1) I punti di maggior interesse forniti dall'esito della tornata elettorale dell'autunno 2024 riguardante le elezioni regionali in Liguria, Emilia - Romagna e Umbria possono essere così riassunti:
a) da tener conto che le tre regioni sono andate al voto per motivazioni diverse: in questo caso l'esito della Liguria con la conferma del centro-destra (sia pure di stretta misura) dopo le vicende giudiziarie che ne avevano travolto la precedente amministrazione assume un valore particolare:
b) nel voto ligure è accaduto un fatto di grande rilievo: il candidato del centro-destra, sindaco uscente di Genova, è stato sconfitto nella sua Città (che rispetto al resto della Regione ha davvero dimensioni di "Città-Regione") ed ha ribaltato la situazione con il voto di aree (Ponente, Tigullio) a vocazione economica praticamente opposta a quella del capoluogo e che è stata molto curata anche clientelarmente da diversi feudatari capaci di interpretare le esigenze di categorie disponibili, in particolare nel settore turistico. In particolare quello del Ponente può essere definito come un voto "corporativo di scambio":
c) sempre dal voto ligure è emerso un fenomeno che poi si è visto replicare anche nelle altre regioni: quello del voto personalistico a vocazione locale (anche geograficamente molto definito). Candidati (non soltanto di centro destra) che nelle località di provenienza o circonvicini raccolgono voti di preferenza superiori al 70% in percentuale rispetto ai voti di lista. Ne esce una torsione della rappresentanza (non soltanto di tipo geografico, ma anche di equilibrio all'interno delle forze politiche) dando vita a fenomeni non solo di trasformismo ma di adesione opportunistica nei due sensi. Si tratta di un indicatore della debolezza nella presenza dei partiti sul territorio e della loro sostituzione con meccanismi di feudalizzazione cui si è già accennato;
d) il dato più saliente di questa tornata elettorale è però rappresentato dall'ulteriore crescita dell'astensionismo : ormai il totale dei voti validi pare assestarsi al di sotto del 50% in qualsiasi circostanza e al di là dell'interesse specifico suscitato dal tipo di elezione verso l'opinione pubblica.
Si tratta di un fenomeno da indagare soprattutto sotto l'aspetto della strutturalità per capirne i termini e l'impatto reale sul sistema politico e della modificazione degli equilibri partendo dal principio che non ci si può accontentare del dato di governabilità offerto dalle diverse formule elettorali (altro elemento sul quale aprire una riflessione);
e) dal punto di vista del centro-sinistra e ragionando in termini di equilibri elettorali emerge un preciso ruolo del PD come partito - pivotale. Il fattore del ruolo del PD si struttura nell'accentuarsi di una netta preferenza bipolare da parte dell'elettorato (centrosinistra e centrodestra ormai assommano più o meno oltre il 90% dei voti validi, ricordando sempre che questi assommano meno del 50% del totale degli aventi diritto).
Preso atto di questi dati provenienti dai risultati elettorali si possono svolgere velocemente questo tipo di considerazioni:
1) la scarsa affluenza al voto non pare minare la combattività sociale rispetto ai disagi imposti dallo stato di cose in atto e dalla presenza di un governo di destra. Anzi: le contraddizioni si acuiscono, in parte sono raccolte dal sindacato e da una quantità di soggetti che agiscono sui terreni di scontro più delicati: pace, migranti, welfare state mentre sono in atto veri e propri conflitti istituzionali come quello tra la magistratura e il governo, sul decreto sicurezza, sull'autonomia differenziata e più in generale in un quadro di difesa costituzionale. Questi elementi rappresentano già un punto di riferimento unitario per un vasto movimento di massa e anche per i soggetti politici;
2) Appare evidente che quanto messo in luce nel punto 1 debba essere raccolto e intrecciato a nuova visione progettuale del cambiamento soprattutto posto in relazione al connettere le fratture tradizionali con quelle cosiddette "nuove" post - materialiste , oggetto di una vera e propria ripresa di visioni monopolistiche in un quadro internazionale di fortissima tensione che non è il caso, in questa sede di dettagliare;
3) Sul piano interno e soprattutto europeo (che va considerato come lo spazio politico di riferimento) è evidente che il compito prioritario rimane quello della costruzione di uno schieramento adeguato a fronteggiare efficacemente il livello dello scontro;
4) Riferendoci al "caso italiano" e scontando il limite di dover star dentro a una sorta di sovrastruttura in una qualche misura politicista e fatta la tara ai necessari "adempimenti progettuali" il tema da affrontare urgentemente è quello della qualità della coalizione di centro-sinistra in quel quadro tendenzialmente bipolare cui si è già fatto cenno. L'obiettivo dovrebbe essere quello di proporre una stabilità e omogeneità di coalizione, facendone sfuggire i termini di costruzione a quei dati di episodicità e improvvisazione che si presentano in molte occasioni;
5) Allo scopo di affrontare concretamente quanto richiamato nel punto 4 l'ARS potrebbe svolgere un ruolo di notevole importanza lavorando a una precisa proposta politica di connessione tra i soggetti che dovrebbero costituire il riferimento "centrale" dello schieramento;
6) è già stato accennato al ruolo "pivotale" che dovrebbe ricoprire il PD, ruolo cui è chiamato dalle dimensioni elettorali e dallo stesso posizionamento del partito nell'arco del sistema politica italiano: ruolo che dovrebbe essere accettato dai partner al di fuori da ogni senso di concorrenza o di inferiorità:
7) L'obiettivo che l'ARS (per sue caratteristiche storiche ma anche pensando a una maggiore propensione di intervento nel quadro politico) dovrebbe cercare di portare avanti dovrebbe essere quello mallevadore di una forma rinnovata di connessione stabile che dovrebbe avere alla fonte la formazione di uno stabile organismo di coordinamento assumendo la forma di patto federativo o di unità d'azione prima di tutto tra PD e AVS ma anche con il coinvolgimento di +Europa all'interno di un quadro di autonomia, rispetto reciproco, tensione unitaria con l'obiettivo di rendere maggiormente credibile la coalizione, far crescere una nuova classe dirigente, "attaccare" decisamente la sacca di astensionismo attraverso proposte più direttamente riferite alla crudezza delle contraddizioni in atto e quindi più nettamente orientate sia nei contenuti sia nei riferimenti sociali. Il tema delle altre forze di centro e del M5S (punti assai delicati) potrebbe essere affrontato meglio nel momento in cui la coalizione si fosse già dotata di una sua ampia base stabile. Alla federazione ( o patto di unità d'azione; ma i due termini non sono equivalenti) dovrebbero aderire anche soggetti di cultura politica, liste civiche, ecc.
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