sabato 23 maggio 2026

COMUNE DI SAVONA: MAGGIORANZA DEL 23 MAGGIO 2026

Care compagne e cari compagni Andamento ed esito dell'affollata riunione delle forze di maggioranza nell'amministrazione del Comune di Savona svoltasi questa mattina 23 maggio 2026, mi hanno suggerito alcune considerazioni di carattere generale che ho ritenuto, scusandomi per il disturbo, di trasmettervi in funzione di una riflessione collettiva che dovrebbe essere avviata quanto prima. Una constatazione preliminare che riveste però il valore di una osservazione di fondo: con la partecipazione all'interno della coalizione democratico - progressista che ha eletto sindaco Marco Russo con le elezioni del 2021 abbiamo ottenuto un risultato a mio giudizio di grandissima importanza: risultato poi impreziosito dal lavoro svolto in Giunta con la realizzazione di un punto-cardine del nostro programma quello relativo al decentramento e alla partecipazione più larga alla vita pubblica (pur in tempi di grande difficoltà che stiamo attraversando proprio sotto questo aspetto). Come si può sintetizzare l'esposizione dei termini di questo risultato politico?: Si è riusciti a far passare dall'egemonia del privato a un serio discorso di regia pubblica il completamento del processo di de-industrializzazione della città avviato alla fine degli anni'90 del XX secolo con il mutamento della destinazione d'uso delle aree ex-Italsider e la caduta degli ultimi vincoli del PRIS. Sottolineo: questo è stato un risultato di grande rilievo sulla base del quale credo possa essere possibile proseguire chiedendo alle cittadine e ai cittadini savonesi di confermare l'attuale sindaco e l'assetto amministrativo nell'occasione delle elezioni 2027. L'elemento di maggior valore di questo passaggio alla regia pubblica della ridefinizione dell'assetto urbanistico della Città (compreso il recupero dei contenitori storici) deve però significare una nuova produzione di valore da parte del territorio. E' questo l'elemento che necessariamente dovrà significare la presenza della sinistra nella prossima campagna elettorale e nella futura compagine di governo. Abbiamo già avuto occasione di scrivere su questo argomento e vi ritorniamo soltanto per sommi capi: 1) l'obiettivo deve essere quello di una Città per abitare e non di una città nella quale il patrimonio edilizio è indirizzato pressoché esaustivamente ad estrarre valore privato per produrre una ricchezza che necessariamente dobbiamo considerare come parassitaria. Questo discorso richiama immediatamente temi come quello dei servizi, delle infrastrutture, dell'assetto urbano e dell'interazione tra il tessuto urbano e la prorompente innovazione tecnologica. Sarà attorno a questo assett della complessità dell'interazione che Savona potrà tornare ad essere "Città per abitare"; 2) L'altro elemento da porre in discussione è già stato analizzato in passato ma ha bisogno di essere giustamente enucleato nella narrazione che intenderemo sviluppare nel corso di questi mesi: il futuro di Savona è stato scritto e va ribadito è fuori di Savona. Savona come post-Città nella dimensione e nei riferimenti economici, culturali e sociali. Si tratta di un tema da sviluppare su due piani: 1) la dimensione geo-politica e quindi il discorso della comprensorialità oltre i confini dell'antico PRIS e rivolta verso il Nord-Ovest del paese (tutto questo all'interno di un quadro di divisione del territorio provinciale che segnala la parte a Ponente a più forte vocazione mediterranea) 2) la dimensione produttiva da legare ai processi di più importante innovazione in atto (in questo punto stanno due questioni: quella del Campus universitario che non può essere ridotta al tema degli studentati di alloggi ma di qualità dei corsi di laurea non esclusivamente STEM e di presenza strutturata in Città, quella del recupero delle aree industriali dismesse tra Vadese e Val Bormida in un discorso di superamento in divenire dell'area industriale di crisi complessa dal cui perimetro Savona era stata esclusa e che adesso deve vedere la città capoluogo assumere una funzione pivotale verso un'area vasta che abbisogna al suo interno di una complessità di ipotesi di sviluppo partendo dalla portualità, adeguando la logistica , trovando la possibilità di ingresso in adeguate filiere produttive, recuperando agibilità infrastrutturale nelle ferrovie, nelle autostrade, nelle funivie. Da questa analisi mancano un sacco di temi (dalla cultura, alla sanità, dalla scuola, alla vivibilità complessiva tra smaltimento rifiuti, trasporti urbani e sub-urbani,entroterra non riducibile soltanto al discorso post-neo industriale) ma mi pare contenga però già gli elementi distintivi di una presenza elettorale e poi di direzione amministrativa collocata oltre la semplice richiesta di completamento di un programma decennale ma ponendosi nel traguardare una visione egemonica di lungo periodo. In conclusione rimane da sviscerare uno dei nodi più intricati della gestione amministrativa guidata da Marco Russo: quella del rapporto con le forze politiche, il riconoscimento del loro ruolo, l'effettiva volontà di promuovere una partecipazione pari grado alla direzione amministrativa: temi ancora più complicati da affrontare rispetto a una sinistra che deve poter disporre di una adeguata autonomia, di una efficace possibilità di rappresentanza, di valorizzazione costante della propria capacità di espressione non solo di bisogni ma anche di funzione di effettivo governo delle nostre politiche pubbliche. Grazie per l'attenzione Franco Astengo

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