lunedì 9 febbraio 2026

REFERENDUM 22/23 MARZO 2026 PERR "IL ROSSO NON E' IL NERO"

Care compagne e cari compagni, riassumo sinteticamente il quadro politico che stiamo trovandoci di fronte e che giudicherei di estrema tensione con l'assalto del governo rivolto direttamente alla Costituzione, alla criminalizzazione delle posizioni di dissenso che si intendono completamente marginalizzare non solo sul piano politico. Tenuto conto anche della forte valenza della situazione internazionale si può però pensare a forti difficoltà del governo che punta - proprio al riguardo dell'ordine pubblico e di affermazioni inaccettabili come quelle relative ai presunti "nemici dell'Italia"- a usare questi temi quali vere e proprie "armi di distrazione di massa" per occultare il fallimento della posizione internazionale e soprattutto la situazione economico - sociale del Paese dove aumentano povertà e disuguaglianze, non esiste una politica industriale, il lavoro è stato ridotto in gran parte alla precarizzazione sotto pagata. In questo quadro il risultato del referendum del 22/23 marzo prossimo risulterà un punto di snodo fondamentale in vista delle elezioni 2027 sull'esito delle quali si misurerà probabilmente gran parte del futuro a medio termine non solo dell'Italia ma della stessa Europa. Si tratta allora, anche nel piccolo della nostra cittadina ai margini dell'Impero, di mobilitare il massimo delle forze scuotendo anche incertezze e ambiguità che corrono nel campo che dovrebbe essere di opposizione alle forzature di regime in corso. La nostra Associazione ha sicuramente acquisito nel corso del tempo un'autorevolezza che la rende riferimento nel panorama culturale e politico del savonese. Come già in occasione del referendum sui temi del lavoro del giugno 2025 mi permetto di proporre la stesura di un documento - appello sulla base del cui testo raccogliere firme individuali ed eventualmente organizzare un'iniziativa pubblica (o altro che si possa decidere assieme). Propongo allora una bozza di testo e mi auguro così di aprire un confronto avviando concretamente l'iniziativa. Di seguito: DOCUMENTO - APPELLO PER IL "NO" NEL REFERENDUM DEL 22/23 MARZO La nostra valutazione di "svolta autoritaria" in atto da parte del governo di destra si basa guardando anche oltre a quanto sta accadendo sul terreno delle riforme costituzionali e istituzionali. Riforme costituzionali e istituzionali attraverso le quali si punta a stravolgere l’impianto parlamentare della Repubblica così come disegnato dalla Costituzione. Quelle "deforme" che toccano ben 7 articoli della Costituzione Repubblicana e che saranno sottoposte a referendum il prossimo 22/23 marzo per il quale chiediamo di esercitare il diritto di voto esprimendo un chiaro "NO". Difendere la divisione dei poteri e la loro reciproca autonomia sta diventando quindi un imperativo categorico da cui assolutamente non deflettere. In questa “svolta autoritaria” va però ravvisato qualcosa di più profondo nella- pur grave – progressiva riduzione del rapporto tra politica e società realizzato al fine di “tagliare” il più possibile dell’insieme dei bisogni sociali.  La modernità viene affermata dalle classi dominanti attraverso l’intreccio tra l’inasprimento delle condizioni nelle quali il capitale afferma la propria egemonia  e l’emergere di nuove contraddizioni post-materialiste agite allo scopo di “sfarinare” l’identità sociale, dividere e preparare un'altra fase di dominio di un capitalismo feroce, negatore dei diritti basilari.  Un capitalismo che punta alla sopraffazione dei singoli e del collettivo, e  non appena compare il dissenso, lo marginalizza e lo criminalizza. E’ sempre accaduto, intendiamoci, in una forma più o meno accentuata ma adesso in Italia questa “filosofia politica” del capitale interpretata dalla destra al governo sta assumendo, anche per via di questioni specifiche legate alla realtà del quadro politico e dei soggetti intermedi, una vera e propria veste di autoritarismo populista. Occorre sviluppare un’analisi che parta da due punti che debbono essere sollevati senza discussione: al meccanismo della repressione, in questo caso esercitata con grande prontezza dalle preposte “forze del disordine” si affianca un processo di marginalizzazione del dissenso. Una marginalizzazione che deriva dall’assenza di prospettiva nel riuscire a fornire al fortissimo disagio sociale un’effettiva capacità politica di espressione da parte dell’opposizione. Il conflitto sociale, anche in forme tumultuose, è indispensabile ma eguale valenza possiede la capacità di sintesi e di progettualità politica: è da questo intreccio, dalla capacità del “pensare” e del “fare” di una soggettività nella quale ricercare anche forme originali di aggregazione e di organizzazione, che possiamo trovare alimento nel disegnare un futuro nel quale  possa essere possibile respingere questo tentativo in atto di repressione e marginalizzazione del dissenso. Si tratta, infine, di far compiere un salto di qualità proprio al dissenso trasformandolo in opposizione politica senza concedere sconti. Ribadendo il "NO" nel referendum del 22/23 marzo ritieniamo si possa compiere un passo in avanti sulla strada di cambiare questa situazione per la quale occorre uscire da qualsiasi forma di sudditanza e minorità affermando con forza le nostre ragioni democratiche. Chiediamo allora di sottoscrivere (individualmente) questo testo per poterlo rendere pubblico e contribuire così all'esito positivo di questa complicata campagna referendaria. Grazie per l'attenzione Franco Astengo

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