Per porre le basi della costruzione di una nuova soggettività dei comunisti e della sinistra d'alternativa, fondata sui tre elementi che continuiamo a ritenere fondativi di questo progetto: autonomia teorica e d'iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.
domenica 17 agosto 2025
SCIOPERO GENERALE IN ISRAELE: UN ESEMPIO E UN MONITO PER UNO SCIOPERO GENERALE EUROPEO
SCIOPERO GENERALE IN ISRAELE: UN ESEMPIO E UN MONITO PER UNO SCIOPERO GENERALE EUROPEO
Hai inoltrato questa email? Iscriviti qui per riceverne altre
(Da tener sempre presente che l'area centrale ligure è investita direttamente da questa problematica per la presenza di Leonardo a Sestri Ponente e la cessione di Piaggio stabilimenti di Villanova d'Albenga e Sestri Ponente alla turca Baykar fabbricante di droni d'assalto e arei senza pilota)
Lo sciopero generale in corso in Israele contro la politica di guerra del governo e il genocidio/deportazione del popolo palestinese, per la liberazione degli ostaggi ancora prigionieri di Hamas rappresenta un esempio e un monito per le classi lavoratrici dell'Occidente .
L'Occidente, le sue organizzazioni sindacali, non hanno ancora trovato motivazione e forza per opporsi con la determinazione necessaria all'escalation bellica in corso, denunciare la farsa di Anchorage e - prioritariamente - proprio in Europa dimostrare l'opposizione alla politica bellica dei governi.
Retorica e politica bellica che si sta concretizzando in varie forme.
Un articolo pubblicato dal Manifesto qualche giorno fa riportava un'inchiesta del Financial Times partita dall'analisi di immagini satellitari evidenzia come le fabbriche di armamenti stiano allargando (triplicando) le strutture.
Dall'invasione russa dell'Ucraina i numeri del FT sono chiari: 7 milioni di metri quadrati di nuovi sviluppi in 150 siti di 37 aziende legate alla produzione di munizioni e di missili.
Numeri indicatori di qualcosa di profondo: l'aumento delle spese militari non porta solo più fondi agli eserciti ma comporta una trasformazione industriale ( e quindi economica) concreta, diretta, di prospettiva.
Con l'aumento delle spese militari nel giro di pochi anni flussi enormi di denaro pubblico finiranno nei bilanci di aziende che, per loro natura, hanno grande interesse a veder perdurare un clima di paura e di instabilità : e che oggi stanno impegando fondi per incrementare strutture e capacità produttive.
Dietro le quinte - si segnala - il quadro è ancora più inquietante considerato che le principali aziende di guerra sono controllate in larga parte da mega fondi di investimento globali (Black Rock, Vanguard, KKR che ha acquisito la rete di comunicazioni in Italia ceduta da TIM) che dominano i settori strategici dell'economia mondiale e fondano la loro egemonia sul costante aumento della spesa militare.
La domanda finale può essere così riassunta: "Forse tutto questo non meriterebbe uno sciopero generale europeo rivolto a due obiettivi: la pace e la riconversione industriale dalla guerra alle grandi transizioni in atto da quella ecologica a quella infrastrutturale sia sul terreno sia digitale?"
I grandi produttori di armi: (nella prima colonna i guadagni del settore difesa in dollari US) nella seconda colonna la percentuale dei guadagni totali dalla difesa
Statistica al 2022
1
Lockheed Martin
59,39
90
2
RTX Corporation
39,57
59
3
Northrop Grumman
32,30
88
4
Boeing
29,30
44
5
General Dynamics
28.32
72
6
BAE Systems
26,90
97
7
Norinco
22,06
27
8
Aviation Industry Corporation of China
20,62
25
9
China Aerospace Science and Technology Corporation
19,56
44
10
Rostec
16,81
55
11
China Electronics Technology Group Corporation
15,08
27
12
L3Harris Technologies
12,63
74
13
Leonardo S.p.A.
12,47
83
14
Airbus
12,09
20
15
China Aerospace Science and Industry Corporation
11,77
32
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie