggo questo passaggio dal suo fondo pubblicato oggi da “Repubblica”: “..ma soprattutto è indispensabile che la politica ritrovi la propria dimensione fondamentale: il progetto, cioè un’idea, una visione orientata al futuro. Se manca una strategia, una finalità, non di azione si tratta, ma di mera reazione..”

A questo punto la disturbo per rivolgerLe alcune domande:

1) La funzione progettuale e strategica non toccherebbe ai partiti?

2) Partiti che, da questo punto di vista, sono stati distrutti nella loro funzione essenziale, sia sotto l’aspetto della capacità di progettazione ideale, sia dal punto di vista dello svolgimento di una “pedagogia di massa” (questo secondo punto penso fosse il vero pregio nella presenza del PCI nella società italiana come rappresentante di una classe egemone nella propria “rappresentanza nazionale”;

3) E’ proprio la “mera reazione” la vera essenza dell’espressione populistica (semplifico e mi scuso) oggi dominante e da quella deriva l’affanno che contraddistingue l’intero sistema;

4) Nella recensione del nuovo libro di Marco Revelli leggo di una post – umanità capace di ricercare la dignità prima che l’utilità. Non era questo un altro aspetto dell’identità dei grandi partiti di massa della sinistra (Di Vittorio : insegnare ai contadini a non togliersi il cappello davanti ai padroni).

5) Infine: non sarebbe il caso di ripensare questi punti (dallo scrivente malamente espressi) e riprendere lo studio di quella che è stata l’espressione politica del movimento operaio italiano per arrivare a proporre una strutturazione di soggettività naturalmente non rivolta verso il passato ma proprio a quella “progettualità del futuro” cui Lei fa riferimento nell’articolo citato. Quali sono gli ostacoli concreti per verificare questa possibilità (considerata anche la sua esperienza come deputato della Sinistra) oltre che, naturalmente, alla grande trasformazione sociale avvenuta negli ultimi decenni?

Mi scusi ancora per il disturbo, un cordiale saluto

Franco Astengo


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